giovedì 11 giugno 2009
In memoria del "Compagno" Enrico
Enrico Berlinguer.
venerdì 24 ottobre 2008
Il crollo del capitalismo
Non dovevamo vivere tutti meglio, nel nome del progresso?
Non dovevamo essere più ricchi, una volta sconfitto il comunismo?
E la libertà, l’uguaglianza, la meritocrazia, che fine hanno fatto?
Non erano le nostre grandi opportunità di vita dopo il crollo del Muro di Berlino?
Cosa non ha funzionato?
Forse la mancanza di regole di mercato?
Il fatto che si sono create oligarchie economiche?
Imprenditori che si mettono d’accordo con atri imprenditori, politici, mafiosi, massoni, cardinali, in un incrociarsi infinito di fitti rapporti a 360 gradi, tutte, ovviamente, all’oscuro di tutto e tutti?
E la trasparenza dei mercati, delle regole?
Solo inutili fogli di carta, da smentire prontamente grazie a cavilli giuridici una volta che le cose vanno male?
I grandi finanziamenti alle “guerre giuste”, traffico di armi, di droghe varie, spese folli o necessarie?
E l’enterteiment politico-imprenditoriale, formato da serate con puttane e droghe, discoteche, gite in barche lussuose, pernottamenti in alberghi a 5 stelle, tutto a spese del contribuente o consumatore, è giusto che i nostri soldi finiscano nelle pance e stomachi di lorsignori, nei nasi di lorsignori, o nei corpi uccisi di civili, uomini, donne ,bambini?
I grandi Finanzieri che ci hanno promesso l’eterno benessere sempre presenti nel proporti l’affare, ora in fuga in cerca di una rifugio per nascondersi dall’ira della gente truffata, faceva parte del grande progetto capitalista?
I grandi affari ottenuti con l’indebitamento, era davvero così solido?
I bilanci truccati, le false fatturazioni, le migliaia di società offf-shore, consolidano il mercato?
Le milionarie buonuscite di manager fallimentari aiutano il risanamento della società fallita?
Le speculazioni, truffe, raggiri, estorsioni, ricatti, hanno aiutato la nostra economia?
È questo il vero volto del capitalismo, o è il suo lato oscuro?
Non è forse necessario corrompere e rubare per ottenere fama successo denaro e potere?
Era inevitabile che il sistema del capitalismo crollasse, o è colpa dell’uomo, della sua mancanza di etica?
martedì 14 ottobre 2008
Comunismo batte Capitalismo 700 milardi di euro a zero
La settimana scorsa eravamo tutti falliti, questa settimana siamo tutti più ricchi e tranquilli, la prossima... chissà.
Una banca, la Lehmann Brothers, è fallita e per una settimana ha scosso il mondo. Sarà l'unica a fallire, o ce ne saranno altre? e in quel caso ritorneremo tutti poveri e disperati di colpo?
Ora i grandi capitalisti e finanzieri, dai governatori ai manager industriali, devono ringraziare l'aiuto degli Stati che metteranno un fondo di miliardi di dollari e euro per non farli fallire.
I Capitalisti fanno i danni e un provvedimento comunista li salva, potremmo dire.
Ma che non si sparga troppo la voce.
Grazie Marx! non lo ha detto nessuno, lo faccio io per loro.
Prima grandi battaglie per il libero mercato contrapposto allo statalismo, poi quando tutto va puttane, si torna da Mamma Marx, Eh!?!
Questi capitalisti senza capitali, che infrangono regole da loro stessi create, debellando la concorrenza, base necessaria per un libero mercato, dovrebbero nascondere la testa sotto la sabbia per sempre dalla vergogna! Invece, spavaldi, vanno in tv a rivendicare il successo delle loro decisioni!
Per non parlare di chi ruba o ha rubato, ma questa gente è libera e attiva solo in Italia per note ragioni, all'estero bene o male c'è rispetto della giustizia uguale per tutti.
Comunque sia, la globalizzazione ha mostrato finalmente i suoi lati deboli, le avvertenze lanciate da no-global e economisti seri, tacciati sempre di antiamericanismo, sono state fatte proprie dai loro più grandi accusatori, in nome della moralità ed etica nella finanza, e certezza di rispetto delle regole finanziarie.
Io, sinceramente, aspetto con ansia l'implosione del capitalismo, unica possibilità per la nascita di una società socialista guidata dal proletariato.
W MARX!!
P.S. (Il primo sogno non si scorda mai, e a volte ritorna...)
mercoledì 6 febbraio 2008
ENRICO BERLINGUER
Riporto qui solo l'inizio, ma nel sito sopra indicato troverete tutto, se vi interessa. Io consiglio a tutti di leggere la sua vita, anche a chi è della parte opposta alla sua, troveranno alcune sorprese. E' pur sempre storia della nostra povera Italia.
ENRICO BERLINGUER
« È uno dei pochi politici che mantiene la parola. »
(Enzo Biagi)
« La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico. »
(Enrico Berlinguer)
« Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. »
(Enrico Berlinguer)
Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984) è stato un politico italiano. Fu segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte.
Berlinguer nacque in Sardegna da Mario Berlinguer (avvocato) e Maria Loriga. La famiglia, appartenente alla piccola sassarese, gli permise di crescere in un ambiente culturalmente assai evoluto (il nonno, suo omonimo, era il fondatore del giornale "La Nuova Sardegna", e fu amico di Garibaldi e di Mazzini) e di profittare di relazioni familiari e politiche che influenzarono notevolmente la sua ideologia e la carriera politica successiva. Era cugino di Francesco Cossiga - che fu presidente della Repubblica - ed entrambi erano parenti di Antonio Segni, anch'egli capo di stato.
Giovane anarchico, nel 1937 prese contatti con gli antifascisti sardi nella prospettiva, poi non verificatasi, di una ribellione su base regionale contro il fascismo.
Profondo ammiratore di Marx, Berlinguer abbandonò l'anarchismo e nel 1943 si iscrisse al Partito Comunista Italiano (PCI). Partecipò alla Resistenza partigiana tra le "Brigate Garibaldi" e fu fra i protagonisti di un moto libertario esploso nella sua città natale: ci furono dei disordini di piazza e fu arrestato, ma fu rilasciato dopo tre mesi di detenzione.
Subito dopo la sua scarcerazione il padre lo portò a Salerno, luogo in cui la famiglia reale e il governo di Badoglio avevano preso rifugio dopo l'armistizio di Cassibile fra l'Italia e gli alleati. Nella città campana il padre gli presentò Palmiro Togliatti, che era stato suo compagno di scuola e che era all'epoca la personalità più importante del PCI. Berlinguer fece una buona impressione a Togliatti, che lo rinviò subito in Sardegna per perfezionare la sua preparazione politica; dopo il suo trasferimento a Milano lo fece entrare, giovanissimo, nel comitato centrale del partito.
Togliatti lo volle poi con sé anche a Roma: nel 1949 fu nominato segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana, carica che avrebbe mantenuto sino al 1956 e l'anno seguente divenne segretario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, un'associazione internazionale di giovani marxisti.
In questa veste Berlinguer visitò insieme a Nerio Nesi l'Unione Sovietica, ma nel 1957 abolì l'obbligatorietà di tale visita (comprendente anche corsi di formazione politica), sino ad allora (anche solo ufficiosamente) passaggio necessario di tutti i dirigenti che intendessero fare carriera nel partito. Il 29 settembre 1957 sposò a Roma Letizia Laurenti da cui ebbe quattro figli: Bianca Maria (Roma, 9 dicembre 1959), Maria Stella (Roma, 16 novembre 1961), Marco (Roma, 7 gennaio 1963) e Laura (Roma, 6 maggio 1970).Tra i parenti stretti, molti hanno abbracciato la carriera politica. Il fratello Giovanni è uno dei leader del movimento politico Sinistra democratica mentre il figlio Marco è membro della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista. Il cugino di Enrico, Luigi Berlinguer, è stato ministro della Pubblica Istruzione e senatore tra le file dei Democratici di Sinistra.La figlia Bianca è giornalista e da anni conduce telegiornali e approfondimenti per il TG3 , così come Laura.
LEADER DEL PARTITO
La presa di posizione, inattesa quanto "scandalosa", fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca [2], rifiutando tassativamente la "scomunica" dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Breznev che l'invasione sovietica della Cecoslovacchia (che definì espressivamente la "tragedia di Praga") aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la democrazia socialista e la cultura.
Nel 1970 Berlinguer proclamò un altrettanto inattesa apertura verso il mondo dell'industria, rappresentativo peraltro sia di istanze politiche conservatrici che del "club dei capitalisti"[citazione necessaria]: dichiarando che il PCI guardava con favore ad un nuovo modello di sviluppo, inseriva il partito in un dibattito politico-economico fino ad allora considerato tabù per i comunisti.
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