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martedì 15 dicembre 2009

Mentre nel paese si sta creando un'aria da caccia alle streghe, che secondo i benpensanti del governo sono i soliti Travaglio, Santoro e Repubblica, oggi volevo mettere in rilievo una questione extra-politica, di cui non si è saputo molto a causa della ben nota vicenda.

Niente di importante, in verità, ma essendomene occupato in passato posto il link della notizia sul processo a Napoli su Calciopoli in primo grado : http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA/14-12-2009/sentenze-calcioscandalo--602317116237.shtml

Moggi non ha scelto il rito abbreviato, per questo non compare tra i condannati.

In questo periodo buio una buona notizia, anche se piccola, fa sempre piacere.

giovedì 2 luglio 2009

Incastro

Passeggiavo per Teheran e ho visto manifestanti morti, uccisi dalla polizia, con il benestare del governo illegittimamente vittorioso alle elezioni. Allora sono andato in un palazzo che sembrava essere importante dal suo aspetto esteriore, ma stranamente poco protetto, tant'è che vi entrai facilmente. Cercai qualcuno per denunciare i morti visti per strada, ma mi trovai davanti una segretaria tanto bella quanto stupida che non capiva cosa stessi dicendo. Mi disse che dovevo parlare con Papi, e io non capivo. Fortunatamente eccolo arrivare: un anziano, basso, dal sorriso finto aiutato nel suo cammino da altre due ragazze che lo tenevano sottobraccio(un magnaccia?). Mi fece accomodare, mi ascoltò e mi disse che ci avrebbe pensato lui.
Poco dopo prese il telefono e me lo passò: parlai con un certo Luciano M., il quale mi diede alcuni consigli per come affrontare la partita contro gli apparati statali Iraniani. Risposi che volevo solo denunciare i morti alle autorità competenti.
E lui: " E' quello che sta facendo".
Mi sembrò strano, comunque ero rassicurato dal suo intervento, sembrava sicuro di sè, quindi chiesi di convocare la stampa per la notizia, ma mi risposero che non c'erano più giornalisti a Teheran da quando è passata la tassa sulla memoria: 50.000 euro di multa a chi ricorda un fatto. Deluso, uscii dal palazzo, e m'imbattei in un gruppo di soldati armati che entrarono, arrestarono Papi, rapirono le segretarie e annunciavano un golpe. Ma poi Ahmadinejad, con l'aiuto di Luciano M., li convinse a rilasciarlo e tutto tornò come prima.

P.S. Devo aver fatto un po di confusione tra le notizie....!!

martedì 13 gennaio 2009

Andreotti e Moggi Santi subito...

Dopo la rivalutazione di Mussolini e Craxi, ecco quella di Andreotti e Moggi.

Ieri a Porta a Porta e in molti Tg nazionali si ricordava le gesta eroiche del 90enne più famoso e potente d'Italia, Giulio Andreotti, 7 volte Presidente del Consiglio, più volte Ministro ecc.
Solo un piccolo accenno al processo per mafia e solo per dire che è stato assolto, o come ha detto il Tg2, "anche se in parte con l'ausilio della prescrizione".
Peccato che quella "parte" parla di reato commesso di associazione mafiosa.
Un piccolo particolare omesso dai giornalisti.
Non ho avuto il coraggio di vedere la puntata di Porta a Porta ma vedendo tra gli ospiti l'avvocato Bongiorno(il suo avvocato) e Cossiga in collegamento ho capito che si trattava nell'ennesima beatificazione di quel mostro di Andreotti.
Che, ricordiamo, sapeva dell'intenzione di Bontate di uccidere Piersanti Mattarella(Presidente dellla Regione Sicilia) e non ha detto niente a nessuno. Poi una volta ucciso s'è lamentato con lo stesso Bontate, litigando un pò e secondo i giudici rompendo così i suoi rapporti con la mafia siciliana.
Andreotti è anche colui che ha contribuito a portare il nostro debito pubblico a più di un miliardo e 600 mila euro, con la complicità di Craxi, altro diavolo da beatificare mediaticamente, e chissà quali altre nefandezze più o meno segrete, omicidi di giornalisti, Aldo Moro, strage di Ustica, ecc. ecc.
Ma tutti a fargli la festa per la sua simpatia e per i suoi prossimi 90 anni.
Complimenti.

L'altro caso è un pò meno grave, ma ugualmente osceno. é bastato un processo di primo grado nel quale dispositivo si assolve in parte Moggi e la Gea, senza nemmeno sapere la motivazione, in quanto uscirà tra 40 giorni, che la condanna per un anno e mezzo al padre per violenza fisica a 4 calciatori, e al figlio per lo stesso capo d'imputazione ma con pena ridotta (14 mesi), per aver in pompa magna una schiera di giornalisti e opinionisti pronti a rivalutare Moggi e screditare l'operato della giustizia sportiva, tentando di cancellare i fatti di Calciopoli.
Tra l'altro nel processo Gea le famose intercettazioni di Moggi non facevano parte dell'accusa se non alcune. Quelle usate dalla giustizia sportiva che ha portato la squalifica a 5 anni a Moggi sono di Competenza della Procura di Napoli, dove si sta svolgendo un altro processo.
Quindi la mistificazione è totale, assurda, non so se per ignoranza o per cos'altro, fatto sta che già si parla di restituire gli scudetti alla Juve.
E io dico: ma che cazzo c'entra!!
Da ricordare che nella giustizia sportiva è l'accusato che deve dimostrare la sua innocenza, mentre in quella penale l'accusa deve dimostrare la tua colpevolezza.
In attesa delle motivazioni del pocesso del Primo grado, e sottolineo primo, sarebbe meglio stare zitti e vergognarsi che l'ex dirigente della Juve facesse violenza ai calciatori affinchè passasero alla Gea, società di procuratori del figlio.

martedì 24 giugno 2008

MEMORIAL CALCIOPOLI - PARTE XIII -

Oggi una premessa: più passa il tempo, più ci si dimentica che Moggi non era il solo colpevole dello scandalo del calcio, anche se chiaramente ne era il padrone.
Ma a 2 anni di distanza ci dimentichiamo dei suoi complici, Biscardi per es. che continua a parlare in tv di Calciopoli scagionando lui e i suoi amici, essendo lui stesso implicato nello scandalo.
E poi tutti coloro che indirettamente favorivano il sistema-Moggi: Abete, ora Presidente della Figc era il vice di Carraro: non sapeva niente??
Lippi, che convocava in Nazionale gli assistiti del figlio di Moggi, Alessandro, e di suo figlio, Davide, procuratori della Gea. Per esempio: Blasi convocato in nazionale, dopo essere andato alla juve, il costo del cartellino aumenta, lo stipendio pure, i procuratori Davide e Alessandro,tutt'ora attivo, guadagnano di più.
Il gioco è semplice.
C'è sempre stato un conflitto di interessi enorme.
Quindi adesso che si dice che Lippi tornerà alla guida della Nazionale, io sono fortemente contrario perchè, nonostante abbia vinto il mondiale, per me la prima cosa nello sport è l'etica, qualità che il nostro caro Marcello ha perso nel momento in cui s'è adeguato al sistema Moggiano.

..."L'Uefa è il vero cruccio di Lucianone. A Nyon lo conoscono da decenni: le vicende dell'arbitro tedesco Est Kirschen e del greco Germanakos, decisivi per la vittoria della Coppa Uefa con il Napoli e tre anni più tardi del belga Goethals e dell'inglese Hackett ai tempi del Torino, sono una parte robusta del dossier a suo carico.
La Juve insegue la Champions League, e Moggi cerca complicità per mantenere Baldas nella federazione europea, nella quale ha un ruolo marginale. Un incarico di delgato Uefa, una sorte di osservatore tenuto a presidiare le partite internazionali dalla vigilia alla conclusione. Non solo Champions, più spesso viaggi scomodi per la Coppa Uefa. Un pò di prestigio e un rimborso spese.
A Ferragosto del 2004 Moggi fa da piaciere tra Biscardi e Baldas, a quest'ultimo comunica: "Con Aldo ho risolto." Baldas vuole conservare l'incarico, ma "Pairetto mette i bastoni tra le ruote". Lucianone lo rassicura: "Ma immagina se
Pairetto può mettere i bastoni tra le ruote...Che Pairetto ti rompa i coglioni mi sembra impossibile." Lui ha nei confronti di Pairetto un potere sovrano, e risolve tutto.

La ragnatela moggiana arriva fino alla Procura torinese, dove c'è una talpa che mette in guardia Lucianone, gli raccomanda di non esagerare al telefono, di far controllare gli apparecchi, di stare attento alle cimici...
Da allora, ogni volta che va nel ristorante-ritrovo(il conosciutissimo Urbani, in via Saluzzo, a Torino), Lucianone si porta dietro uno dei mille amici, un tecnico di telefonia, ex-Sip, che bonifica la saletta riservata da eventuali microspie. La precauzione non basta, così come non basta l'acquisto di apparecchi muniti di schede non identificabili che arrivano dalla Slovenia. Le utenze a suo nome, o a lui riconducibili, salgono da sei a dieci. Troppe anche per un boss del calcio.

lunedì 9 giugno 2008

MEMORIAL CALCIOPOLI - PARTE XII -

Solo 2 anni fa scoppiava il caso Calciopoli, e durante i mondiali l'ombra dello scandalo serpeggiava tra i giocatori della nazionali, molti dei quali juventini.

Oggi, agli europei, alla prima partita dell'Italia, di quello scandalo è rimasto poco. Moggi solo è scomparso, almeno ufficialmente(il figlio Alesssandro fa ancora il procuratore...), dal mondo del calcio, e molti personaggi, del calcio e non, lo stanno riabilitando e minimizzando il più grande scandalo del mondo del calcio.

Ricomincio così da dove mi ero fermato, proseguendo la storia dei fatti scritti su "Lucky Luciano" a cura di Marco Travaglio.

...Si sa che il mercato è vitale per un grande club. E Moggi sa che Capello è molto esigente: in cima alla sua lista ci sono lo stopper interista Fabio Cannavaro e l'attaccante Zlatan Ibrahimovic, e bisogna strapparli all'Inter e all'Ajax che oppongono resistenza. Ibrahimovic, poi, piace molto anche alla Roma: per la Juve sarebbe uno smacco vedergli indossare la maglia giallorossa.
Così Lucianone va all'offensiva. Raggiunta l'intesa con i due giocatori, assistiti dai procuratori Enrico Fedele e Mino Raiola, bisogna convincere i rispettivi club. Occorre una tecnica che Lucianone conosce bene: quella della rissa, indurre cioè i due a litigare con le rispettive società. Moggi chiama Giraudo, ed è un'altra intercettazione rivelatrice: "Ho parlato con Cannavaro, e ci ho fatto parlà anche Ciro Ferrara". Il caso lo segue il suo factotum sudamericano, Paco Casal, con il quale in passato ha concluso operazioni pesanti, come gli acquisti di Zalayeta e O'Neill.
Poi Moggi si rivolge direttamente a Cannavaro e lo convince a far chiamare dal suo procuratore Branca "il brindellone alto" cioè il presidente dell'Inter Giacinto Facchetti, per comunicargli: "Guardate, io voglio andar via, perchè non sono considerato dall'allenatore.". Insomma, Cannavaro"farà casino, dopodichè Paco interviene" con L'Inter.
Anche Ibrahimovic, ad Amsterdam, ha ricevuto precise istruzioni sulle più moderne azioni di guerriglia, e non solo psicologica: rifiutarsi di giocare, non presentarsi agli allenamenti, fare l'offeso con il compagno Rafael Van der Vaart, con il quale ha già avuto scambi di colpi proibiti e discussioni accese.
In Olanda segue la pratica Raiola, l'ex pizzaiolo diventato miliardario, con tanto di residenza a Montecarlo, dove esibisce un tenore di vita da sceicco. " Andiamo avanti, non lo far andare ad allenarsi" gli raccomanda Lucianone. " Se questo non è alla Juve entro una settimana, so' cazzi tuoi", gli intima.
Poi chiama Capello: all'Ajax " hanno litigato con il ragazzo, lui gli ha detto che se mettono in squadra Van der Vaart lui non scende in campo".
Insomma, ha avuto istruzioni di "fare casino" e le sta rispettando alla lettera." Il ragazzo (Ibrahimovic) c'ha le palle, mi piace". E' venuto fuori un litigio bestiale", confida Lucianone a un giornalista suo amico, quasi sicuramente Tosatti, "alimentato un po' da noi, insomma...".
Alla fine, come da copione, Ibrahimovic approda alla Juve.
Pairetto chiama Moggi dall'Uefa per complimentarsi dell'affare: Eccezionale!Bestiale!Complimenti!Madonna!"

lunedì 28 aprile 2008

MEMORIAL 'CALCIOPOLI' - PARTE XI -

I rapporti fra i vertici bianconeri e quelli arbitrali sono strettissimi, affettuosissimi, proficuissimi. Ci sono anche visite a domicilio nell’abitazione di Lucianone da parte di Pairetto e anche del presidente dell’Aia Tullio Lanese ( “Tu”, dice Moggi al vicepresidente federale Mazzini il 22 settembre, “tienitelo per te, ma domani Lanese viene da me”). Pairetto va a trovare Moggi all’ora di pranzo, e due ore dopo Lucianone chiama il centralino di casa Agnelli ordina una “Maserati in tempi rapidi per un amico importante: quatttro porte”. L’amico importante è Pairetto, che l’ha promessa a un tizio deciso a comprarla in fretta, infatti gli telefona tutto tronfio: “La Maserati è a disposizione, quando rientro chiamo direttamente la Real Casa”. Sarà pronta in dieci giorni al massimo, mentre – dice orgoglioso Pairetto al figlio – per i clienti normali “ci vuole un anno per avere il Maserati: io gli ho telefonato e il giorno dopo mi ha detto che è già pronto!”
Nonostante tutto quello che ha da fare, Lucianone riesce anche a istruire i moviolisti televisi. Tra una telefonata e l’altra, un affare e l’altro un occhio alla famiglia e uno agli amici, ecco che da una tv privata un anonimo opinionista lo chiama per sapere come trattare l’arbitro Trefoloni: “Ha regalato un rigore alla Lazio”. E Lucianone, che è nato nella provincia di Siena, mentre Trefoloni è del capoluogo, non ha incertezze:”Bisogna trattarlo bene”. Poi c’è il moviolista del “Processso” di Biscardi, che dal 2004 ha inaugurato in trasmissione la “patente a punti” per gli arbitri. Il moviolista è Fabio Baldas, ex arbitro e soprattutto ex designatore: sotto la la sua sciagurata gestione nel 1997-98 la Juve ha vinto uno degli scudetti più chiacchierati, culminato nelo scandalo del rigore negato a Ronaldo in Juve-Inter (1-0) del 26 aprile 1998, arbitro il livornese Ceccarini (Baldas fu sostituito a fine campionato da Bergamo).
Con Baldas, Lucianone è senza freni: "Allora, te devi salvare Bertini, Dattilo, e Trefoloni… Sul Milan puoi battere quanto ti pare”. Baldas non può dirgli di no: da Biscardi, dopo l’infelice conclusione della sua carriera di dirigente arbitrale, ce l’ha piazzato Lucianone. Baldas prova a obiettare: “Gli arbitri hanno fatto degli errori, con la patente a punti qualcosina dobbiamo tirara via a Trefoloni e Dattilo, magari un punto. Dimmi tu cosa devo fare e io nei limiti del possibile faccio”. Ma Moggi è inflessibile: “A Dattilo, Trefoloni e Bertini va dato un punto in più: anziché venti, ventuno! Poi, ci sentiamo dopo la trasmissione”.
Poi Baldas si fa Fracchia e gli rammenta un fax che gli ha spedito da qualche tempo: “Pensi di riuscire a far qualcosa per me, per farmi fare qualche partita di serie A? Ti prego, ricordati di me nelle tue preghiere”. E Lucianone, benedicente: “Ma io mi ricordo sempre di tutti, non c’è bisogno di pregare”.

lunedì 21 aprile 2008

MEMORIAL 'CALCIOPOLI' - PARTE X -

Gli arbitri sono l’ossessione di Moggi e Giraudo. Il 17 settembre, dopo i primi errori del campionati 2004-2005, Carraro strapazza Bergamo: le prime polemiche arbitrali lo infastidiscono. Moggi se la ride con Giraudo: “Ha fatto una cazziata all’Atalanta(cioè Bergamo), che è colpevolissimo!” Poi chiama Bergamo e lo rincuora: “Martedì vieni a casa da Giraudo? Ti devo dire quel che mi ha detto Carraro, ce l’ha con te di brutto”. Bergamo è ancora “incazzato nero” con il presidente per “come mi ha trattato, mi ha levato il rispetto”, e cova propositi di vendetta: “Gliela faccio pagare…non so quanto resisto ancora, gli fo fare una figura sui giornali che si deve vergognà per tutta la vita”. Lucianone tenta di placarlo: “Stà calmo, ci ho parlato io, ormai è superato, dai su…L’aggiusto io, non ti preoccupà, ho già messo tutto a posto io…Vediamocì martedì alle 7,30 a casa di Antonio”. La cena si svolge martedi 21 settembre 2004, alla vigilia di Sampdoria-Juve. Pare che partecipi anche Pairetto, che alle 22.36 telefona al figlio(in lontananza si sente la voce di Moggi) per farsi leggere “il calendario di sabato-domenica”, quarta di campionato.
Evidentemente i due designatori ne stanno parlando con i massimi dirigenti della Juve.
Sampdoria-Juventus. Il lunedì prima del match, previsto di mercoledì, vengono sorteggiati gli arbitri. Lucianone chiama Pairetto: “ Ma che, fate oggi i sorteggi?”. Pairetto: “Sì, adesso ….Comunque, abbiamo impostato bene, stiamo definendo, è tutto ok…Tutto avanti…A dopo”.
Un’ora dopo, una donna dalla Federazione chiama Moggi , forse è la Fazi: “Sono usciti gli arbitri per mercoledì”; e lui: Si si, ma li conosco già: abbiamo Dondarini” la donna è stupita: “Ah, li conosce già? Sì, Dondarini, esatto…” L’indomani un emozionatissimo Dondarini chiama Pairetto per ringraziarlo: “ Mi raccomando, Donda… Che non ci salti tutto,eh? Fai una bella partita, che lo sai che lì sono sempre…” Dondarini: “ Particolari”. Pairetto: Infatti, quindi con cinquanta occhi ben aperti…per vedere anche quello che non c’è, a volte…So che arbitrerai benissimo”. Dondarini: “Guarda, veramente, non ho parole, ti ringrazio, sono senza parole…grazie mille”. Pairetto: “Davvero, sai che sono lì con te”. La Juve vince 3-0, il primo gol è su rigore generosamente concesso; all’ultimo minuto il guardalinee segnala un rigore anche per la Samp: fallo in area su Pagano: Il Donda indica il dischetto, ma poi, quando Flachi sta per calciare, cambia idea e trasforma il penalty in corner. Finisce in rissa. L’indomani Dondarini telefona a Pairetto: “Bella battaglia, hai visto? Questi della Samp erano fuori di testa, se non c’erano i giocatori della Juve che mi aiutavano, non so come finiva la partita…Ho dovuto dare un rigore (alla Juve), che era di un netto, Gigi…Emerson mi guarda subito come a dire “Oh, ma questo è rigore” e io tranquillamente fischio e indico il rigore, solo che sai lì nessuno ha capito niente…Il pubblico…Poi per fortuna mi dicono che c’è l’inquadratura dietro la porta che fa vedere che è nettissimo… Non puoi dare un rigore perché è una grossa squadra?” Quanto al rigore dato e poi tolto alla Samp, è tutta colpa del guardalinee: “ Mi ha detto: “Donda, scusami, ho fatto una gran cazzata, non dare il rigore, è solo angolo”. Allora, sul 3-0, gli ho detto: “Ma ormai diamo il rigore”. Ma lui fa: “ No, assolutamente non darlo, perché facciamo una figura di merda”. Alla fine l’episodio non è stato bello, ma è meglio non averlo dato…Credo di averla portata via limitando i danni…”.

Il cuore di Lucianone è grande, gli permette di preoccuparsi di tutti. Perfino di Cesare Previti, l’ex ministro della Difesa condannato per corruzione di magistrati.
In una telefonata Giraudo riferisce a Moggi una confidenza del vice-presidente del Milan, Adriano Galliani, su presunte pressioni di Previti, tifosissimo della Lazio, per aiutare il presidente laziale Claudio Lotito, che ha preso il club indebitatissimo con il Fisco: “Adriano dice che lui ha litigato con Previti, perché l’ha chiamato Previti per dare una mano a Lotito…Previti gli ha detto: Guarda che lo vuole Berlusconi”. Adriano gli ha detto: Allora fammelo dire da Berlusconi , perché se Berlusconi vuole che io dia dei soldi a Lotito, siccome mi sente sempre, non ho ho problemi, ma siccome non me l’ha mai detto…”. Lucianone si offre di intervenire.

lunedì 14 aprile 2008

MEMORIAL 'CALCIOPOLI' -PARTE IX-

Il mattatore assoluto, unico, inimitabile, è Moggi senior.
C'è una segretaria della Can(Commissione arbitri nazionali), Maria Grazia Fazi, la donna che organizzava il sorteggio, legato a Bergamo ma invisa a Pairetto. Perchè? "Dopo quel che ha detto in giro di me, non la voglio più, è una serpe in seno" si lamenta Pairetto con Bergamo, il quale chiede soccorso a Moggi. e Lucianone non si fa pregare: bisogna spostare la signora ma accontentarla, visto che custodisce molti segreti.
Moggi telefona a Carraro, la prende alla lontana, accenna al Napoli ormai nelle mani del produttore cinematografico Aurelio de Laurentiis(Carraro: "è un matto totale"; Moggi: "Lì sono tutti matti, ma ora poi ci faccio una chiacchiera io"); poi Lucianone butta lì che il nuovo ct della Nazionale Lippi va "tenuto a bada, riordinato...". Come, gli chiede Carraro, "Creandogli un ufficio con una segretaria, una che conosce gli arbitri internazionali..." Ecco, lui ha già la soluzione pronta, ne avrebbe una: "Quella bionda rampante, che conosce tutto l'ambiente..."
Moggi ne parla subito dopo con uno dei vice presidenti, Innocenzo Mazzini, suo fedelissimo. Medico fiorentino dal linguaggio colorito, Mazzini mangia la foglia: " C'hai un culo da impiantare,eh, sudicione?!" No, Moggi ha paura: "Bisogna toglierla da dov'è". Mazzini: "La bionda va dicendo in giro che han messo di mezzo gli avvocati, e se non le danno ogni cosa fa scoppiare un gran casino, un bel bubbone". Lucianone, prudente: "Io non so quel che ha fatto lei lì, ma non parliamone per telefono". Mazzini: "Mi avevi detto che non hai nessun controllo...". Moggi ha un presentimento:"Eh, che ne so io di quel che combinano...". L'importante è tenere Carraro all'oscuro dei retroscena: "Lui", si raccomanda Moggi, "non deve sapere, del meccanismo non sa niente".
Lippi però fa resistenza. E Bergamo difende la signora. Mazzini teme ricatti: "Vuole una bella carriera, sennò canta ai giornali. Moggi batte i pugni: se i due designatori continuano a litigare, "vado da Carraro e facio alzà di peso tutti e due...Se me fanno incazzà, il duo inidivisibile va a casa prima del tempo!". Anzi, "faccio mandare via Bergamo". Mazzini, terrorizzato: "Stai attento ai giornali, sanno tutto, lei si è premunita e se apre bocca..." .
Alla fine la donna sarà avviata verso la Federvolley. Parentesi: almeno tre giornalisti sportivi erano al corrente di questa squallida vicenda, ma nessuno ha scritto niente.

martedì 8 aprile 2008

MEMORIAL 'CALCIOPOLI' - "SODALIZIO CRIMINALE" Parte II

Per cause di forze maggiori ieri non ho potuto aggiornare la rubrica ‘Memorial Calciopoli’. Rimedio subito scrivendolo oggi. Poi ritornerà ogni lunedi, come consuetudine.
Riprendo dal rapporto dei carabinieri lasciato a metà nell’ultimo post.

…Proprio su tale ultima considerazione si incentrano le indagini effettuate nella direzione del controllo mediatico da parte dell’organizzazione facente capo a Moggi, dove accanto agli organici Baldas e Biscardi, si inseriscono numerosi e prezzolati appartenenti alla carta stampata e tv sportiva in grado di svolgere – a ragion veduta – una fondamentale funzione di contraltare mediatico ogni qual volta l’opinione pubblica viene scossa da eventi macroscopicamente a favore del sodalizio.
Le indagini condotte e le rilevanti acquisizioni probatorie consentono in definitiva di disvelare in modo inequivocabile gli elementi caratterizzanti la solida struttura associativa – ormai da anni operante incontrastata proprio grazie all’organicità con i massimi livelli istituzionali del calcio italiano- organizzata e promossa da Luciano Moggi (dal 1994 nell’incarico di direttore generale della società di calcio della Juventus) con l’incontrastata affermazione dei propri interessi di potere e di denaro e in grado si superare ogni tipo di resistenza e eludere ogni indagine investigativa – sia essa amministrativa che penale – grazie all’allarmante complicità dimostrata da numerosi appartenenti alle forze di polizia che addirittura si prodigano al fine di preservare il sodalizio da ogni iniziativa attivata.
Questo aspetto sopra richiamato costituisce uno dei fondamentali tentacoli della ‘piovra moggiana’, costantemente alimentato da una rete di cointeresse e connivenze che raggiungono i vertivi della sicurezza nazionale. In definitiva, il presente elaborato, pur nella complessità delle vicende narrate, è stato strutturato con il fine di rendere il più possibile intellegibili i caratteri peculiari e gli ambiti attraverso i quali il sodalizio in questione opera e prolifera in tutta la sua allarmante capacità criminale, realizzando quel sistema di condizionamento che da anni soffoca il calcio italiano ai massimi livelli, privandolo delle necessarie esigenze di trasparenza amministrativa e sportiva.
La gravità dei comportamenti illeciti va, poi, proiettata nella dimensione del fenomeno calcistica con tutte le sue implicazioni nella vita economica e istituzionale del Paese e soprattutto con i riflessi sulle rilevantissime risorse finanziarie- anche di provenienza pubblica(Figc-Coni)- che ruotano attorno alla massima serie del campionato di calcio”.

Nel rapporto dei carabinieri sono citate decine e decine di intercettazioni telefoniche con protagonista Luciano Moggi e tutta la “piovra moggiana”: dal suo sodale Giraudo, agli arbitri compiacenti, ai giornalisti suoi amiconi. Telefonate che permettono di vedere il mondo del calcio italiano quale realmente è stato per anni: un colossale imbroglio.
Nelle intercettazioni telefoniche c’è di tutto. C’è il conflitto di interessi di Alessandro Moggi, che con la sua Gea smista giocatori amorevolmente aiutato e consigliato da Lucianone nella sua tripla veste di genitore, direttore generale della Juventus e padrone del mercato. C’è il sodalizio moggiano con i designatori arbitrali: da un lato Pierluigi Pairetto, che Lucianone al telefono chiama ‘Pinochet’: dall’altro Paolo Bergamo, detto ‘Atalanta’. Ci sono le istituzioni, la Figc e l’Uefa, piegate a interessi di parte: per sistemare gli amici e soprattutto per godere di arbitri disponibili, in campionato(sorteggio parziale con le ‘griglie’ e le 'palline truccate’) e in Champions League(designazione diretta). C’è perfino il folklore, se lo si vuole chiamare così: Lucianone chiama il giornalista Aldo Biscardi(“amore”, “angelo”) il quale gli rinfaccia una scommessa vinta e mai pagata; allora Lucianone gli rinfresca la memoria: “Ti ho dato già un orologio da quaranta milioni…”
Il sistema Moggi è illustrato da migliaia di intecettazioni. Il figlio Alessandro discute col padre del destino di giocatori come Cristiano Zaneti, Galante, Chiellini, Zalayeta, Salas, Jankulovski, ma anche dei procuratori Terraneo e Perinetti. Moggi junior offre a Moggi senior il laziale Liverani, ma per Lucianone “è troppo lento”, mentre “per Baiocco si potrebbe vedere”. Padre e figlio il 28 agosto parlano della trattativa per Miccoli con la Lazio. Lucianone: “Io a Lotito(presidente della Lazio) gli ho chiesto 10 milioni e lui mi ha detto 5, no? Tu gli devi dire: guarda che io posso convincere mio padre a farlo a 7,5… Fagli un po’ di storie all’inizio”. Alessandro Moggi, che gestisce Miccoli, prende nota, ma il giocatore fa le bizze. Allora Lucianone chiama un suo amico perché dica a Miccoli “di fare meno lo stupido, altrimenti non lo faccio chiamare in Nazionale, così gli metto giudizio, perché in Nazionale ce l’ho mandato io!”

Continua…

lunedì 31 marzo 2008

MEMORIAL 'CALCIOPOLI' - "SODALIZIO CRIMINALE"

Indagando sulle attività criminali della camorra, i cui tentacoli arrivano fino al calcio con il racket del totonero, la magistratura napoletana nell’estate del 2004 affida al Nucleo operativo dei carabinieri di Roma una serie di investigazioni, comprensive di intercettazioni telefoniche.
L’investigazione si conclude nell’aprile 2005, con un esplosivo rapporto che i carabinieri mandano ai magistrati napoletani Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice. Il documento si apre con queste parole:

“Il presente elaborato costituisce il compendio delle risultanze investigative, raccolte fino all’inizio del corrente anno, caratterizzanti il sodalizio criminale facente capo a Luciano Moggi e dedito alla perpetrazione di una molteplicità di reati tutti finalizzati al raggiungimento di una posizione di assoluto dominio e controllo dell’intero sistema dello sport calcistico, inteso sia in termini di struttura istituzionale della Figc che di struttura gestionale, finanziaria e soprattutto sportiva.
L’organizzazione, avvalendosi di una strategia essenzialmente poggiata sui ricatti, violenze psicologiche e soprattutto connivenze di ogni genere, è in grado di contraddistinguersi per le peculiari e inquietanti capacità di pressione diretta e costante al fine di incidere sul regolare e democratico processo elettivo delle massime cariche istituzionali(Figc e Lnp) nonché condizionare il regolare svolgimento del campionato di calcio professionistico, con il dichiarato intento di mantenere il livello di potere e di capacità finanziaria il più a lungo possibile nelle proprie mani.
La conseguente posizione dominante-raggiunta in modo oggettivo attraverso un allarmante conflitto di interessi- è esercitata sia nei confronti dei protagonisti dello spettacolo calcistico-i calciatori- attraverso un ramificato controllo che ne condiziona la vita professionale(trasferimenti, carriere, ingaggi, e altro), sia nei confronti delle società di calcio professionistico attraverso il controllo dei gangli vitali delle strutture(sono numerose, come si analizzerà compiutamente, le società che di fatto sono riconducibili a livello manageriale all’organizzazione criminale del Moggi).
Naturlalmente una simile capacità di gestione non può prescindere dal completo controllo del ‘palazzo’ inteso come Federazione calcistica: in tale ambito le indagini consentono di svelare una straordinaria rete di connivenze ai più alti livelli che-da sole- basterebbero a giustificare il gradio di potere raggiunto nel tempo stesso dallo stesso Moggi e dai suoi sodali.
Da ultimo, ma non certo per importanza, l’organizzazione evidenzia una straordinaria capacità di controllo del potere arbitrale, attraverso l’organica connivenza dei vertici del settore ed è in grado di condizionare il libero esercizio. (…)
Il dato devastante che viene prodotto è davanti agli occhi della stessa opinione pubblica che assiste con particolare interesse agli eventi, inconsapevole spettatrice di determinazioni operate non dalla casualità del ‘pallone rotondo’ bensì dalla sagace e tracottante premeditazione dei ‘signori’ del calcio italiano.

Continua…

lunedì 24 marzo 2008

RIGETTATO IL RICORSO DI MOGGI - IL TAR CONFERMA: LA "CUPOLA "C'ERA

Sospendo momentaneamente la storia di Calciopoli per un fatto di cronaca recente.

Tratto dalla Gazzetta dello Sport di giovedi 20 marzo. Articolo di Maurizio Galdi.

Trentatrè pagine di ordinanza, così la terza sezione del Tar del Lazio(presidente Italo Riggio) ha rigettato il rocorso di Luciano Moggi contro la squalifica sportiva per “Moggiopoli”.

LA CUPOLA C’E’: Dell’articolato provvedimento, comunque sono 19 righe a pagina 30 che fanno la differenza. Righe che parlano della “creazione di una struttura sapientemente articolata e fondata su interessati rapporti con i centri decisionali della Federazione e della classe arbitrale, la cui funzione non è certamente quella di assicurare ad una determinata società, all’interno del ‘sistema calcio’, un’immagine di strapotere sul piano organizzativo e funzionale, ma di ingenerare a suo favore una situazione di sudditanza psicologica” da parte degli arbitri e delle altre società.
Così scrivono i giudici amministrativi giustificando la sanzione inflitta a livello sportivo dalla Corte Federale.

CORRETTO OPERATO: Di fatto la sentenza ritiene corretto l’operato di tutti gli organi che si sono succeduti a giudicari(Caf,Corte Federale,Camera di conciliazione e arbitrato del Coni) ed è stato inoltre dichiarato “il difetto di legittimazione passiva” al Coni che, pertanto non doveva neanche essere chiamato in giudizio da Luciano Moggi.

DIFESE: L’impianto difensivo della Federcalcio( sostenuto dall’avvocato Medugno) e quello del Coni(avvocato Angeletti) ha retto anche se il Tar ha deciso di dover entrare nel merito e non ha dichiarato un difetto di giurisdizione. “Di questo siamo soddisfatti-dice Paolo Trofino, uno dei legali di Moggi, -. La Figc riteneva che il Tar non potesse avere giurisdizione e invece noi sostenevamo il contrario. Quello che non ci soddisfa in pieno è ancora una volta l’interpretazione dell’articolo 36 delle Noif e per questo abbiamo già deciso che presenteremo appello al Consiglio di Stato”.

LA NORMA: “Non possono essere nuovamente tesserati coloro che aabiano rinunziato ad un precedente tesseramento in pendenza di procedimento disciplinare a loro carico”, recita il comma 7 dell’articolo 36 delle Noif(Norme organizzative interne della Figc) e Moggi sosteneva che essendosi dimesso e non potendosi più tesserare non doveva subire il giudizio sportivo. “ Su questo-conclude Trofino- vorremmo avere una risposta chiara viste le diverse interpretazioni fatte dai vari organi federali e ora anche dal Tar”.

lunedì 17 marzo 2008

Memorial "Calciopoli" Parte 'V'

Nell’aprile 2007 il processo doping finisce in Cassazione, dove l’assoluzione d’appello viene ribaltata e fatta a pezzi. È un verdetto che, insieme allo scandalo Calciopoli, mette una pietra tombale sulla stagione trionfale della triade Moggi-Giraudo-Bettega. Una stagione, secondo la Suprema Corte, pesantemente viziata da un “disegno criminoso” iniziato nel luglio ’94 e durato fino al settembre ’98 (quando partì l’inchiesta): le prestazioni dei calciatori erano alterate sia con sostanze proibite, sia somministrando farmaci leciti su atleti sani. Le 49 pagine di motivazioni depositate dalla II sezione penale accolgono le richieste del Pg Monetti e annullano l’assoluzione d’appello, dichiarando i reati commessi, ma prescritti dal 1° aprile 2007. Ampiamente confermate le tesi dei pm Guariniello, Colace e Panelli. Scavalcata addirittura la sentenza del Tribunale che condannò il solo medico Riccardo Agricola e assolse con formula dubitativa l’ad Antonio Giraudo: colpevole anche lui.

Anzitutto i giudici sostengono l’applicabiltà al doping della legge 401/1989 sulla frode sportiva: il legislatore “ha previsto un’autonoma ipotesi di reato per l’autodoping, e quindi più in generale per per la somministrazione di sostanze stupefacenti da parte di terzi”.
Non solo per proteggere la salute dei giocatori, ma anche per tutelare “la regolarità e la correttezza delle competizioni, poste in pericolo dalla sleale alterazione chimica delle prestazioni”.
La Corte d’appello, negando ilreato di doping, aveva torto: se avesse sposato l’interpretazione corretta, i due imputati sarebbero stati condannati ben prima della prescrizione: “Questo collegio ha ritenuto la condotta degli imputati integri il delitto di cui all’articolo 1 della legge 401/89, apparendo condivisibli quanto al resto le affermazioni della Corte territoriale con riferimemto all’equiparazione della posizione degli imputati”.

Cioè al ruolo paritario di Giraudo e Agricola. La loro assoluzione dunque “va annullata” per la somministrazione di farmaci leciti, ma anche di quelli illeciti contenuti nelle liste “proibite dal Coni: “Con riferimento alle sostanze vietate diverse dall’Eritropoietina è condivisibile il rilievo del Pg, che ha censurato l’affermazione della Corte territoriale” secondo cui “le sostanze diverse dall’Epo sarebbero state praticamente ignorate nella vicenda processuale”. Al contario, la perizia del farmacologo Eugenio Muller “si era occupata specificamente dei corticosteroidi, categoria cui appartengono le sostanze vietate” trovate nello spogliatoio bianconero, e cioè: “Depomedrol fiale, Deflan compresse, Flantadin compresse, Flebocortid fiale, Solumedrol fiale, Bentelan fiale, e compresse” e così via.Anche su questo punto, l’assoluzione d’appello soffre di “motivazione carente e generica”. Perciò si dispone “ l’annullamento della sentenza impugnatta in ordine alle sostanze non vietate e vietate diverse dall’Epo”: “senza rinvio perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione”.
Se il processo fosse durato un po’ meno, sarebbe stato ordinato un nuovo appello. Cassata l’assoluzione anche per il reato di “somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute”, anch’essa per “motivazione carente”.

Infine il capitolo Epo, aperto dal perito del Tribunale giuseppe D’Onofrio: la sua perizia fu ritenuta dalla Corte d’Appello insufficiente per dimostrare anche di quella sostanza vietata.
Qui, e solo qui, la cassazione conferma l’assoluzione di Giraudo e Agricola.
Ma anche in questo caso la Tv e gran parte della carta stampata sorvolano sulla differenza abissale tra prescrizione e assoluzione, e raccontano la favoletta della “Juve assolta anche in Cassazione”.
Moggi e Giraudo, però, sono ormai lontani.
Nella “nuova” Juve del presidente Cobolli Gigli e il ds Blanc l’unico superstite è il dottor Agricola.
Che nemmeno la nuova gestione ha avuto il coraggio di licenziare.

lunedì 10 marzo 2008

MEMORIAL "CALCIOPOLI" PARTE IV

La Juventus e il Doping.

La Juve viene condaNnata in primo grado nel processo per doping: 1 anno e 10 mesi per frode sportiva al medico Agricola, assoluzione per insufficienza di prove per l’amministratore delegato Giraudo. Processo silenziato dai media, nessuno ne parla, abbiamo visto come Moggi abbia il controllo dell’informazione sportiva.
Nel dicembre 2005 la Juve strappa l’assoluzione in appello.
Motivazioni: secondo i giudici d’appello, l’abuso di farmaci con finalità dopante è accertato, ma la legge 401 del 1989 sulla frode sportiva è “non troppo accurata”e “poco chiara”: non si applica esplicitamente ai casi di doping, ma solo ai fatti corruttivi, per es. calcio-scommesse e compravendita delle partite. Solo dal 2000 , con la legge antidoping, questi comportamenti sono puniti anche penalmente.
Dunque grazie a questo vuoto legislativo, i reati accertati non sono punibili.
Quanto all’uso dell’eritropoietina su diversi giocatori, ritenuta provata dal giudice di primo grado Casalbore, basandosi sulla perizia del’ematologo D’Onofrio, la Corte d’Appello non la ritiene dimostrato: la perizia, secondo i giudici d’appello, è stata “enfatizzata in senso accusatorio” dal giudice Casalbore.
Quanto infine all’accusa di somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute dei calciatori, essa “non costituisce reato” perché gli atleti “non erano ignari burattini” ingannati dalla Juve, “ gli atleti erano informati, magari in modo non perfetto, e accettavano consapevolmente di prendere parte a una parte censurabile ma comune”.

Dal punto di vista della slealtà sportiva, anche le 130 pagine delle motivazioni della sentenza assolutoria suonano come campane a morto per la società bianconera:
“Non vi è dubbio che la condotta contestata con riferimento alle specialità medicinali non espressamente vietate venne posta in essere nei confronti dei giocatori della Juventus: è ampiamente provato agli atti del processo che nel 1994-1998 la somministrazione dei farmaci in questione avvenne realmente e fu realizzata spesso con con modalità off label, ossia al di fuori del contesto autorizzativo del Ministero della Salute, cioè in forme non consentite.”
Il tutto non per iniziativa del solo Agricola, ma anche dell’amministratore delegato Giraudo(assolto in primo grado per insufficienza di prove e in appello solo perché, invece, la legge ancora non puniva questi fatti):
“ Non vi è dubbio che contro il Dr. Giraudo militano molteplici dati di valutazione, pur indiretti.
È pacifico che non si è interessato esclusivamente della gestione finanziaria della compagine, ma ha costantemente seguito le sorti della Juventus anche sotto il profilo agonistico. Alla Juve la somministrazione off label dei medicinali rappresentò un fenonmeno non sporadico, ma una pratica purtroppo molto diffusa nel calcio italiano”.
Agricola insomma agì “in una gestione societaria” basata su “una strategia allargata, che coinvolse non solo il medico sociale, ma anche l’amministratore delegato”.

La parte più debole della sentenza riguarda l’Epo: secondo i giudici d’appello la perizia di D’Onofrio dimostra “al più un sospetto” di uso di questa terribile sostanza, non la certezza necessaria per condannare. Poi, aggiungono, “dal 1994 al 1998 e successivamente non venne riscontrato alcun caso di positività a sostanze dopanti in nessun giocatore in forza alla Juventus”.
Qui i giudici dimenticano che, prima del ’98, il laboratorio dell'Acquacetosa era un colabrodo, non cercava né gli anabolizzanti né tantomeno l’Epo, tant’è che fu chiuso dal Coni e sostituito per due anni da centri stranieri; e dopo il ’98 almeno una positività ci fu: quella di Edgar Davids.

Questa sentenza assolutoria(provvisoria, in vista della Cassazione), passa sui media come se gli imputati avessero vinto la Coppa dei Campioni, come se fossero degli eroi senza macchia e senza paura. Quasi nessuno legge o cita i passaggi più aspri della motivazione. Uno dei pochi a sottolinearlo è Zeman: l’allenatore boemo, che con la famosa intervista aveva denunciato il doping nel calcio, critica ancora la Juve in una serie di interviste.
Allora Moggi, in una delle telefonate intercettate, dice a Giraudo: “A Zeman bisogna fargli qualcosa, non so, un sistema, bisogna dargli una legnata…Bisogna prendere le emorragie, dandogli un danno a questo qua, inventandoci qulacosa, portandogli via un giocartore, trovargli qualche…”
E, al telefono con Biscardi, rincara la dose:
Biscardi:” Zeman lo faccio stangà da Riva(Gigi Riva, dirignete della Nazionale,NdA)…”
Moggi: “…Ma vogliamola una bella cosa? Andiamogli addosso di brutto!”

Fine prima parte, a lunedì prossimo per la sentenza della Cassazione…

lunedì 3 marzo 2008

MEMORIAL "CALCIOPOLI" PARTE III

Oggi sul Corriere della Sera c’è un’intervista a Moggi.
È stato ad un congresso dell’Udc, ha abbracciato Casini, e al giornalista che lo ha intervistato confessa che se gli proponessero una candidatura lui accetterebbe!
Dice inoltre che il 75% degli juventini lo voterebbero, ovvero 9 milioni di juventini!
Dice che gli juvventini lo amano perché ha fatto vincere la juve, non gli rimprovano il fatto che abbia portato la Juventus in serie B!
Dice che non lo candidano perché hanno paura di lui, porterebbe troppi voti a suo favore!

Penso che ogni commento sia superfluo, non merita nemmeno di essere insultato.
È anche per questo che sento, oggi a maggior ragione, di continuare la rubrica su Calciopoli.

Moggi e i Mass media:
Ad alcuni cronisti è vietato partecipare ai talk show televisivi, non solo al “Processo di Biscardi”(dove Moggi e Biscardi concordavano tutto, moviole e ospiti,) ma anche nelle trasmissioni sportive più seguite della Rai e Mediaset. Idem per gli opinionisti non allineati, primo fra tutti l’ex juventino Boniek, cacciato dalla Domenica Sporiva dopo il 2004-05, e sostiituito dal più docile Sandro Mazzola( vanno benissimo i vari Vincenzo D’amico, Claudio Sala, Mauro Sandreani, opinionisti con poche opinioni). Lucianone non tollera i giornaliusti liberi e interviste vere, così il suo controllo si estende ai giornali: il torinese “Tuttosport” dedica a Moggi sette articoli al giorno per celebranrne la bravura e la bellezza; la milanese “Gazzetta dello Sport” non è da meno nell’esaltare il potere e le gesta dell’ex ferroviere.

Moggi e Preziosi:
Il dirigente del Venezia Pino Pagliara, per combinazione amico di Moggi, viene fermato dalla polizia all’uscita della fabbrica di giocattoli di Enrico Preziosi, presidente del Genoa.
A bordo dell’auto di Pagliara viene trovata una busta con 250mila euro in contanti: per la magistratura sportiva è la prova dell’illecito. Il Genoa batte i veneti 3-2, la parte rossoblù della città si esalta, ma la festa finisce presto. Il Genoa, umiliato e condannato, precipita direttamente in C1, con 3 punti di penalizzazione.
I rapporti tra Preziosi e Moggi finiscono per interessare la magistratura: Lucianone viene indagato per concorso alla bancarotta fraudolenta del Como, la società gestita in precedenza da Preziosi.
Il quale, prima del crac, aveva svuotato il club lariano portandosi via tutti i giocatori di valore, e poi lo aveva ceduto a un imprenditore milanese. Nella compravendita di un paio di calciatori c’erano state operazioni disinvolte. Moggi scarica la responsabilità su Preziosi, e alla fine i magistrati, in mancanza di più concreti elementi, decidono per l’archiviazione.

Il Genoa in C1, il fallimento del Perugia di Gaucci e del Torino di Cimminelli(personaggi legati a intermittenza al carrozzone di Moggi) la retrocessione del Bologna danneggiato dagli arbitri, sembra segnare la Caporetto definitiva del movimento del calcio. Dove Moggi è il padrone assoluto: è presente sui giornali, tv, anche la Rai ormai tutti moggizzati. Questo controllo mediatico è molto utile,come dimostra il processo per doping alla Juve.( Tratto da Lucky Luciano, a cura di Marco Travaglio).

Per oggi mi fermo qua, il processo alla juve per doping merita capitoli a parte. Comincerò lunedì prossimo.

lunedì 25 febbraio 2008

MEMORIAL CALCIOPOLI -PARTE II-

Nelle telefonate intercettate dalla polizia giudiziaria tra il 2004 e 2005 a Moggi, Giraudo e Pairetto, disegnano il ritratyo di una lobby di potere che domina il calcio italiano e ruota intorno al duo Moggi-Giraudo.Attorno a loro ruotano dirigenti federali e arbitrali, arbitri, procuratori legati alla Gea World(quella del figlio di Moggi, Alessandro), giornalisti tv e carta stampata, e perfino politici.
Tra i quali Clemente Mastella(già vice-presidente del Napoli quando Moggi era il direttore sportivo), e tre ministri del governo Berlusconi: Siniscalco(Economia), Pisanu(Interno), Matteoli(Ambiente).
Quanto a Mastella, in una telefonata del 2005 si sente il suo portavoce parlare con Moggi per concordare un’interrogazione parlamentare da presentare contro Ermanno Pieroni, presidente dell’Ancona, che aveva denunciato in tempi non sopetti le trame moggiane.
Moggi detta, l’assistente di Mastella prende nota, e il buon Clemente interroga ed esterna.
Comunicazione Ansa del 9 febbraio 2005:” Trovo poco corretto lanciare accuse, peraltro senza l’onere della prova, attraverso i giornali.il calcio vive una lunga e grave crisi e le insinuazioni contro il direttore generale della Juventus rischiano di infliggere un altro colpo mortale a uno sport sull’orlo del tracollo. I media peccano di eccessivo sensazionalismo”.
L’amicizia tra Moggi e Mastella è tale che alla vigilia delle elezioni politiche del 2006, nel tentavio disperato di ricondurre Mastella alla Casa delle Libertà, Berlusconi gli invierà Moggi in veste di ambasciatore.
Campionato 2004-2005. I bianconeri vanno in fuga. Arbitraggi compiacenti, poche ammonizioni a carico, molti episodi discutibili.
Terza giornata: Sampdoria-Juve 0-3. Partita che finisce nel mirino della magistratura: il primo gol arriva su calcio di rigore in una mischia omerica, l’arbitro Dondarini-uno dei pupilli di Pairetto- pesca il penalty per un contatto del difensore Falcone e Emerson. La panchina s’infuria, rivolta in campo generale. Del Piero segna, poi la Juve dilaga.
Le intercettazioni rivelano che la coppia Moggi-Giraudo e Bergamo –Pairetto, si sarebbero riuniti a cena nella villa torinese dell’amministratore delegato juventino.
Ecco la lista degli arbitri graditi: De Santis, Bertini, Trefoloni, Pieri,Dondarini, Gabriele, Palanca, Racalbuto, Rodomonti, Farina,Cassarà, Dattilo, Cruciani, Ayroldi.
Poco graditi o per niente: Messina e Collina.
Curiosità: nel 2003 dopo un Como-Juve 1-3 l’allenatore Eugenio Fascetti disse riferendosi al giovane arbitro Dattilo: “Ha già capito tutto, farò tanta strada”.

lunedì 18 febbraio 2008

MEMORIAL "CALCIOPOLI" PARTE 1

Ogni domenica pomeriggio, sera, e il lunedi si parla di calcio.
In Tv fanno a gara per rivalutare l’immagine di Moggi.
Oltre a tifosi e giornalisti juventini che negano l’evidenza nel nome del “cosi fan tutti”,
gli interlocutori imparziali o anche di fazione opposta registrano le parole e solo a volte timidamente contrabbattono.
Vorrei iniziare a far ricordare, o a far conoscere per chi non lo sapesse, come si è giunti al più grande scandalo calcistico.
Perché se si accetta come normale, o addirittura si immola come vittima, il comportamento di Moggi &Co.”, in futuro nessuno mi garantisce che quegli scandalosi anni calcistici non si ripetano.

10 agosto 2004: preliminari Champions League: Juventus-Djurgardeen 2-2.
L’arbitro Fendel dà un giusto rigore alla modesta squadra svedese.
Moggi è legato a Pairetto, che fa parte della commissione arbitrale della Uefa, ed è desiganore arbitrale insieme a Bergamo in Italia. Moggi e Pairetto si conoscono dai primi anni Ottanta, i due si frequentano fra cene, trasferte(Pairetto è spesso sul charter della Juve) e regali.

Moggi:Gigi, ma che cazzo di arbitro ci avete mandato?
Pairetto: Fandel è uno dei primi, il top
Moggi:Ma può andare a fare in culo, te lo dico io…MI RACCOMANDO PER STOCCOLMA, EH?
Pairetto: Porco Giuda, mamma mia… questa veramente deve essere una partita…
Moggi: Oh, a Messina(amichevole,NdA) mandami Consolo e Battaglia…con Cassarà, eh?
Pairetto: Già fatto. Anche per l’amichevole col Livorno, tutto a posto.
Moggi:A Livorno Rocchi, eh?
Pairetto: A Livorno, Rocchi, si.
Moggi: E Berlusconi…(per il trofeo L.Berlusconi contro il milan,NdA) Pieri, mi raccomando.
Pairetto:Non l’abbiamo ancora fatto…
Moggi:LO FACCIAMO DOPO, DAI…

Puntualmente, il 27 agosto l’arbitro al Meazza sarà Pieri.

Questo è solo l’inizio…ogni lunedì farò una rubrica per Moggi & Co. prendendo spunto dal libro di Travaglio Lucky Luciano e alcune carte processuali che si possono scaricare da internet,
Verrò meno a questa promessa solo nel caso in cui vi fossero notizie più importanti che meritano un’attenzione perticolare fin da subito.