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lunedì 14 dicembre 2009

Aggressioni fisiche e verbali

Purtroppo hanno aggredito Berlusconi. Un gesto di un folle, in cura da 10 anni per turbe psichiche. Ma, diciamo la verità, poteva essere stato anche un contestatore violento, uno dei tanti che hanno perso il posto di laoro, o un familiare delle vittime di mafia, o una qualsiasi persona che in uno scatto d'ira lancia contro il Premier il primo oggetto che ha tra le mani.
Non è questo il caso, pare che fosse premeditato.
Condanno il gesto sia di per sè in quanto, come già spiegato nel mio post "La mia Resistenza" il14/10/2009, la violenza non fa mai parte dellla vita politica, tranne che nei contesti militari.

Condanno il gesto anche dal punto di vista politico.
Adesso Berlusconi potrà fare la vittima, cosa che gli riesce molto bene, e si scatenerà un polverone mediatico per una cazzata di un folle che lascerà passare le cazzate del governo ancora più in silenzio.

Inoltre si dovrà sorbire per non so quanti giorni le accuse dei berluscones ai giornalisti, Annozero, Repubblica, Unità, Di Pietro, giudici, ecc, rei di aver alimentato il clima d'odio.
Come se criticare il peggior premier della storia d'Italia possa alimentare l'odio.
Come se l'opposizione criticasse...
Come se Berlusconi non alimenti lo scontro con le continue uscite sui giudici comunisti, Consulta e Presidenti di Repubblica di sinistra, senza contare i vari insulti del passato verso giudici e parti politiche(razza antropologicamente diversa dall'uomo per i giudici, sinistra che ha portato nel mondo morte miseria e terrore, solo per fare due esempi).

Con questo non voglio, ripeto, giustificare il gesto violento, dico solo che purtroppo era prevedibile, in quanto la gente che non ce la fa più non sempre è capace di rispondere razionalmete alle sue azioni.

Ora la destra si compatterà intorno al premier e la gente farà altrettanto.
Policamente parlando è un vantaggio per la maggioranza, che guadagnerà voti nel momento più difficile in questo anno e mezzo di governo.
Ci aspetta un Natale di merda.

mercoledì 14 ottobre 2009

La mia Resistenza

Potrà sembrare superfluo il discorso che sto per fare, ma vista l'escalation di violenza, che va di pari passo con l'ignoranza, che colpisce l'Italia preferisco mettere i puntini sulle i...
Quindi spiegherò un concetto che per me è ovvio, ma è meglio essere sicuri.

Sono fortemente contrario ad ogni uso della forza per raggiungere un obiettivo.
Essa è necessaria solamente se si vive in un contesto militarizzato.

Per esempio: nella Unione Sovietica dello Zar è stato necessario intervenire con la forza per ottenere la sua caduta, la famosa Rivoluzione d'ottobre, anche se poi la libertà sognata dal popolo è stata tradita attraverso l'esecuzione del potere acquisito dai vari leader comunisti.
Contro i soldati dello Zar l'unico modo per sconfiggere la tirannia era, comunque, la rivoluzione armata.

Oppure Che Guevara e Fidel Castro contro la dittatura di Batista: senza quello sparuto gruppo di eroi che hanno dato la vita per salvare il popolo cubano attraverso azioni di guerriglia Batista sarebbe rimasto a soprimere per molti anni i cubani.
Poi anche in questo caso la gestione del potere ha mostrato molte lacune.


In entrambi i casi definisco queste rivoluzioni delle resistenze armate, necessarie quindi solo in presenza di armi e militari da parte dell'oppressore.

Cos'è quindi una Resistenza Civica?

E' quella Resistenza che si oppone non alle armi capaci di uccidere fisicamente la persona, ma a quelle armi di distrazione di massa che uccidono la mente e l'anima della gente.

Anni fa pensavo potesse bastare una rivoluzione culturale, basata sulla negazione del materialismo e una forte riforma della scuola in chiave umanistica.
Poi pensai che se il '68 e il '77 son falliti, perlomeno nelle loro utopie maggiori, un motivo ci doveva essere.
Non voglio farel'analisi qui anche perchè non sono preparatissimo nell'argomento in quanto penso che per comprendere appieno quei periodi avrei dovuto viverli.

Con il passare degli anni gli italiani hanno perso quelle piccole dosi di civiltà e moralità che ancora avevamo. Attraverso il bombardamento mediatico di nuovi valori estremamente immorali e la caduta delle ideologie manicheistiche, l'italiano ha accettato il suo destino e ha sostituito le sue resiue doti morali e civiche in furbizie e vigliaccherie.

Ora un'idea non basta più. La cultura è insufficiente per combattere la nuova società.
Senza l'apporto di una solida base civica e morale è inutile.
E quese doti si stanno perdendo e continuano a svanire col tempo.

Quindi dobbiamo rispondere alla inciviltà e indifferenza della società del nuovo millennio non con atti di violenza e armi come nel passato, ma attraverso un costante impegno civile e concreti atti morali, che inevitabilmente saranno considerati impopolari e controproducenti.

Questa è la mia ResistenzaCivica, spero sia anche la vostra.

martedì 29 settembre 2009

DUECENTO!

Nel giorno del compleanno del nostro Don Papi, gli dedico questo mio 200esimo post.
Un po’ di autocelebrazione per il mio blog, nato a fine gennaio 2008 e, tra alti e bassi, ancora tenuto in vita dalla mia testardaggine a scrivere per sentirmi meglio e condividere con più persone possibili il mio pensiero.
Molte volte ho scritto di getto, d’istinto, di rabbia, commettendo inesattezze, scrivendo banalità, sciocchezze, altre volte ho scritto cose più interessanti, condivisibili, esatte.
Questo sono io, nel bene e nel male e non ho mai cancellato niente.
Ringrazio le persone che quotidianamente contattano il mio blog, shinystat conta oltre 6100 contatti, e l’ho installato a fine marzo 2008, due mesi dopo la nascita di ResistenzaCivica.
Molti o pochi che siano non importa, fa piacere comunque sapere che ci sono persone che sono curiose di sapere ciò che scrivo. Magari alcuni rimarranno delusi, altri meno, ma è normale così.
A volte mi chiedo a cosa serva scrivere ancora, sapendo che ci sono blogger più bravi di me, che scrivono meglio, più colti, con idee più originali, più seguiti,ecc.
Il fatto è che a me piace scrivere, e non pretendo niente se non di riuscire a spiegare a parole ciò che sento dentro: l’indignazione e la vergogna verso il popolo italiano e di chi ci governa, e ci ha governato, da Mussolini a Andreotti, Prodi, D’Alema e Berlusconi, ognuno con specifiche colpe più o meno gravi, e la scarsa fiducia nel futuro dell’Italia e degli italiani, ridotti a meri animali destinati alla quotidiana lotta con denaro, donne e lavoro. Tutto il resto è superfluo, dalla solidarietà umana alla cultura civica, morale e cognitiva. “L’uomo è un animale culturale” diceva Nietzsche, senza cultura ci affidiamo solamente all’istinto. È questa la condizione dell’italiano di oggi.(Vedi anche post numero 100).
Comunque di analisi se ne sono fatte tante e non ho la presunzione di averci visto giusto.

Ciò che manca è l’accordo su come rimediare alla perdita di valori fondamentali in ogni democrazia.
La prima cosa da evitare sono le divisioni all’interno delle classi culturali, politiche e sociali. Trovo molto grave la presenza di decine di partiti di Sinistra, compresi 4-5 partiti comunisti. Ognuno pensa di essere meglio dell’altro e per sciocchi individualismi si creano conflitti e seguenti scissioni. In questo modo si perde di vista l’obiettivo comune e si soprattutto non sia ha la forza necessaria per combatterlo.
“El pueblo unido jamas serà vencido”. Sacrosanta verità. Io che per anni ho votato Rifondazione comunista non posso più dare fiducia a partiti che invece di unirsi nei loro punti in comune si dividono per frivole questioni personali o burocratiche. Non voterò più un partito di Sinistra finchè non si riuniranno in un unico partito.
Per me l’ideale è un Partito Comunista e un Partito Socialista… nel senso nobile del termine. Chiaramente con nessuno degli attuali dirigenti dei partiti…! Dopodichè per governare ci si può alleare con i cattolici di sinistra. Una sorta di riedizione del Compromesso storico di Berlinguer-Moro. La guerra fredda e le brigate rosse non ci sono più, in futuro potrebbe funzionare.
Un partito che faccia della questione morale e culturale un punto fermo, ma che a differenza dell’odierno Idv abbia anche concetti "rivoluzionari", per lepoca in cui viviamo in ambito sociale ed economico. Mi spiegherò meglio in post successivi. Un esempio potrebbe essere garantire sanità a tutti, nel modello di Obama negli USA. Soldi per ospedali e medici anzichè armi e soldati... Sacrilegio!!!

Sto sognando ad occhi aperti, lo so, oggi non siamo pronti a questi idealismi, sarebbe già tanto se si riuscisse a sconfiggere il berlusconismo dilagante, e la sua spalla neo-fascista della Lega Nord.
E per farlo, ripeto, è obbligatorio fissare 5-6 punti cardine in cui le forze democratiche si riconoscano:
Legalità, lotta alla mafia, solidarietà, lavoro, cultura, sanità.
Questi argomenti devono assolutamente essere rivalutati in modo nuovo ed efficiente, nel modo che la logica e buon senso ci suggerisce, non assecondando bassi istinti di sopravvivenza politica e varie logiche di potere.

Ok, concludo ringraziando ancora tutti i visitatori-lettori che mi incoraggiano pur non sapendolo, grazie!!

martedì 1 settembre 2009

Legittima difesa

Agosto è finito. Le vacanze sono alle spalle. Ci aspetta il solito autunno.
Tutto normale?
No, chiaramente. L’Italia è in picchiata libera su tutti i fronti e non se ne accorge quasi nessuno.

Economia:
Ci dicono che la crisi è passata. Ovvero che il peggio è passato. Ripresa dal 2010. Tutto a posto.
Scherziamo, naturalmente. Ormai molte aziende e fabbriche hanno chiuso, riapriranno…? Molti sono i lavoratori licenziati e molti altri in cassa integrazione non si sa fino a quando.
Il peggio è passato significa in realtà meno licenziamenti di prima. E “prima” non erano rose e fiori, specie al Sud.

Cultura:
Qui tocchiamo un tema ampio di cui non posso parlare in un semplice post. Ma in questo mese d’agosto m’ha colpito la proposta leghista del dialetto a scuola, nei film, dei giornali in piemontese e lombardo… come se gli italiani sapessero così bene l’italiano che sarebbe ora che studiassero un’altra lingua… il Padano.
Per non parlare degli insulti continui agli immigrati e ai clandestini, con la “simpatica” novità del gioco su facebook in cui si deve bucare i gommoni e un profilo dove nel simbolo vi è scritto “torturare i clandestini è legittima difesa”. Roberto Cota, capogruppo della lega alla Camera è tra gli amici.
Ecco, io una volta lessi di un revisionista storico che difendeva Hitler perché sosteneva che uccidere gli ebrei fosse giusto perché avevano invaso la germania e quindi lo sterminio fu una reazione per “legittima difesa”. Quello di oggi è un nazismo moderno: ora uccidere un immigrato in mare respingendo il barcone è legge di Stato. E’ bastato cambiare la forma, ma il risultato e la teoria dominante è la stessa: rifiuto del diverso.
Oltre a suscitare in me un senso di vomito, sono costretto a reprimere la mia rabbia nei confronti di persone che conosco che difendono queste teorie, senza nemmeno rendersi conto della gravità delle loro idee.

Informazione:
Sappiamo come vanno le cose in generale, la novità estiva è il giro di poltrone con Feltri al Giornale, Belpietro a Libero e Giordano che torna a Studio aperto, se non sbaglio. Abbiamo visto fin da subito Feltri in azione, paragonando Agnelli e Berlusconi affermando che il primo è più peccatore del secondo...!
Si conferma ad alti livelli il Tg1 che dà come notizia che ad agosto fa caldo e la gente va in vacanza;
tacendo sulle proteste turche riguardo l’accordo energetico tra Erdogan e Putin, nei quali s’è intromesso Berlusconi, a cose fatte, e in seguito prendendosi addirittura il merito;
tacendo sulle vicende di Puttanopoli, sempre più ridotte a mero gossip, mettendo sullo stesso piano Clooney-Canalis e Berlusconi-D’Addario;
tacendo sul divieto della Rai di mandare il trailer del film “Videocracy”, che parla del potere mediatico del Premier e di come la tv ci ha cambiati in trent’anni, e via dicendo…

Giustizia:
Non voglio sparare sulla croce rossa, ma qualche giorno fa è uscita la sentenza della corte di Strasburgo sul caso Giuliani del g8 di Genova. Al carabiniere Mario Placanica è stata riconosciuta la “legittima difesa” anche se poi si dice che una commisione d’inchiesta sarebbe servita per scoprire meglio la verità.
Non voglio difendere Carlo Giuliani, io non mi metterei mai un passamontagna e non prenderei mai un estintore in mano, posso tuttalpiù capirlo, ma ciò non toglie l’assurdità logica della sentenza vedendo le foto che ci sono sul sito http://italy.indymedia.org/news/2001/09/13823.php .
Facendole notare ad un tizio neo fascista m’è stato detto che il sito era estremista.
Gli ho risposto che le foto son foto, o hanno pregiudizi ideologici anche esse?
Poi ognuno pensi come vuole.
Forse è stata rispettata la legge, ma non è stata fatta giustizia.
"Cercasti giustizia, ma trovasti la legge", cantava De Gregori.

E ora una domanda: la “legittima difesa” di Placanica contro il no-global è uguale alla “legittima difesa” della lega contro i clandestini”?

sabato 25 luglio 2009

Le Tre Categorie

Gli Italiani riguardo a Berlusconi si dividono in tre categorie: quelli che non sanno niente o quasi, quelli che sanno ma non importa se Berlusconi è mafioso, corruttore, puttaniere, ecc., basta che non mi fa pagere molte tasse, e quelli che si indignano e informano il più possibile.
Della prima categoria fanno parte soprattutto i più anziani, diciamo dai 50 a 80 anni, con qualche logica eccezione. Vittime di Emilio Fede, Striscia la Notizia e Studio Aperto, tutti i Tg rai e Porta a Porta.
Della seconda categoria non c'è una fascia d'età precisa: il menefreghismo e l'indifferenza colpisce tutti. Ma secondo me quando colpisce sotto i 30 anni ha effetti devastanti sulla salute mentale delle vittime. Diventano vecchi dentro a poco più di venti anni e non si riprendono più. Da starne alla larga, possono essere contagiosi.
Della terza categoria sono di solito i giovani , o perlomeno quelli sotto i 40 anni, una razza in via di estinzione che ancora si vergogna quando un politico qualunque mente spudoratamente, figurarsi se un Presidente del Consiglio corrompe giudici o fa favori di tutti i generi alla mafia da trent'anni.
Costoro parlano, scrivono, manifestano.
Ma il 90% delle volte prendono bastonate, vengono sconfitti, derisi, isolati, ecc.
Ma ogni volta si rialzano e non smettono si combattere.
E per ciò,indipendentemente se hanno ragione o no, si differenziano dalle altre due categorie, che si adeguano al sistema piegando la schiena e godendo nel farsi inc...BIP.
Ora e sempre, RESISTENZA!

mercoledì 22 luglio 2009

Tra mafia e realtà

Compiuti i commossi appelli al ricordo "dell'eroe Borsellino" da parte di tutte le alte cariche dello Stato, tranne il Presidente del Consiglio, che non ha lasciato dichiarazioni, si ritorna alla solita manfrina.
Nemmeno il silenzio di Riina rotto dopo 17 anni con quella frase lapidaria, "l'hanno ammazzato loro" ha scosso più di tanto. Qualche smentita, e Napolitano che non considera le sue parole perchè "vengono da soggetti perlomeno discutibili".

Esattamente come pensavo io: nel momento in cui la magistratura riapre l'inchiesta sui mandanto occulti delle stragi, ecco Riina che dice in soldoni quello che i magistrati stanno cercando di provare, ovvero il coinvolgimento dello Stato in quella strategia stragista. Quindi..." se Riina dice così, vuol dire che non è vero". Screditando in questo modo il lavoro della magistratura, che si troverebbe in accordo con l'ex(?) capo della mafia. E contemporaneamente togliendo lo Stato da un grosso imbarazzo.
Specialmente Mancino, attualmente vice predidente del CSM e ministro dell'Interno dal 1992-94.

A proposito, delle due l'una: Mancino dice di non aver mai incontrato Borsellino prima della sua morte, il fratello di Borsellino dice che Paolo dopo quell'incontro con l'allora Ministro dell'Interno ne uscì talmente scosso tanto da accendersi due sigarette senza accorgersene.
Uno dei due è un bugiardo: CHI?
E cosa più interesssante, perchè mentire?

Comunque sia per fortuna tra poco questi discorsi passeranno di moda, almeno fino al processo di appello di Dell'Utri, dove spero siano confermati i nove anni di condanna. Nel frattempo, si può approvare lo scudo fiscale, grazie al quale capitali mafiosi tenuti all'estero possono rientrare in Italia pagando appena il 5% di "pizzo" allo Stato. Alla faccia della finanza etica, concetto tanto in voga fino al G8 dell'Aquila.

Chissà quando si capirà che la lotta alla mafia non si fa solo arrestando i "picciotti" con qualche kg di cocaina, ma la vera lotta è a livello di finanza internazionale, controlli in Borsa, appalti, rapporti politica- mafia -imprenditori, ecc.
Si dovrebbe sapere, eppure sono ancora molte le persone che credono che questo governo sta dando la lotta alla mafia perchè ogni tanto arrestano qualche camorrista o mafioso in Sicilia.

E non può essere solo colpa della Tv che ti fa credere questo. E' chiaramente un problema di ignoranza-disinformazione sull'argomento mafia, è un problema di cultura. So bene che non sono il primo a dire queste cose, che dette così sono banali, ma per me anche i concetti che ci sembrano banali si stanno sciogliendo sotto il sole dell'indifferenza collettiva e dell'incredibile accellerare di un egoismo a tratti perverso.

venerdì 19 giugno 2009

Per me conviene!

Non vedo l'ora che le strade siano libere da questi clandestini che ci chiedono soldi, vengono a rubarci il lavoro, rubano, spacciano, ecc.
Tutti a casa loro devono stare! Anzi, se a qualcuno gli spari non fai male!
Per me conviene!
Poi non vorrei nemmeno quei magistrati che usano intercettazioni per far cadere il governo di Berlusconi, porino, che c'ha tutti contro, anche i suoi impiegati!
Per me conviene!
Per non parlare dei giornalisti, queste belve accanite, venderebbero la madre per una notizia, e tutto per dar contro al solito Berlusconi.
Ma se non ci fosse, cosa farebbero? Mandiamoli a coltivare le rape!!
Per me conviene!

Poi è ora di diminuire le tasse, se no è normale che si evadono, io devo tirà avanti, ho famiglia e con 2-3 mila euro al mese come fo??
Per me conviene!
Bisogna lasciarlo lavorare, è l'unico che può migliorare l'Italia, adesso.
Infatti ha già fatto tanto, la lotta alla mafia, la monnezza a Napoli, poi...adesso non mi ricordo ma tante cose, sicuro!Lasciamolo lavorare!
Per me conviene!

Quindi io senza clandestini, giornalisti e magistrati comunisti, e con meno tasse sarei felice...
Forza Silvio, siamo tutti con Te!

P.S. Se questo è il futuro dell'Italia e degli italiani devo dissentire da Gaber: io non mi sento italiano e PURTROPPO lo sono!

giovedì 11 giugno 2009

In memoria del "Compagno" Enrico

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, corrotti, concussori nella politica e nell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti e correnti, con la loro guerra per bande”.

Enrico Berlinguer.

martedì 3 febbraio 2009

SALVIAMO IL MONDO ALLA ROVESCIA...

La vedo dura. Molto dura. La nostra vita in futuro, intendo.
Finora sapevamo, molti di noi, che il mondo va al contrario: i ladri al governo, gli onesti a morir di fame, i corrotti e furbi al potere, i deboli ed emarginati in galera, i bambini che fan le guerre, gli incapaci ad insegnare, e i migliori cervelli all'estero a tentar fortuna,ecc.

Da qualche tempo a questa parte penso che anche questa convinzione svanirà.
Nel senso che sappiamo che il mondo va al contratrio perchè abbiamo un'idea di quale sia il verso giusto, cosa sarebbe giusto e cosa è sbagliato, tutti noi abbiamo un'idea di bene e di male secondo il quale classifichiamo gli eventi della vita.
Ecco, io penso che presto non sapremo più riconoscere il giusto e lo sbagliato, non avremo più un'idea di come dovrebbe essere il mondo perfetto, il nostro mondo ideale, dove tutto funziona al meglio.

Senza l'idea del "mondo che va per il verso giusto," perderemo anche la percezione che il mondo va al contrario.
Sono sempre più convinto che in futuro quel poco d'indignazione che oggi abbiamo svanirà nel nulla.
Le cose ci cadranno sulla testa e le accetteremo tutti, senza fiatare, rassegnati alla vita.
Sarà normale rubare, uccidere, stuprare, corrompere, rapire, estorcere.
Poi da normale diventerà giusto commettere questi reati attuali.
Ciò che adesso stiamo considerando negativamente, col tempo diverrà normale, e senza indignazione giusto e meritevole.
Vincerà il più forte, chi ha meno scrupoli, la moralità sarà cancellata dal vocabolario italiano.

15 anni fa ci indignavamo se un politico rubava, mentiva, pensava a sè.
Oggi non ci importa più, se in qualche modo ci fa comodo, fa i nostri interessi.
15 anni fa si sapeva che il " Pueblo unido jamas sarà vencido".
Oggi a Sinistra ci sono decine di partitini.
15 anni fa si sapeva che Mussolini era un dittatore.
Oggi lo si giustifica... "non poteva fare altro, poverino...!"
15 anni fa si sapeva che bruciare un barbone non è divertente.
Oggi lo è e non so spiegarmi il perchè.

Non vedo ancora una vera inversione di rotta a questo lento ma inevitabile processo di annullamento mentale, la mia speranza è che prima o poi succeda qualcosa di scandalosamente grave per risvegliare le coscienze, non solo dal punto di vista politico, ma essenzialmente dallo stile di vita quotidiano.

martedì 2 dicembre 2008

OCCUPIAMO MEDIASET!!

In questi giorni si è sentito spesso parlare dello strapotere del governo, del suo disinteresse verso la cittadinanza che protesta, ultimamente per i famosi tagli alla scuola, in precedenza una manifestazione contro il Lodo Alfano.
E il governo tira dritto, inarrestabile, costringendo il Parlamento, ormai privo di significato, a legiferare come Silvio comanda.
Ecco, volevo fermarmi a ragionare sulla protesta.
Gli studenti che scendono in piazza, ora si chiamano L'Onda, i lavoratori che scioperano, vanno in piazza, manifestano, ricevono promesse o attacchi e poi tutto torna come prima o, se va bene, quasi tutto.
Con ciò non voglio dire che manifestare non serve, anzi, magari fosse sempre così.

Quello a cui pensavo era il luogo della protesta: la piazza, solitamente, o nei pressi del centro del potere politico, Palazzo Chigi, o la sede del Parlamento.
Ma è quello il centro del potere ora?
E' Berlusconi in quanto Presidente del Consiglio l'oggetto della protesta?
E' la piazza il luogo giusto dove comunicare le proprie ragioni?
E serve marciare per chilometri con bandiere e striscioni tenendo comizi a cui vanno chi conosce già i motivi per cui protesta, quindi non raggiungendo nuove persone?

Io propongo d'ora in poi di manifestare solamente nel vero centro di potere berlusconiano: Mediaset.
Facciamo sentire le nostre ragioni sotto la sede centrale di Mediaset.
Occupiamo la sede fisicamente se necessario!
E contemporaneamente anche la sede della Rai, sotto il famoso cavallo! Evidenziamo come l'informazione, pubblica e privata, sia al servizio del pensiero
unico.
Gridiamo che siamo consapevoli che anche le trasmissioni più apparentemente innocue da Amici a Striscia la Notizia, dai reality a Domenica in, e chi più ne ha più ne metta, sono armi di distrazione di massa, indispensabili per plagiare la nuova generazione di cittadini televisi.

Trasformare l'essenza civica del cittadino in un ammasso di televotanti perenni.
Questo è il loro intento. A questo noi ci dobbiamo ribellare.
In questo regime mediatico la vera protesta non può che nascere sotto i simboli stessi della televisione.

lunedì 15 settembre 2008

Troppe cazzate rendono insensibili

Mi rendo conto benissimo che è dura lottare, resistere, tener duro quando ogni giorno viene bombardato da miriadi di gran cazzate, a valanga, di continuo, qualcuna la eviti, ma altre ti colpiscono, quasi ci credi, dici, non può essere tutto falso, ci sarà una mezza verità, almeno.
Invece poi ti fermi, ti informi e scopri che no, nessuna mezza verità, sono tutte cazzate abnormi. Napoli pulita, sì, in centro, ma in periferia e città limitrofe è peggio di prima, basta guardare i video su internet che smentiscono la verità imposta dai Tg di regime, (tutti).
Di sicurezza non ne parlamo perchè ancora muoiono le persone sul lavoro, se l'esercito arresta un albanese per furto, va anche bene, ma mi sembra un problema minore rispetto alla mia sicurezza sul lavoro, o no?
Tolta l' ICI, presto metteranno una tassa nuova da pagare ai comuni, magari la chiameranno IIC o CII, insomma un modo per riprendere i soldi che mancheranno dall'ICI senza che ce ne rendiamo nemmeno conto.
Poi, tutte le menata sulla giustizia..., lasciamo perdere i dettagli, tanto l'idea era di Licio Gelli, capo della P2, e adesso è giunta l'ora, i massoni sono entrati quasi dappertutto e quindi la magistratura può finalmente essere dipendente dal Parlamento, che in parole povere significa che l'imputato sceglie se e quando farsi processare e da chi.
Non parlamo di economia, tante rivolte sulle tasse troppo alte, poi quest'anno non le abbassa nessuno e in più tagliano la spesa.
Bell'inculata, così noi cittadini abbiamo preso il peggio dei governi: le tasse alte del governo di Sinistra e il taglio delle spese del governo di Destra!!

Ma tanto nessuno dice niente in Tv, quindi non è vero.

Così, a volte lo sdegno e il senso di vomito è tale che mi demoralizza a tal punto da farmi cadere nell'indifferenza, vengo tentato da mandare affanculo tutto e non pensare più a niente se non al mio piccolo mondo.
Ma poi di solito mi vergogno di questi miei momenti bui e torno a scrivere, per continuare a manifestare la mia resistenza, perlomeno morale, a ribadire che non mi sono arreso al sistema, non mi hanno piegato la schiena, nella speranza che sempre più persone continuino a resistere in attesa di organizzarci, unirci su una base riconosciuta di valori e idee per provare a salvare il salvabile di questo paese in cui viviamo noi e vivranno i nostri figli.

(c'è una parte di me che mi manda a fanculo, la parte sana o malata?)

lunedì 25 agosto 2008

100! 100! 100!

Questo è il mio 100° post.
Regalo al mio blog una riflessione.
O sega mentale, a seconda del punto di vista.
Anche oggi ho sentito che l'Italia è un paese "senza".
Senza cultura, senso civico, buon senso, identità, ecc.
Ed è verissimo.
Il guaio è che siamo anche "senza" soluzioni.
Come si fa a creare il senso civico o il buon senso alle persone?
Basta studiare a scuola? O crescere in ambienti ecclesiastici?
E poi, lo vogliamo veramente il buon senso, il rispetto della legalità, ecc.?
Non ci tenta, forse, la possibilità di fare i furbi e cavarsela sempre, spesso a scapito proprio di quei pochi cittadini dotati di buon senso?
Chiaramente si, a tutti, quasi, anche a me o chi denucia l'Italia "senza".
Questo modo di vivere è nel nostro DNA.
Una dote naturale, un dono del Signore.
E allora qual'è il problema? il problema è che siamo sì tutti furbi, ma quando incontriamo uno più furbo di noi che ci provoca un danno ci lamentiamo della decandenza morale dell'Italia.
Esempio classico: concorso pubblico vinto dal raccomandato a scapito dello studioso più bravo ma senza agganci. Commenti: "Solo in Italia", " è uno schifo", ecc.
Poi magari se chiedi allo studente se avesse avuto la possibilità di avere un aggancio per vincere il concorso avrebbe accettato la raccomandazione, 9 volte su dieci risponde di sì.
Praticamente è il nostro interesse che prevale sempre, e per sembrare più belli agli occhi degli altri diamo la colpa al sistema, e non a noi stessi.

Noi il senso civico non lo vogliamo, perchè potrebbe danneggiarci: é meglio la lotta maniacale del successo senza regole certe, una caverna popolata da avidi vampiri vanitosi, dove solo chi esce è vivo perchè più forte.

Come diceva Nietzsche: L'uomo è un animale culturale; senza cultura, senza significati simbolici è solo un animale in balia del suo istinto.
Ecco: penso che noi, in Italia nel 2008, siamo regrediti alla fase istintiva della nostra esistenza, non abbiamo più simboli e valori, siamo "senza" cultura.
C'è rimasto solo la lotta per la sopravvivenza, una civiltà di uomini primordiali alle prese con telefonini e i-pod al posto di clave e frecce.

Per questo oggi la resistenza civica è doverosa, è la sola soluzione possibile: recuperare quel poco di cultura e memoria a chi pensa sia ormai inutile,
e trasmetterla alle nuove generazioni che crescono conoscendo il Gabibbo e la vita di Gigi D'Alessio e ignorano Garibaldi, Gandhi, Mandela e gli inventori di internet e cellulari che usiamo quotidianamente.

Già...chi ha inventato il primo cellulare?!?!

martedì 8 luglio 2008

Manifestazione 8 luglio.

Oggi c'è la manifestazione di Girotondini e Idv.
Spero ci sia molta gente, che si comporti bene.
Sicuramente sarà così.
In questo caso non ne parlerà nessuno.
Però siccome c'è anche Grillo che molto probabilmente attacherà, giustamente, il Presidente della Repubblica, la politica e i media strumentalizzeranno le parole che dirà Grillo per screditare la manifestazione.
Le solite accuse di antipolitica.
Poi si informeranno i cittadini sulle leggi canaglia di Berlusconi.
Ma passerà in secondo piano.
Domani si parlerà di Di Pietro contro Napolitano.
Un ex magistrato che continua a fare il suo vecchio lavoro in politica.
Irrispettoso delle Istituzioni. Non rispetta il dialogo a lungo evocato dal Presidente della Repubblica, ecc. ecc.
Per assurdo Di Pietro per la prima volta si sentirà un pò comunista.
A proposito, dove sono finiti??
Siccome non ci sono più in Parlamneto non possono nemmeno scendere in piazza??
Forse mi è fuggita, ma avete per caso sentito una dichiarazione dei vari Giordano, Diliberto, Pecorario Scanio o chi per loro riguardo questa manifestazione?
Eppure fino a qualche anno fa erano in prima linea a organizzare questi eventi.
Comunque vada, come al solito domani si parlerà di tutto tranne dell'incostituzionalità delle leggi che vogliono approvare, compreso le nuove leggi razziali di Maroni sui rom e clandestini, come ha ben spiegato Travaglio ieri sul suo intervento in rete del lunedi.

La barricata dei servi del potere si sta già formando contro l'invasione della gente libera. E non passerà niente, se non ciò che è già stabilito che passi.
E io continuo ad incazzarmi e a costo di essere ripetitivo, continuerò a resistere,nel mio piccolo modo di informare attraverso questo blog e con discorsi faccia a faccia.

venerdì 13 giugno 2008

Morti dentro?

Allora, qua le cose si stanno mettendo male.
Almeno fino a qualche anno fa c'era chi protestava, s'incazzava, scendeva in piazza, girotondi, no-global, ecc. Pur non condividendo sempre il metodo usato da questi 'ribelli', almeno c'era il senso dell'indignazione in un 25-30% della popolazione italiana.
Nel 2003 quando entrammo in guerra contro l'Iraq al fianco degli Stati Uniti, milioni di bandiere della Pace furono appese ai balconi in segno di protesta.
Oggi, cinque anni dopo, il silenzio dei 'ribelli' è assordante.
Nessuno si incazza, se non tra sé e sé, si manda tutti a fanculo, e si tira a campa'.
Ma ai nostri figli chi ci pensa?? Che cazzo di futuro gli lasciamo?
Io tra qualche mese potrei sequestrare una persona, e non mi prenderanno mai, se proibiscono le intercettazioni. Per non parlare di ammazzare o ricattare qualcuno. Non sono mafioso, ricatto un milionario per telefono, mi fo dare i soldi, e arriverdci, parto per le Bahamas. Chi me lo impedisce, se son fortunato ce la faccio.
Poi al limite potrei sempre sperare di avere una figlia bona per farle fare la velina, la letterina o Amici. Se ho un maschio, il tronista con il marito di Costanzo. Ecco le nostre speranze, è così che vogliamo il nostro futuro?
Ma dico, possibile che nessuno se ne fotti di questo fascismo dilagante?!?
Anche l'altro giorno a Milano i ragazzi sono stati picchiati perchè protestavano, dopo i fatti di Chiaiano è già la seconda volta che la Polizia picchia chi deve proteggere, perchè per chi se lo fosse scordato la Polizia deve proteggere noi cittadini, no i politici e i partiti.
Siamo così berlusconizzati al punto di fregarcene di tutto?
E' bastata la delusione di questa sinistra per precipitare nell'indifferenza più totale?
Io sinceramente non ho più parole, se fossi a Roma starei tutti i fine settimana a rompe le palle ai politici e organizza manifestazioni di protesta, in attesa di una guerriglia vera e propria...
Forse ho ragione quando dico che fino a che non ci tolgono il pane dalla bocca e i soldi dalle tasche nessuno si muoverà mai.

venerdì 16 maggio 2008

VERSO L'AUTOAPPIATTIMENTO

Ora ci indigniamo per la normalizzazione dell'opposizione.
Col tempo ci faremo l'abitudine.
Isoleranno Di Pietro per renderlo agli occhi della gente un alieno, come stanno facendo ora con Travaglio.
Molta gente non sarà più rappresentata in Parlamento, compresi coloro che incautamente votarono il Pd per evitare il ritorno di Berlusconi, o per puro convincimento.
Quindi cosa accadrà? Per me, alla fine, nulla.
Ci scivolerà via tutto, si darà importanza solamente alla casa, lavoro, famiglia.
Chi avrà la possibilità di andarsene se ne andrà, chi non ce la fa, soccomberà tra le sue proteste.
I giovani urleranno nelle piazze, ma solo per chiedere più soldi.
E se per caso si pagasse davvero meno tasse, anche il più comunista, per sopravvivere, chiuderà un occhio.
Le ragazze sceglieranno se diventare veline o Ministro delle Pari Opportunità, e l'aliena di turno, dopo tante proteste, sposerà il riccone del paese, dando seguito al consiglio del "Cavaliere".
Alla fine, quindi, sceglieremo la nostra vita in base alla cosa che ci converrà di più.
Ideologia e moralità cadranno nell'oblio.

giovedì 24 aprile 2008

RESISTENZA PARTIGIANA -PARTE II-

Alcune cifre sulla Resistenza
Secondo diverse fonti il numero di partigiani, partendo dalle poche migliaia dell'autunno del 1943, raggiunse alla fine della guerra una consistenza di circa 300.000 uomini. Molti studiosi pongono però dei dubbi sul reale numero di partigiani attivi alla fine della guerra, riportando cifre ben più modeste relative agli uomini e alle donne impegnati direttamente nella lotta armata, sostenendo che tra i circa 300.000 che si definiranno partigiani dopo il 25 aprile molti siano semplicemente simpatizzanti della resistenza che, pur non partecipando direttamente alle azioni partigiane, avevano fornito (rischiando comunque la vita) supporto e rifugio e che in alcuni casi vennero conteggiati tra i partigiani anche ex-fascisti ed ex-repubblichini saliti sul carro del vincitore grazie a conoscenze, alla corruzione o alla delazione di altri sostenitori della dittatura fascista o sostenitori della Repubblica Sociale Italiana (secondo le loro indicazioni non necessariamente veritiere).
Va ricordato poi che dopo il bando del febbraio 1944, che prevedeva la pena di morte per i renitenti alla leva e ai disertori, seguito nell'aprile dello stesso anno da un altro decreto che estendeva la pena di morte anche a chi aveva dato appoggio o rifugio alle brigate partigiane, e dopo diversi casi di arruolamenti forzati da parte di soldati della RSI, molti giovani preferirono cercare rifugio tra le formazioni partigiane rispetto al partire per una guerra che non condividevano (e che molti ritenevano ormai persa) o al rischiare di essere catturato e giustiziato in città insieme ai propri familiari colpevoli di avergli dato rifugio, pur non condividendo sempre gli orientamenti politici che animavano chi aveva dato vita a queste formazioni.
Alla lotta partigiana in Italia aderirono anche alcuni gruppi di disertori tedeschi, il cui numero è difficile da valutare in quanto, per evitare rappresaglie contro le loro famiglie residenti in Germania, usavano nomi fittizi e spesso venivano considerati dai loro reparti d'origine come dispersi e non disertori per una questione d'immagine. Un caso emblematico di adesione alla lotta partigiana è quello del capitano Rudolf Jacobs.In certe zone vi fu anche la presenza, notevole, di soldati sovietici passati dopo la fuga dai campi di prigionia, con i partigiani, casi eclatanti sono Fëdor_Andrianovič_Poletaev e Nikolaj Bujanov, entrambi decorati con medaglia d'oro al valor militare.
Lapide ad ignominia
Piero Calamandrei, presso il Comune di Cuneo, 1952.Lo stesso testo appare dal 12 agosto 1993 su una lapide nella piazza di S.Anna di Stazzema, luogo dell'eccidio del 12 agosto 1944.

Lo avrai camerata Kesselringil monumento che pretendi da noi italiani ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi.Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono non colla primavera di queste valli che ti videro fuggire.Ma soltanto col silenzio dei torturati. Più duro d'ogni macigno soltanto con la roccia di questo patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono per dignità e non per odio decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo.Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroveraimorti e vivi collo stesso impegno popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre RESISTENZA

Si calcola che i caduti per la Resistenza italiana (in combattimento o uccisi a seguito della cattura) siano stati complessivamente circa 44.700; altri 21.200 rimasero mutilati ed invalidi; tra partigiani e soldati regolari italiani caddero combattendo almeno in 40.000 (10.260 della sola Divisione Acqui impegnata a Cefalonia e a Corfù);
Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, mentre 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della donna; 4.653 di loro furono arrestate e torturate. 2.750 furono deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d'oro al valor militare.
Dei circa 40.000 civili deportati, per la maggior parte per motivi politici o razziali, ne torneranno solo 4.000. Gli ebrei deportati nei lager furono più di 10.000; dei 2.000 deportati dal ghetto di Roma il 16 ottobre '43 tornarono vivi solo in quindici.
Tra i soldati italiani che dopo l'8 settembre decisero di combattere contro i nazifascisti sul territorio nazionale continuando a portare la divisa morirono in 45.000 (esercito 34.000, marina 9.000 e aviazione 2.000), ma molti dopo l'armistizio parteciparono alla nascita delle prime formazioni partigiane (che spesso erano comandate da ex ufficiali).
Furono invece 40.000 i soldati che morirono nei lager nazisti, su un totale di circa 650.000 che fu deportato in Germania e Polonia dopo l'8 settembre e che, per la maggior parte (il 90% dei soldati e il 70% di ufficiali), rifiutarono le periodiche richieste di entrare nei reparti della RSI in cambio della liberazione.
Si stima che in Italia nel periodo intercorso tra l'8 settembre 1943 e l'aprile 1945 le forze tedesche (sia la Wehrmacht che le SS) e le forze della Repubblica Sociale Italiana compirono più di 400 stragi (uccisioni con un minimo di 8 vittime), per un totale di circa 15.000 caduti tra partigiani, simpatizzanti per la resistenza, ebrei e cittadini comuni.

Processi e copertura ai nazifascisti nel dopoguerra

Per diversi motivi molti procedimenti giudiziari relativi a queste stragi non furono mai portati avanti, in parte a causa di tre successive amnistie. La prima intervenuta il 22 giugno 1946 detta "amnistia Togliatti"[1]; la seconda approvata il 18 settembre 1953 dal governo Pella che approvò l'indulto e l'amnistia proposta dal guardasigilli Antonio Azara per i tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948,[2]; la terza approvata il 4 giugno 1966.[3]Inoltre la Germania Ovest era dal 1952 alleata con l'Italia sotto l'ombrello della NATO, per cui non risultava politicamente opportuno dare risalto ad episodi ormai ritenuti parte del passato coinvolgenti cittadini tedeschi.C'era poi il rischio giudicato imbarazzante per le istituzioni italiane che il precedente di un processo in cui si chiedeva la consegna dei criminali di guerra tedeschi avrebbe poi obbligato l'Italia a consegnare a Stati esteri o a processare internamente i responsabili di crimini di guerra commessi dalle forze italiane durante il ventennio fascista e il periodo della Repubblica Sociale Italiana, sia in territorio nazionale che straniero, molti dei quali dopo la guerra erano stati riassorbiti all'interno dell'esercito o delle pubbliche amministrazioni.
Infine durante gli anni sessanta seicentonovantacinque fascicoli riguardanti le stragi nazifasciste in Italia vennero, per le ragione sopraesposte, "archiviati provvisoriamente" dal procuratore generale militare e i vari procedimenti furono bloccati, garantendo quindi l'impunità per i responsabili ancora in vita.
Solo nel 1994, durante la ricerca di prove a carico di Erich Priebke per la strage delle Fosse Ardeatine, venne scoperta l'esistenza di questi fascicoli (trovati in quello che giornalisticamente è stato definito l' Armadio della Vergogna) e alcuni dei procedimenti furono riaperti, ad esempio quello a carico di Theodor Saevecke, responsabile della strage di Piazzale Loreto a Milano, ove furono fucilati per rappresaglia 15 tra partigiani ed antifascisti. La maggior parte delle indagini e delle denunce contenute nei fascicoli non portarono tuttavia ad un processo, poiché molti degli indagati risultarono essere non perseguibili in quanto già morti o per l'intervenuta prescrizione dei reati loro ascritti.

La transizione tra la fine delle guerra e l'elezione del nuovo parlamento

Con l'avanzare del territorio liberato il potere fu preso dai partiti riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale CLN, che coordinavano la resistenza, una coalizione di 6 partiti uniti nella Resistenza: azionisti, comunisti, democristiani, demolaburisti, liberali, e socialisti.
Il Comitato esprimeva i governi e attraverso il Comando unificato coordinava la Resistenza. I governi che guidarono l'Italia nel trapasso furono i governi di Ivanoe Bonomi, presidente del Consiglio dal 18 giugno 1944 al 26 aprile 1945 e Ferruccio Parri, presidente dal 21 giugno 1945 al 4 dicembre 1945 preposti dal Comitato di Liberazione Nazionale CLN.
Nell'Italia liberata questi governi ottennero progressivamente il controllo dell'apparato civile e militare dello stato, in aggiunta al controllo delle forze della Resistenza di cui ab origine disponevano, avevano quindi poteri assai vasti, quasi dittatoriali.
Tuttavia nel trapasso tra la guerra e la formazione della repubblica costituzionale, vi furono dei momenti complessi, nei quali essi furono spesso scavalcati dalle singole componenti che li esprimevano.

Le esecuzioni post-conflitto e le tensioni in seno alla Resistenza
« Molta rabbia si era accumulata negli animi. Era impossibile che non esplodesse dopo il 25 aprile. Violenza chiama violenza. I delitti che hanno colpito i fascisti dopo la Liberazione, anche se in parte furono atti di giustizia sommaria, non sono giustificabili, ma sono comunque spiegabili con ciò che era avvenuto prima e con il clima infuocato dell'epoca. I fascisti non hanno titolo per fare le vittime. »
(Ermanno Gorrieri)

Diverse fonti stimano nell'ordine delle poche decine di migliaia le vittime di parte fascista delle esecuzioni ordinate dalle formazioni resistenziali (comprese le condanne a morte di esponenti del partito fascista decise dal CLNAI subito dopo la liberazione di Milano) o eseguite da gruppi ed elementi facenti riferimento al movimento partigiano, ma di fatto non si hanno cifre precise su questi fatti.
I governi espressione della Resistenza adottarono una serie di provvedimenti per identificare i responsabili di abusi (o presunti tali) ed efferatezze commesse negli anni di guerra. Furono creati organi di indagine e tribunali specifici per sanzionare tali comportamenti: erano Corti d'Assise straordinarie sotto la presidenza di un giudice di ruolo nominato dai presidenti delle Corti d'Appello (anche Oscar Luigi Scalfaro ne fece parte). Essi agirono con prontezza e severità, si ebbero numerose condanne a morte (eseguite) o a lunghe pene detentive.
I governi dell'Italia liberata furono spesso scavalcati fu nel comportamento di partigiani che non volevano smobilitare, non accettando una normalizzazione che dava impunità a numerosi criminali fascisti. Essi usarono il potere locale, che si erano guadagnati nella lotta di liberazione, autonomamente e spesso in contrasto con le direttive del governo espressione del Comitato di Liberazione Nazionale per effettuare una serie di esecuzioni, che proseguirono circa fino al 1949.
Successivamente alla "normalizzazione" post-bellica, anche un alcuni partigiani vennero sottoposto a processi per presunte "stragi" e "assassinii" compiuti nella Liberazione: il tema della persecuzione dei partigiani da parte della magistratura e delle forze politiche su cui si fondava la giovane repubblicana divenne un simbolo per molte forze di sinistra, soprattutto causa lo stridente contrasto con l'impunità di cui godettero la maggior parte degli ex-fascisti che si erano macchiati di reati simili, quando non più gravi.
Le vendette colpirono principalmente chi si era reso responsabile dei massacri del periodo squadrista, dell'entrata in guerra del Paese con le tragedie che ne sono conseguite, della deportazione di decine di migliaia di italiani in Germania (circa 650 000 militari e 40 000 civili, tra cui 7 000 ebrei), delle torture e delle persecuzioni anche indiscriminate condotte dagli occupanti nazisti e dai loro alleati "repubblichini", tuttavia non mancarono violenze di altro tipo che sfruttarono le tensioni dell'immediato dopoguerra solo come copertura.
Le ragioni di questi comportamenti sono molteplici, si può ritenere che i partigiani temessero da parte dello Stato una punizione poco efficace o peggio una totale impunità verso i gerarchi fascisti che si erano macchiati di efferate azioni contro il popolo italiano, da cui nacque la sensazione di resistenza tradita.
Questi timori risultarono spesso fondati (quasi sempre nel caso degli organi militari e di polizia), in quanto i governi successivi effettuarono una de-fascistizzazione molto blanda soprattutto nella pubblica amministrazione, provocata da necessità politiche di pacificazione nazionale che ebbero il loro culmine nell'amnistia firmata dall'allora Ministro di Grazia e Giustizia Togliatti il 22 giugno 1946 seguita, il 7 febbraio 1948, da un decreto del sottosegretario alla presidenza Andreotti con cui si estinguevano i pochi giudizi ancora in corso dopo l'amnistia.
Si possono citare tra i tanti esempi il caso del fascista commissario-torturatore Gaetano Collotti (capo della famigerata "banda Collotti" attiva nel Nord-Est), premiato dopo la guerra con un'onorificenza militare(per questo motivo Ercole Miani torturato proprio da Collotti rifiutò la medaglia d'oro al valor militare,assegnatagli postuma); il caso del funzionario di polizia che aiutò a stendere gli elenchi per la strage delle fosse Ardeatine che fece carriera dopo la Liberazione; il caso analogo dei funzionari fascisti che collaborarono alla cattura di Giovanni Palatucci (il commissario di polizia che aiutò la fuga di migliaia di ebrei); il caso del comandante della X MAS della RSI Junio Valerio Borghese, i cui uomini si erano macchianti di numerosi ed efferati crimini durante la repressione della lotta partigiana, che venne condannato a soli dodici anni di carcere per "collaborazionismo" di cui nove furono condonati per interessamento e pressioni dei servizi segreti statunitensi che lo avevano arruolato, permettendo la sua scarcerazione subito dopo il processo e il suo ingresso nella vita politica del paese come presidente onorario del MSI.
Va anche ricordato che numerose bande armate fasciste operanti durante la RSI furono composte essenzialmente da efferati criminali e che numerosi effettivi delle forze armate fasciste si fecero strumento dei nazisti, talora al di là degli stessi desideri dei loro padroni, consumando innumerevoli atti di indicibile ferocia.

Le diverse anime della Resistenza
Va sottolineato che la Resistenza antinazista fu un fenomeno generale, presente in quasi tutti i paesi controllati dalla Germania, a partire dalla Francia e che la parte finale della guerra vide il convergere sulla Germania dei sovietici da est e degli Alleati da ovest.
Nella fase finale della guerra essi erano ancora alleati ma si vedevano chiare le tensioni per la suddivisione dell'Europa post-bellica in sfere di influenza, sia militare sia economica sia ideologica e di concezione della forma dello Stato. Nei paesi liberati dai sovietici si impose sempre il loro modello, nei paesi liberati dagli angloamericani si impose sempre il loro.
Non sempre la divisione fissata con agli accordi di Yalta era accettata dalle parti in causa. In due paesi liberati dagli Anglo-Americani, la Grecia e l'Italia, le maggiori forze della Resistenza inclinavano verso il modello sovietico, di cui tra l'altro non erano all'epoca noti alcuni aspetti. Sia in Grecia sia in Italia queste aspirazioni dei comunisti vennero frustrate dall'instaurazione di uno Stato più o meno democratico basato su un'economia di tipo capitalistico.
Viceversa in Jugoslavia l'esercito partigiano guidato da Tito instaurò un regime di tipo comunista nonostante il Paese fosse stato a Yalta parzialmente attribuito al blocco occidentale.
Nella Resistenza italiana vi erano (in forma più o meno esplicitata) due correnti maggiori di pensiero: una che vedeva la Resistenza come braccio armato di un "nuovo Risorgimento" avente lo scopo di espellere dall'Italia i tedeschi e rovesciare i loro alleati fascisti, ripristinando il regime pre-fascista o comunque liberale e democratico, basato su una democrazia parlamentare di tipo occidentale, ed una più decisamente orientata a sinistra, in genere filosovietica, che considerava (pur in contrasto con le indicazioni ufficiali delle direzioni nazionali dei principali partiti di sinistra) la vittoria militare solo un presupposto per un nuovo ordine politico in Italia basato su qualche forma di comunismo, come si pensava sarebbe avvenuto nei paesi assegnati a Yalta all'area di influenza sovietica.
In verità, questa ultima interpretazione della Resistenza non era condivisa da tutti i dirigenti del PCI, in particolare Palmiro Togliatti, aveva impresso a partire dal 1944 (e non senza incontrare una certa opposizione di alcuni elementi della base) una forte moderazione della linea politica del PCI arrivando addirittura (con la cosiddetta svolta di Salerno dell'aprile 1944) a dichiarare secondaria la questione repubblica-monarchia che divideva in quel periodo il fronte antifascista.
Era tuttavia diffusa tra i militanti comunisti l'idea dell'"ora X", ossia l'illusione che dietro l'atteggiamento togliattiano di accettazione della democrazia capitalista si nascondesse un'astuta manovra tattica volta a scatenare, al momento opportuno (l'ora X), un'insurrezione comunista.
Questa parte "rivoluzionaria" della Resistenza, in molti casi militarmente maggioritaria, non considerava finita la sua funzione armata con la vittoria dell'aprile 1945 e la battaglia continuava, assumendo il carattere di lotta rivoluzionaria, eventualmente in forme nuove, con un parziale spostamento dell'identità degli avversari.
Anche da ciò derivò l'elevato numero delle vittime, principalmente fasciste, ma anche appartenenti a brigate partigiane di diverso colore politico (fiamme verdi, democristiani, liberali), preti e in molti casi semplici esponenti delle classi sociali a loro non favorevoli in caso di scontro aperto (perciò si è anche parlato di una forte componente di lotta di classe all'interno del movimento resistenziale).
Nei mesi seguenti si si ebbero fatti sanguinosi, che con intensità calante proseguirono per alcuni anni. Talvolta i responsabili o i semplici accusati di questi omicidi nel dopoguerra trovavano rifugio o venivano fatti espatriare in paesi filosovietici come la Cecoslovacchia o la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia.
Tuttavia i sovietici, rispettando le spartizioni tra i due blocchi prese a Yalta, non promisero alcun appoggio ad un tentativo di presa armata del potere e il risultato negativo del tentativo rivoluzionario in Grecia smorzò molto il movimento. Lo scontro all'interno della sinistra comunista perdurò fino alla elezioni del 18 aprile 1948, quando fu del tutto chiaro che l'Italia era ormai saldamente inserita nel blocco occidentale, contrapposto a quello sovietico nell'ambito della nascente Guerra Fredda.

mercoledì 23 aprile 2008

RESISTENZA PARTIGIANA

In vista del 25 aprile, oggi e domani parlerò della Resistenza, quella fatta dai nostri nonni partigiani, morti per la nostra libertà. Quella Resistenza che Dell'Utri vuole cancellare dai libri di storia, magari mettendoci la resistenza di Mangano di fronte a i giudici...
E' per la memoria dei valori difesi dai nostri nonni che oggi, sia pure non mettendo la nostra vita in repentaglio, noi ancora Resistiamo contro questo nuovo fascismo, più subdolo, che non ti uccide il corpo ma l'anima e la mente.

Tratto da http://www.wikipedia.it/

« Tu non sai le colline dove si è sparso il sangue.Tutti quanti fuggimmo tutti quanti gettammol'arma e il nome. »
(Cesare Pavese, da La terra e la morte 9 novembre 1945)

Nel corso della seconda guerra mondiale, la Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza) sorse dall'impegno comune delle ricostituite forze armate del Regno del Sud, di liberi individui, partiti e movimenti che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e la conseguente invasione dell'Italia da parte della Germania nazista, si opposero - militarmente o anche solo politicamente - agli occupanti e alla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini sul territorio controllato dalle truppe germaniche.
Il movimento resistenziale - inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazista - fu caratterizzato in Italia dall'impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici). I partiti animatori della Resistenza, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra.
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana. Infatti, l'Assemblea costituente, eletta il 2 Giugno 1946 contestualmente allo svolgimento del referendum istituzionale, fu in massima parte composta da esponenti dei partiti del CLN (PCI, PSIUP, DC) che, in tale veste, elaborarono la Costituzione, ispirata ai princìpi della democrazia e dell'antifascismo.

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. »
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955).

Alla Resistenza presero parte gruppi organizzati e spontanei di diverse estrazioni politiche, uniti nel comune intento di opporsi militarmente (ove possibile collaborando con le truppe alleate) e politicamente al governo della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e degli occupanti nazisti tedeschi. Ne scaturì la "guerra partigiana", conclusasi il 25 aprile 1945, quando l'insurrezione armata proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia (CLNAI) consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese. Era l'ultima parte di territorio italiano ancora occupata dalle truppe tedesche in ritirata verso la Germania e soggetta all'azione repressiva delle formazioni repubblichine della Repubblica Sociale Italiana cui il movimento partigiano opponeva la propria resistenza. La resa incondizionata dell'esercito tedesco si ebbe il 29 aprile, anche se in alcune città come Genova le forze tedesche si erano già arrese alle milizie partigiane nei giorni precedenti.
Per estensione, viene da taluni chiamato "Resistenza" anche il periodo che va dagli anni trenta (in cui presero vita i primi movimenti) alla fine della guerra, inglobando nel concetto di resistenza ogni forma di opposizione alla dittatura di Benito Mussolini. Si potrebbe affermare addirittura l'esistenza di un movimento resistenziale ante litteram consistente nell'opposizione anche armata all'ascesa del fascismo e alle violenze squadriste, tentata negli anni venti in particolare dalle forze di sinistra (socialisti, comunisti, anarchici, sindacati).

LE OPPOSIZIONI AL REGIME
Dopo l'omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti (1924) e la decisa assunzione di responsabilità da parte di Mussolini, l'Italia si incammina verso un regime dittatoriale. Il sempre maggiore controllo e le persecuzioni degli oppositori, a rischio di carcerazione e di confino, spinge l'opposizione ad organizzarsi in clandestinità in Italia e all'estero, creando una rudimentale rete di collegamenti e gettando le basi per una struttura operativa potenzialmente armabile.
Le attività clandestine tuttavia non producono risultati di rilievo, restando frammentate in piccoli gruppi non coordinati, incapaci di attaccare o almeno di minacciare il regime se si esclude qualche attentato realizzato in particolare dagli anarchici. La loro attività si limitava al versante ideologico: era copiosa la produzione di scritti, in particolare tra la comunità degli esuli antifascisti, che però di rado raggiungevano le masse. Le uniche forze che mantengono una pur labile struttura clandestina in patria sono quelle legate ai comunisti.
Solo la guerra, e in particolare lo sfascio dello Stato innescato dai fatti dell'estate del 1943, offre ai clandestini l'occasione di entrare in contatto (magari immediato) fra loro, in ciò aiutati talvolta dalle forze angloamericane che ne compresero la strategica importanza per le sorti del conflitto e che provvidero ad armarle e aiutarle anche per gli aspetti logistici. Gli esponenti della Resistenza comprendevano allora i militanti dei partiti di sinistra, i repubblicani e i popolari che erano stati perseguitati dal fascismo all'inizio degli anni venti e altre forze di carattere liberale che erano state defenestrate col consolidamento del regime dittatoriale.

Il CLN
Il movimento partigiano, prima raggruppato in bande autonome, fu successivamente principalmente organizzato dal Comitato di liberazione nazionale (CLN), diviso in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) con sede nella Milano occupata e il CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale). Il CLNAI, presieduto da 1943 al 1945 da Alfredo Pizzoni, coordinò la lotta armata nell’Italia occupata, condotta da brigate e divisioni, quali le Brigate Garibaldi, costituite su iniziativa del partito comunista, le Brigate Matteotti, legate al partito socialista, le Brigate Partito d'Azione, le Brigate Autonome, composte principalmente di ex-militari e prive di rappresentanza politica, talvolta simpatizzanti per la monarchia e spesso legate ad idee imperialiste, riportate come badogliani, ma talvolta anche dichiaratamente apartitiche come l'XI Zona Patrioti guidata dal Comandante Manrico Ducceschi ("Pippo").
Al di fuori del controllo del CNL e dei partiti che vi si riconoscevano, agirono altri piccoli gruppi partigiani, come i trockijsti di Bandiera Rossa Roma, di cui ben 68 appartenenti vennero fucilati alle Fosse Ardeatine.
Specialmente nel periodo dall'8 settembre 1943 (data della proclamazione dell' armistizio e conseguente proclama Badoglio) al 25 aprile 1945 il territorio italiano occupato dai nazisti visse una vera e propria guerra nelle retrovie. L'azione della Resistenza italiana come guerra patriottica di liberazione dall'occupazione tedesca, implicava anche la lotta armata contro i fascisti e gli aderenti alla RSI che sostenevano gli occupanti.

Il ruolo giocato nella guerra
Ad essere coinvolti in quella che viene anche chiamata guerra partigiana, si calcola siano stati dalle poche migliaia nell'autunno del 1943 fino ai circa 300.000 dell'aprile del 1945 gli uomini armati che, specialmente nelle zone montuose del centro-nord del Paese, svolsero attività di guerriglia e controllo del territorio che via via veniva liberato dai nazifascisti.
Nell'Italia centro-meridionale il movimento partigiano non ebbe altrettanta crucialità militare, sebbene nelle aree conquistate dagli Alleati nella loro avanzata verso settentrione si riunissero i principali esponenti politici che da lontano coordinavano le azioni militari partigiane, insieme alle armate alleate. Infatti l'esercito anglo-americano aveva sospinto sulla linea Gustav già dal 12 ottobre 1943 le forze tedesche che risalivano verso il nord.
Con mezza penisola liberata e la restante parte ancora da liberare, con violente tensioni sociali ed importanti scioperi operai che già nella primavera del 1944 avevano paralizzato le maggiori città industriali (Milano, Torino e Genova), le popolazioni del nord Italia si preparavano a trascorrere l'inverno più lungo e più duro, quello del 1945. Sulle montagne della Valsesia, sulle colline delle Langhe e sulle asperità dell'Appennino Ligure le formazioni partigiane erano ormai pronte a combattere.

I GAP e le SAP
Nelle città cominciarono a costituirsi nuclei partigiani clandestini denominati GAP (Gruppi di azione patriottica) formati ognuno da pochi elementi pronti a svolgere azioni di sabotaggio e di guerriglia nonché di propaganda politica. Accanto ad essi, nei principali centri urbani sorsero all'interno delle fabbriche le SAP (Squadre di azione patriottica), ampi gruppi di sostegno alle formazioni partigiane belligeranti, con l'obiettivo specifico di rendere più ampia possibile la partecipazione popolare al momento insurrezionale. Attriti sorsero, però, a questo punto su quale sarebbe stato per il movimento partigiano l'interlocutore privilegiato, politico o militare che fosse, italiano oppure alleato.
Sotto questo aspetto a poco era servita la militarizzazione "ufficiale" dei partigiani, avvenuta nel giugno 1944 con l'istituzione - riconosciuta sia dai comandi militari alleati che dal governo nazionale - del Raffaele Cadorna Jr, con vicecomandanti l'esponente del Partito Comunista Italiano Luigi Longo e quello del Partito d'Azione Ferruccio Parri).
Mentre si cominciava comunque a guardare al futuro, un altro punto di contrasto era costituito, appunto, da quello che sarebbe accaduto nel dopoguerra, che veniva avvertito ormai come prossimo. Se da un lato la guerra di liberazione accomunava diverse forze politiche, sia pure nella clandestinità e nella diversità ideologica, l'obiettivo successivo - la nuova Italia - era fonte di divergenza: i partiti della sinistra - peraltro divisi al loro interno - paventavano particolarmente un ripristino dello stato liberale prefascista; dal canto suo, il Partito d'Azione sosteneva la necessità che alle organizzazioni partigiane venisse attribuito un ruolo di rilievo nell'edificazione di una nuova democrazia in grado di sovvertire il vecchio ordinamento monarchico. La monarchia, del resto, continuava ad essere sostenuta anche dai gruppi partigiani che si riconoscevano nell'ala democratico-cristiana, liberale ed autonoma, oltre che dai soldati dell'esercito che non avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana.

Dall'insurrezione alla liberazione
Il 19 aprile, mentre gli Alleati dilagavano nella valle del Po, i partigiani su ordine del CLN diedero il via all'insurrezione generale. Dalle montagne, i partigiani confluirono verso i centri urbani del Nord Italia, occupando fabbriche, prefetture e caserme. Mentre avveniva ciò, le formazioni fasciste si sbandavano e le truppe tedesche allo sfacelo battevano in ritirata. Si consumava il disfacimento delle truppe nazifasciste, che davano segni di cedimento già dall'inizio del 1945 e i cui vertici si preparavano alla resa agli Alleati.
Molti centri (quali Torino, Genova e Bologna) vennero liberati ancora prima dell'arrivo degli alleati, rendendo l'avanzata di questi più rapida e meno onerosa in termini di vite e rifornimenti. In molti casi avvennero drammatici combattimenti strada per strada; i resti dell'esercito tedesco e gli ultimi irriducibili fascisti della Repubblica Sociale Italiana sparavano asserragliati in vari edifici o appostati su tetti e campanili su partigiani e civili. Tra essi e le forze partigiane avvennero talvolta vere e proprie battaglie (come a Firenze nel settembre 1944), ma solitamente la loro resistenza si ridusse a una disorganizzata guerriglia, per esempio a Parma e a Piacenza.
Il 27 aprile 1945, Mussolini, indossante la divisa di un soldato tedesco, fu catturato a Dongo, in prossimità del confine con la Svizzera, mentre tentava di espatriare assieme all'amante Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani, fu fatto prigioniero e giustiziato il giorno successivo 28 aprile a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere venne esposto impiccato a testa in giù, accanto a quelli della stessa Petacci e di altri gerarchi, in piazzale Loreto a Milano, ove fu lasciato alla disponibilità della folla. In quello stesso luogo otto mesi prima i nazifascisti avevano esposto, quale monito alla Resistenza italiana, i corpi di quindici partigiani uccisi.
Il 29 aprile la resistenza italiana ebbe formalmente termine, con la resa incondizionata dell'esercito tedesco, e i partigiani assunsero pieni poteri civili e militari.
Il 30 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia ebbe a commentare che
« la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali. »
Il 2 maggio il generale britannico Alexander ordinò la smobilitazione delle forze partigiane, con la consegna delle armi. L'ordine venne in generale eseguito e le armi in gran parte consegnate, in tempi diversi nei vari luoghi in dipendenza dell'avanzata dell'esercito alleato, della liberazione progressiva del territorio nazionale, e del conseguente passaggio di poteri al governo italiano; una parte delle forze partigiane fu arruolato nella polizia ausiliaria ad hoc costituita.

venerdì 4 aprile 2008

Di chi è la colpa?

Mi sono sempre chiesto qual è il modo migliore per fermare Berlusconi e il berlusconismo dilagante. Combatterlo a viso aperto rinfacciandogli tutti i suoi errori e svelando i suoi lati oscuri, o ignorarlo, sminuirlo, non dargli la possibilità di parlare di comunisti, ecc…?
Finora nel panorama politico abbiamo assistito alla seconda tesi, tranne rare eccezioni, e il risultato è stato 15 anni di berlusconismo e un colossale adeguamento ad uno stile di vita piatto e misero, come degni sudditi del suo reame.
Molte persone con gli anni hanno imparato ad amarlo e condividerne le idee.
Da dove prende questa forza? Certo le televisioni hanno un ruolo fondamentale nel plagiare le menti, specie quelle più deboli e culturalmente impreparate. Ma può bastare?
Ricordiamoci che tecnicamente era ineleggibile, ma nessuno lo sapeva, nel 1994, e chi lo sapeva stava zitto, chi lo diceva, non contava nulla. Poi s’è trovato un’escabotage per rendere ineleggibile Confalonieri e non lui…
Ma le persone, ripeto, non lo sapevano, e chi lo sapeva continuava a tacere, a non rispettare la Costituzione. Perché?
Alcuni diranno: è stato favorito dal caos precedente, Tangentopoli, le stragi, l’accordo con Provenzano e chissà quant’altro. E comunque sia il primo governo durò poco.
Amcora la massa elettorale era ignorante, ma non berlusconizzata.
Dopo sappiamo tutti cosa successe: Prodi, la crisi, D’Alema, la Bicamerale. Ogni volta che Berlusconi è in crisi, la classe politica per una sorta di macabra solidarietà, lo resuscita.
Bossi diceva peste e corna sul suo conto, il mafioso di Arcore lo chiamava già nel 1995, ma la gente non lo sapeva, e chi lo sapeva taceva, come sempre. Poi dopo 6 anni quando in Tv apparvero un giornalista e un comico che dissero, prima delle elezioni del 2001, parte delle cose dette in precedenza da Bossi e la Lega, che nel frattempo rinnegò tutto, sotto lauto compenso, scoppiò il finimondo.
Per la prima volta qualcuno che sapeva non taceva, una rivoluzione…!
Per la prima volta The dark side of Berlusconi era a conoscenza di una buona parte dell’elettorato, non solo dei lettori della Padania del 1995.
Ma la gente lo volle comunque al governo, nonostante sapesse che su di lui incombevano gravi accuse, spesso documentate, ma alla fine prevalse l'idea che fossero strumentali. Un muro contro muro, in cui la verità non esisteva. I fatti scomparvero, rimasero solo le opinioni politiche. Era un opinione che Mangano vivesse a casa sua sapendolo mafioso. Era un’opinione la magistratura giacobina, comunista, politicizzata.
Si è andato avanti così, le persone convinte che nulla fosse vero, che ognuno faceva solo i suoi interessi. L’ideologia dominante era: tiramo avanti a campà, l’importante è che io e la mia famiglia lavoramo e avemo soldi per vive. E gli avversari politici? Non si deve demonizzare l’avversario, la frase più ricorrente.
Legittimato dal voto dei suoi sudditi, rimasto senza reali avversari, eliminati quelli rimasti, la plebe ancora immune dal suo virus si infettò, e rimasero solo pochi superstiti. Alcuni scelsero di combatterlo raccontando i suoi sventurati incontri di terzo tipo e problemi giudiziari, ma quelli che contavano scelsero la via della ragionevolezza e confronto con rispetto.
Ogni anno la memoria collettiva svaniva, fatti recenti sembravano appartenere a epoche passate.
Il silenzio e l’accettazione di ogni violenza era accettata con buon gusto, anzi, è giusto si diceva.
Forse non rendendosi conto della violenza subita, forse si. L’importante sono i soldi.
Poi di nuovo Prodi, ma ormai era tardi, il berlusconismo era entrato nelle menti dell’80% delle persone, anche di chi non lo vota, di chi pensa di essere di sinistra, o comunista. E infatti tra poco si rivota e molto probabilmente rivincerà per la terza volta. Ma conta poco. Andrò a votare ma è la gente che cambia un paese, non chi lo rappresenta.
E se la gente è lo specchio di un virus, l’antidoto non può essere solo osservarlo con un telescopio, ma devastarlo al suo interno, dopo averlo analizzato e creare un' ambiente sano per isolarlo.
Utopia, forse. Ma Resistere non costa nulla. E io Resisto.
Resisto contro una classe politica corrotta, capace di incorporare mafiosi e ladri e isolare meritevoli e onesti.
Resisto contro fighetti di destra e sinistra, ribelli e conservatori per il proprio tornaconto, abulici dell’indifferenza.
Resisto contro la generalizzata rassegnazione al nulla, a chi dall’altezza della propria presunta intelligenza, sceglie la via degli ignavi.
Resisto, quindi, al tragico connubio tra malapolitica supportata e sopportata da nauseanti pseudocittadini.

venerdì 29 febbraio 2008

Liberi di Servire

Oggi il mio blog compie il primo mese di vita.
Volevo ringraziare tutti coloro che hanno visitato questo sito, specialmente l’Associazione Culturale di Nogara(Vr), che mi ha inviato una e-mail tanto inattesa quanto bella, e tutti coloro,conoscenti e non, che hanno lasciato anche un commento ai miei post, , in quanto mi hanno regalato un po’ di felicità, che di questi tempi non è poco avere.

In questa occasione sento la necessità di esporre una breve riflessione sulla situazione politica e sociale dell’Italia. Nel post “Perché resistenza civica?”, spiegavo il motivo di fondo della creazione di questo mio blog, ora cercherò di scendere un po’ più nel dettaglio.
Premesso che non sono un cervellone, ma che non mi ritengo stupido,cercherò di spiegarmi nel modo più chiaro possibile.

Parto dal fatto inconfutabile che la politica deve risolvere i problemi dei cittadini e, possibilmente, non crearne dei nuovi.
È inconfutabile il fatto che la politica ha fallito il suo dovere. Si, è impossibile accontentare tutti, l’operatore del call center e i grandi manager industriali, l’ateo e il Papa, il comunista e il fascista, per farla breve.

Pensavo però che fosse anche impossibile avere miliardi di debito pubblico, tasse elevate per servizi scadenti, infiltrazioni criminali nell’intero panorama politico tranne rare eccezioni, sudditanza dagli Usa anche a 20 anni dalla fine della guerra fredda, oltre a pressioni Vaticane con chissà quali reali obiettivi.
In questo contesto storico si è inserito negli ultimi anni un elemento che a mio avviso ha dato il colpo di grazia al Paese e ai suoi cittadini. L’avvento della Tv commerciale prima e la sua anima trasformata in ideologia politica ha di fatto imposto un pensiero unico accettato dalla stragrande maggioranza della gente. Accettiamo il capitalismo senza concorrenti e fatto con i soldi delle banche, cioè i nostri, accettiamo la schiavitù dei lavoratori figlia di una globalizzazione senza regole, accettiamo la disintegrazione progressiva della natura,cambiamenti climatici evidenti giustificandoci nella limitatezza del nostro agire.
L’esplosione dell’appiattimento culturale che subiamo nelle tv private e pubbliche, che sono in realtà due facce della stessa medaglia, ci ha plagiati pian piano in strumento per il consenso, giustificazione per la mala politica, complici della decadenza socio-culturale italiana.
Le Tv e i mass-media hanno contribuito a sostituire il crollo dell’ideologie con il mito del denaro e piaceri della carne, tramite la spettacolarizzazione della vanità, innalzando a nuovi eroi e idoli figure costruite a tavolino che hanno come unico scopo la rimozione della critica. Si può essere incompetenti in tutto, ma se si è belli o simpatici, hai successo.
Se a ciò aggiungiamo l’odierna inutilità pratica della cultura, abolita da raccomandazioni e incapacità professionale, l’italiano medio di fine millennio e inizio nuovo è lo specchio dei modelli imposti dala società, un lavoratore rassegnato alla sua condizione, che aspira a far parte del mondo che riflette.
Tutto ciò avrebbe fatto indignare i nostri rappresentanti al Parlamento, invece con il passar del tempo anch’essi hanno accettato l’inaccettabile, nascondendo fatti e difendendo il loro status di politico, di qualsiasi colore sia. Non hanno colto il cambiamento sociale di questi ultimi 30 anni, anzi alcuni di loro lo hanno sfruttato a loro vantaggio, e piano piano la distanza tra popolazione e classe dirigente è aumentata a dismisura, aldilà dell’affluenza alle urne pubblicizzate all’infinito da uno dei due candidati Premier.
Tolta la capacità di pensare, di criticare liberamente, assistiamo a oscene visioni e accadimenti rimanendo passivi.Andreotti nonostante sia stato accertato mafioso, per poco non diventava presidente del Senato, va tranquillamente in Tv a parlare del più e del meno come fosse un’autorità, senza che nessuno gli dia giustamente del mafioso. Berlusconi: è stato accertato che ha finanziato per 20 anni la mafia di Riina, corrotto giudici a suo favore, fallito le sue politiche economiche, mente e si contraddice in continuazione, eppure ancora gode di credibilità tra la gente e sta per essere rieletto per la terza volta Presidente del Consiglio. D’Alema, ex comunista, stava comprando una banca con i suoi pupilli e con l’appoggio di Berlusconi e soci, fa ancora il Ministro e per poco non diventava Presidente della Repubblica…
Dov’è finita la capacità di indignarsi? O forse tutto ciò è giusto?

Io non so come ragionano le altre persone, e fo fatica a capirle, viviamo tutti i giorni in un paradosso ma finchè non ci tolgono casa e cibo nessuno si muove.
Penso che non mancherà molto di questo passo…
Aspetto con ansia il momento in cui la gente si rivolterà perché affamata e senza tetto, l’unico concetto che gli italiani capiscono.

sabato 2 febbraio 2008

Perchè Resistenza Civica?

La Resistenza ci ha liberati dal nazi-fascismo, come sappiamo tutti.
E' stata l'unica volta in cui la gente ha deciso il proprio destino.
Nella Resistenza c'era la vita in gioco.
Molti uomini-eroi sono morti per la nostra libertà.

Oggi non è più la nostra vita in gioco.
Oggi è in gioco la nostra vita simbolica.
Sono in gioco il rispetto, la logica, il buon senso, la tolleranza.
Sono in gioco le nostre idee, ideologie e valori.
Sono in gioco la morale, la giustizia, l'informazione libera.

La società dall'esterno ci attacca, insulta la nostra ragione, ci appiattisce nella nullità dell'essenza della spettacolarizzazione della vanità, ci costringe a piegarci al volere del dio denaro, e migliaia di servi credendosi liberi agiscono per mantenere questo occulto potere vuoto, ma efficace.

Molti di noi hanno dimenticato il significato delle parole sopra citate, altri non l'hanno mai saputo. Altri ancora lo sanno, ma non gli conviene impostare la propria vita con quelle parole.

Per questo motivo oggi si deve Resistere. Difendiamo la nostra dignità di persona in quanto tale, non pieghiamo la schiena ad ogni ordine, si deve reagire per noi e per il futuro dei nostri figli.

Questo blog nasce per dare inizio alla resistenza civica di chi vuole sapere, informarsi, e recuperare la memoria cancellata dal ventennio di fascismo mediatico del Biscione e complici, Rai compresa.
E' un progetto ambizioso, ma spero che ci sia tempo...

Concludo riportando una celebre frase:"Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontá generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettivitá resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave» . " (Francesco Saverio Borrelli).