venerdì 23 ottobre 2009

INCHIESTA SUI MASTELLA'S (e non solo...)

Bufera su Arpac e Udeur: 63 indagatiCi sono lady Mastella e il consuocero
Lonardo, divieto di dimora in Campania. Un file con 655 raccomandati: accanto a ogni nome, quello dello sponsor


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Le dimissioni di Clemente da ministro della Giustizia


NAPOLI - Terremoto all'Arpac, l'agenzia dell'ambiente campano: un'ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari) 63 indagati, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive. Un vero e proprio ciclone contro uno dei settori pubblici, considerato da anni «feudo» del Campanile di Clemente Mastella. L'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Napoli e dai carabinieri di Caserta coinvolge, infatti, politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani.

DIVIETO PER SANDRA - Nell’inchiesta risulta indagata anche la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, dove svolge la sua attività istituzionale. Non solo: stamane sette carabinieri sono entrati nella villa della famiglia Mastella a Ceppaloni, nel Beneventano e ne sono usciti dopo qualche ora. Nei confronti dell’eurodeputato, che si trovava a Strasburgo, invece è stato emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari.

ARPAC - Il filone dell’indagine per il quale sono scattati gli arresti e gli «avvisi» riguarda l’Arpac, Agenzia regionale per la protezione ambientale. Le accuse contestate vanno dall'’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al falso, all'abuso di ufficio, alla turbativa d’asta e alla concussione. Nel mirino degli inquirenti sia la gestione di appalti pubblici sia i concorsi finalizzati all’assunzione di personale e l'affidamento di incarichi professionali nella pubblica amministrazione. E nel partito chi non si piegava a quest'andazzo veniva vessato e intimidito.

GLI INDAGATI - Arresti domiciliari sono stati disposti per Luciano Capobianco, ex direttore generale dell’Arpac, l’Azienda regionale per la protezione ambientale della Campania. Quindici gli indagati per i quali è stato applicato il divieto di dimora nella Regione Campania. Oltre alla Lonardo; il capogruppo alla Regione Fernando Errico; Nicola Ferraro, consigliere regionale; Antonio Fantini, già presidente della Regione Campania e segretario regionale Udeur. Gli altri provvedimenti riguardano Valerio Azzi, imprenditore; Carlo Camilleri, ingegnere e consuocero di Clemente Mastella; Ruggero Cataldi, ex direttore amministrativo Asl Benevento 1; Giuseppe Ciotola, imprenditore; Bruno De Stefano, direttore generale dell’Asl di Benevento; Arnaldo Falato, dirigente dell’Asl Benevento 1; Carmelo Lomazzo, dirigente Arpac; Massimo Menegozzo, dirigente Arpac; Massimo Palmieri, imprenditore; Francesco Polizio, dirigente Arpac; Mario Scarinzi, ex direttore generale dell’Asl Benevento 1. Il divieto di dimora nelle province di Benevento, Caserta e Napoli è stato disposto per Bartolomeo Piccolo, imprenditore, mentre il divieto di dimora nelle province di Benevento e Napoli per Giustino Tranfa, imprenditore, Antonio Zerrillo, ingegnere. La misura interdittiva del divieto di esercitare l’impresa e la professione è stata disposta per gli imprenditori Gaetano Criscione, Francesco Di Palma, Fabrizio Merolla, Claudio Rossi, Fabio Rossi e per il libero professionista Antonello Scocca.

UN FILE CON I RACCOMANDATI - In un file rinvenuto nel computer sequestrato dalla Guardia di Finanza nella segreteria dell’ex direttore generale dell’Arpac, Luciano Capobianco, compaiono 655 nominativi e la maggior parte sono accompagnati dalla segnalazione di un esponente politico, dell’Udeur ma non solo, che li avrebbe raccomandati. Il documento costituisce uno degli elementi principali intorno a cui ruota l’inchiesta della procura di Napoli coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco. «Si tratta - è scritto nell’ordinanza emessa oggi dal gip Alfano - di raccomandati veri e propri che rispetto ad altri aspiranti privi di sponsor, disponevano della segnalazione di un referente politico che determinerà, nella maggior parte dei casi l’assunzione in violazione delle norme». In alunni casi è emerso che le segnalazioni venivano inviate dai soggetti interessati dal fax in uso allo stesso esponente politico di riferimento, in altri casi il curriculum sarebbe stato scritto a matita proprio dal politico. La procura ha indicato in un riquadro, in ordine decrescente rispetto al numero di segnalazioni, l’elenco degli autori delle segnalazioni (circa 150). Spicca con 100 Nocera (ex assessore regionale Udeur), poi a seguire i nomi di T.Barbato (43), Fantini (36), Giuditta (35), C.Mastella (26), Enrico (17), S.Mastella (12). Tra gli altri nomi di politici locali e nazionali più noti figurano anche Bassolino (2), De Mita (2), Pecoraro Scanio (1), Sales (1). Le persone segnalate sarebbero state favorite per incarichi esterni (consulenze) o per assunzioni all’Arpac a scapito di aspiranti privi di sponsor. Si scatena subito la ridda delle smentite: i primi a farle sono Pecoraro Scanio e Sales.

APPOGGIO DEI CLAN - Un filone dell'inchiesta riguarda presunti appoggi elettorali di un clan di Marcianise (Caserta): questa parte verrà ora stralciata e passata, per competenza alla Dda. Tra l'altro Pellegrino Mastella, uno dei figli di Clemente, girava con una Porsche Cayenne procurata dal titolare di un autosalone di Marcianise attualmente detenuto per 416 bis. Ma Pellegrino invia una nota - attraverso il suo avvocato Del Balzo - in cui precisa: «La vettura Porsche Cayenne è stata regolarmente acquistata e quindi pagata, come da prova documentale in suo possesso, che produrrà nelle sedi competenti. L’avvocato Mastella tiene conseguentemente a precisare che la Porsche non è stata assolutamente oggetto di regalo da parte di chicchessia, né ha mai conosciuto il titolare dell’autosalone di Marcianise».

UNA SUPER-PARCELLA - Un milione e 300 mila euro, a tanto ammonta la super parcella che è stata liquidata ad uno degli indagati. La persona in questione, in base al lavoro investigativo, è stata beneficiata dall’Asl di Benevento di una consulenza su un argomento che la stessa Procura di Napoli definisce «non chiaro». Si tratta della ricompensa ricevuta «dopo aver dispiegato per il partito (l’Udeur, ndr) la sua presunta intermediazione con gli organi di giustizia amministrativa in una controversia elettorale relativa alle comunali di Morcone (Benevento). Agli atti dell’Asl nessuna documentazione di tale consulenza ma solo il pagamento delle parcelle. Il beneficiario della frode, «un congiunto di un esponente di vertice del sodalizio», ha ottenuto la super parcella con una «truffa» (è la definizione della Procura) ai danni del consorzio di bonifica di Sessa Aurunca (Caserta) e della Regione Campania. L’importo è stato liquidato in relazione a presunti lavori di ristrutturazione della rete di adduzione dell’impianto irriguo di Cellole, sempre nel Casertano.

Tratto dal sito: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/21-ottobre-2009/inchiesta-arpac-63-indagati-25-arresti-1601901588567.shtml

martedì 20 ottobre 2009

Trattativa Stato-Mafia : Giovanni Brusca

Riporto un paragrafo del libro di Ferruccio Pinotti "Colleti sporchi" .

LE RIVELAZIONI DI GIOVANNI BRUSCA

Le dichiarazioni di Giovanni Brusca, uno degli artefici della strage di Capaci, hanno un ruolo controverso nell'indagine sui mandanti occulti.
Brusca ha confermato che l'eliminazione di Falcone era stata studiata già sin dalla fine del 1990.
E ha riferito che, durante uno degli incontri preparatori, commentò con Riina che quell'attentato avrebbe impedito al senatore Andreotti di diventare Presidente della Repubblica. Brusca ha raccontato anche del progetto di Riina di eliminare una serie di referenti politici che si erano rivelati inaffidabili, tanto che dopo la strage di Capaci gli affidò il compito di eliminare l'onorevole Mannino, incarico che venne sospeso perchè si decise di concentrarsi su un obiettivo più importante: Paolo Borsellino.

In una di quelle riunioni Brusca seppe da Riina di quello che il boss chiamò il "papello", cioè un messaggio - da destinare a personalità importanti e a figure istituzionali - che conteneva le condizioni imposte da Cosa Nostra allo Stato per cessar le stragi.

Brusca ha dichiarato ai pm di essere venuto a conoscenza, nel periodo compreso tra la strage del 23 maggio e quella del 19 luglio 1992, dell'esistenza di una trattativa condotta da Riina per ottenere benefici in tema di revisione dei processi, sequestro dei beni e collaboratori di giustizia.
Dopo la strage di Via D'Amelio, per agevolare la ripresa e la definizione di una trattativa, Riina chiese che venisse portato a termine un ulteriore attentato nei confronti di un rappresentante delle istituzioni: come obiettivi possibili vennero individuati Alfonso Giordano e Pietro Grasso. Dell'esistenza della trattativa di cui parla Brusca si trae conferma dalle dichiarazioni del generale Mario Mori e del maggiore Giuseppe De Donno relativamente ai rapporti con Vito Ciancimino, che sarebbe stato utilizzato come tramite.

Brusca nelle sue deposizioni ha confermato, inoltre, le indicazioni di Cancemi su uno scambio di opere d'arte trafugate (tramite Paolo Bellini, un personaggio che tornerà spesso in questa vicenda), per ottenere vantaggi carcerari destinati a 5 persone. Tra i beneficiari Riina aveva indicato Pippo Calò, ritenuto dagli inquirenti il cassiere della mafia a Roma e in seguito imputato dell'omicidio di Roberto Calvi.

Brusca ha raccontato agli inquirenti una serie di episodi dai quali aveva ricavato la convinzione che Riina avesse come suo consigliere politico Gaetano Cinà: un'indicazione forte, in quanto Cinà frequentava Dell'Utri e aveva frequentato la villa di Arcore. Cinà, inoltre, era colui che aveva organizato l'incontro di Berluconi con Stefao Bontate e Mimmo Teresi nella sede della Edilnord già nel lontano 1974.
Brusca ha confermato, poi, di essersi rivolto a Mangano tra il 1993 e il 1994, per sapere se fossero vere le indiscrezioni circolate sul setimanale "L'Espresso" in merito a rapporti di Berlusconi e Dell'Utri con la mafia e di aver ricevuto conferma dallo stalliere:
"Gli chiedo a Vittorio Mangano se era vero o non era vero [...] e quello mi conferma tutto paro paro: - Sì, vero è-. Allora dico: - Sei in condizione di ripristinare, cioè di riprendere un'altra volta i contatti con Berlusconi?-. Dice: - Sì-, dice:-Fammi vedere-. Va a Milano, torna e mi porta la risposta che è a disposizione, cioè c'è il contatto di potere riprendere con Silvio Berlusconi, però non gli domando tramite chi."

Il 21 settembre 1999, sentito dai pm di Firenze, Brusca ha dichiarato di ricordare che nel corso degli anni 1982-83 Ignazio Pullarà, reggente della famiglia di Santa Maria del Gesù a partire dall'arresto del fratello Giovan Battista, gli diceva che a Berlusconi e a Canale 5 "gli faceva uscire i picciuli", che venivano erogati con versamento mensile. Pullarà gli disse di essere subentrato in un rapporto già instaurato da Stefano Bontate, che nel frattempo era stato ammazzato. Queste notizie sono state consegnate anche ai pm nisseni in un interrogatorio del 26 giugno 1999.

Brusca ha ammesso, inoltre, in una delle varie deposizioni, di aver inviato a Berlusconi, tramite Mangano, un messaggio: il Cavaliere avrebbe potuto sfruttare le circostanze politiche dell'epoca per - attaccare il governo precedente, che era un governo di sinistra, anche se era un governo tecnico, ma era un governo di sinistra, e che se lui non sarebbe venuto incontro a noi con certe esigenze avremmo continuato -.

Nonostante queste pesanti indicazioni, quando a Brusca è stato chiesto di riferire in merito a possibili rapporti di Cosa Nostra con Berlusconi e Dell'Utri, Brusca non si è detto in grado di fornire indicazioni specifiche di sua esperienza diretta.

lunedì 19 ottobre 2009

Trattativa Stato-Mafia confermata!!

Grasso: «Trattativa Stato-mafiala vita di molti ministri salvata così»



Video
L'intervista di Grasso al Tg3

ROMA (19 ottobre) - «La trattativa tra Stato e mafia ha salvato la vita a molti ministri» ha detto il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, lo ha detto ieri prima in un'intervista a "La Stampa" commentando la vicenda del "papello" e poi in una al Tg3. «Per la verità - dice Grasso - le indagini precedenti avevano in qualche modo accertato l'esistenza di un tentativo di Cosa nostra di entrare in contatto col potere politico. E' processuale il contatto degli ufficiali del Ros, Mori e De Donno, con Vito Ciancimino. Ed è processualmente accertato che alla mafia, in cambio della resa dei vertici, fu offerto "un ottimo trattamento per i familiari", un "ottimo trattamento carcerario" e una sorta di "giusta valutazione delle responsabilità"».Secondo Grasso tutto questo «lascia intuire il meccanismo che Riina ripete ogni volta, che vuole in qualche modo dare vitalità a una trattativa che risulta difficoltosa. Le proposte del Ros, infatti, sembrano minime a Ciancimino che, a sua volta, si rifiuta di trasmetterle a Riina, anche per timore di ritorsione nei suoi confronti, e perciò suggerisce di 'congelarè tutto e prendere tempo. Le indagini ci diranno poi che Riina, invece, opta per accelerare i tempi e vara la fase operativa per compiere un attentato nei miei confronti. Progetto che sfuma per un disguido tecnico e anche perché in quel momento viene catturato».

Grasso: forse via D'Amelio serviva a riscaldare la trattativa. «Anche via D'Amelio - aveva detto Grasso nell'intervista - potrebbe essere stata fatta per "riscaldare" la trattativa. In principio pensavano di attaccare il potere politico e avevano in cantiere gli assassinii di Calogero Mannino, di Martelli, Andreotti, Vizzini e forse mi sfugge qualche altro nome. Cambiano obiettivo probabilmente perché capiscono che non possono colpire chi dovrebbe esaudire le loro richieste. In questo senso si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici». Grasso cita le carte processuali e anche di un "papellino" comparso poco tempo prima del "papello": «Potrebbe essere stato consegnato ai carabinieri del Ros, al colonnello Mori che nega l'episodio, da uno strano collaboratore dei servizi che chiedeva l'abolizione dell'ergastolo per i capimafia Luciano Liggio, Giovanbattista Pullarà, Pippo Calò, Giuseppe Giacomo Gambino e Bernardo Brusca. Anche quelle richieste ovviamente finirono nel nulla perchéirrealizzabili».

Di Pietro: è gravissimo, Grasso riferisca alla Commissione antimafia. «Se c'è stata una trattativa tra Stato e mafia si aprano i cassetti e si tirino fuori i nomi - dice Antonio Di Pietro - Chiediamo alla Commissione antimafia un'immediata audizione del procuratore Grasso, affinché chiarisca le preoccupanti affermazioni riportate oggi nell'intervista. E' gravissimo che nel nostro Paese ci sia stata una struttura parallela all'interno delle istituzioni che abbia gestito gli affari con le cosche mafiose. Le zone d'ombra, le trattative sottobanco non appartengono ad uno Stato di diritto». Secondo il leader dell' Idv, «lo scenario che si sta aprendo su questa vicenda delle stragi è inquietante, soprattutto adesso che ad ammettere l'esistenza di una trattativa tra mafia e Stato è il procuratore antimafia. Grasso, tra l'altro, ha affermato che questa sarebbe stata portata avanti nell'interesse dell' incolumità personale di alcuni politici di alto rango di allora, a cominciare da Andreotti, lo stesso che una sentenza definitiva ha, nel frattempo, accertato di avere avuto rapporti con la mafia, anche se impossibili da valutare penalmente perché prescritti. Non possiamo credere che a tenere le fila della trattativa tra mafia e Stato fossero soltanto gli ufficiali dei Ros». Di Pietro chiede di «conoscere i nomi dei politici che hanno gestito i contatti con Cosa nostra, gli uomini chiave che prendevano le decisioni» e di «sapere anche qual è il prezzo che lo Stato ha dovuto pagare. Tra l'altro vorremmo capire se i magistrati più esposti erano stati avvisati e tutelati e, nel caso, se l'insufficiente tutela sia stata una conseguenza del diniego e dissenso dei magistrati alla trattativa».

mercoledì 14 ottobre 2009

La mia Resistenza

Potrà sembrare superfluo il discorso che sto per fare, ma vista l'escalation di violenza, che va di pari passo con l'ignoranza, che colpisce l'Italia preferisco mettere i puntini sulle i...
Quindi spiegherò un concetto che per me è ovvio, ma è meglio essere sicuri.

Sono fortemente contrario ad ogni uso della forza per raggiungere un obiettivo.
Essa è necessaria solamente se si vive in un contesto militarizzato.

Per esempio: nella Unione Sovietica dello Zar è stato necessario intervenire con la forza per ottenere la sua caduta, la famosa Rivoluzione d'ottobre, anche se poi la libertà sognata dal popolo è stata tradita attraverso l'esecuzione del potere acquisito dai vari leader comunisti.
Contro i soldati dello Zar l'unico modo per sconfiggere la tirannia era, comunque, la rivoluzione armata.

Oppure Che Guevara e Fidel Castro contro la dittatura di Batista: senza quello sparuto gruppo di eroi che hanno dato la vita per salvare il popolo cubano attraverso azioni di guerriglia Batista sarebbe rimasto a soprimere per molti anni i cubani.
Poi anche in questo caso la gestione del potere ha mostrato molte lacune.


In entrambi i casi definisco queste rivoluzioni delle resistenze armate, necessarie quindi solo in presenza di armi e militari da parte dell'oppressore.

Cos'è quindi una Resistenza Civica?

E' quella Resistenza che si oppone non alle armi capaci di uccidere fisicamente la persona, ma a quelle armi di distrazione di massa che uccidono la mente e l'anima della gente.

Anni fa pensavo potesse bastare una rivoluzione culturale, basata sulla negazione del materialismo e una forte riforma della scuola in chiave umanistica.
Poi pensai che se il '68 e il '77 son falliti, perlomeno nelle loro utopie maggiori, un motivo ci doveva essere.
Non voglio farel'analisi qui anche perchè non sono preparatissimo nell'argomento in quanto penso che per comprendere appieno quei periodi avrei dovuto viverli.

Con il passare degli anni gli italiani hanno perso quelle piccole dosi di civiltà e moralità che ancora avevamo. Attraverso il bombardamento mediatico di nuovi valori estremamente immorali e la caduta delle ideologie manicheistiche, l'italiano ha accettato il suo destino e ha sostituito le sue resiue doti morali e civiche in furbizie e vigliaccherie.

Ora un'idea non basta più. La cultura è insufficiente per combattere la nuova società.
Senza l'apporto di una solida base civica e morale è inutile.
E quese doti si stanno perdendo e continuano a svanire col tempo.

Quindi dobbiamo rispondere alla inciviltà e indifferenza della società del nuovo millennio non con atti di violenza e armi come nel passato, ma attraverso un costante impegno civile e concreti atti morali, che inevitabilmente saranno considerati impopolari e controproducenti.

Questa è la mia ResistenzaCivica, spero sia anche la vostra.

giovedì 8 ottobre 2009

Sinistra=Imparziale?

Le reazioni per la logica bocciatura del Lodo Alfano sono insopportabili. Posso capire Berlusconi, il diretto interessato, che dà dei comunisti a tutti, anche se usa il termine "sinistra" per dequalificare giudici, stampa, programmi tv e Capo dello Stato.
E' matto, paranoico, malato, speriamo che prima o poi si accorgano anche i suoi elettori.(troppo tardi?).

Ma tutti gli altri zerbini che parlano di sentenza politica a reti unificate proprio non li sopporto. Mi si rivolta lo stomaco.

Ogni volta che c'è una sentenza contro il premier succede il finimondo, come l'altro giorno per la sentenza civile del Lodo Mondadori.

"Giudici di sinistra". "Giustizia ad orologeria" le frasi più gettonate.
La seconda frase è una evidente sciocchezza perchè la giustizia ha i suoi tempi, purtroppo lunghi. Eppoi in che periodo dell'anno si può emettere una sentenza e quando no? Stiliamo un calendario in cui la politica accetta un sentenza? Facciamo ad esempio da novembre a gennaio e luglio-agosto? Il non senso è lampante.

Mi incuriosisce, però, il senso della prima frase.
Tutti gli uomini hanno un'idea politica che può essere di destra, di sinistra o centro.
E' inevitabile.
Ma ciò non può togliere obiettività nel lavoro se il compito dei giudici è quello di far rispettare la legge, che non scrivono loro, ma il legislatore.

Non può essere l'orientamento politico di un giudice a cambiare giudizio su una legge. Specie se deve verificare se è compatibile con la Costituzione. Mi sembra evidente, logico, eppure ci sono persone che non ci credono.
Forse perchè sono loro che agirebbero in un modo diverso.
Allora qua entra in ballo la serietà professionale, la moralità, l'avere o meno la schiena dritta.
Su questi temi si può discutere. Sono elementi che pregiudicano l'obiettività del giudice.
Non a caso fu proprio Berlusconi, tramite Previti, a corrompere il giudice Metta.

E lui era di destra o di sinistra?
Non importa: era un delinquente, perchè corrotto.

Nessun giudice onesto, di sinistra o destra che sia, emette una sentenza in base alla propria simpatia politica.

Quindi la critica giusta sarebbe dovuta essere "La Consulta è disonesta", o "i giudici sono corrotti".
Ma ciò non si può dire senza prove, quindi si è inventato l'accusa politica, facendo credere alla gente che un'idea politica possa piegare la serietà profesionale e l'obbligo dell'obbedienza alla legge del Giudice.

Appunto finale: Napolitano che firmò in un giorno il Lodo Alfano(come tutte le altre leggi) è per me incapace di svolgere il ruolo che riveste.

martedì 6 ottobre 2009

Comunione e Liberazione + Lega Nord!!

Articolo di Ferruccio Pinotti, autore de "L'Unto del Signore", sull'accordo tra Cl-Lega.

http://issuu.com/stroboscopio/docs/ilfatto20091001

Il rapporto con i poteri forti del Vaticano è una chiave di lettura essenziale di questo governo, teniamoli d'occhio!

martedì 29 settembre 2009

DUECENTO!

Nel giorno del compleanno del nostro Don Papi, gli dedico questo mio 200esimo post.
Un po’ di autocelebrazione per il mio blog, nato a fine gennaio 2008 e, tra alti e bassi, ancora tenuto in vita dalla mia testardaggine a scrivere per sentirmi meglio e condividere con più persone possibili il mio pensiero.
Molte volte ho scritto di getto, d’istinto, di rabbia, commettendo inesattezze, scrivendo banalità, sciocchezze, altre volte ho scritto cose più interessanti, condivisibili, esatte.
Questo sono io, nel bene e nel male e non ho mai cancellato niente.
Ringrazio le persone che quotidianamente contattano il mio blog, shinystat conta oltre 6100 contatti, e l’ho installato a fine marzo 2008, due mesi dopo la nascita di ResistenzaCivica.
Molti o pochi che siano non importa, fa piacere comunque sapere che ci sono persone che sono curiose di sapere ciò che scrivo. Magari alcuni rimarranno delusi, altri meno, ma è normale così.
A volte mi chiedo a cosa serva scrivere ancora, sapendo che ci sono blogger più bravi di me, che scrivono meglio, più colti, con idee più originali, più seguiti,ecc.
Il fatto è che a me piace scrivere, e non pretendo niente se non di riuscire a spiegare a parole ciò che sento dentro: l’indignazione e la vergogna verso il popolo italiano e di chi ci governa, e ci ha governato, da Mussolini a Andreotti, Prodi, D’Alema e Berlusconi, ognuno con specifiche colpe più o meno gravi, e la scarsa fiducia nel futuro dell’Italia e degli italiani, ridotti a meri animali destinati alla quotidiana lotta con denaro, donne e lavoro. Tutto il resto è superfluo, dalla solidarietà umana alla cultura civica, morale e cognitiva. “L’uomo è un animale culturale” diceva Nietzsche, senza cultura ci affidiamo solamente all’istinto. È questa la condizione dell’italiano di oggi.(Vedi anche post numero 100).
Comunque di analisi se ne sono fatte tante e non ho la presunzione di averci visto giusto.

Ciò che manca è l’accordo su come rimediare alla perdita di valori fondamentali in ogni democrazia.
La prima cosa da evitare sono le divisioni all’interno delle classi culturali, politiche e sociali. Trovo molto grave la presenza di decine di partiti di Sinistra, compresi 4-5 partiti comunisti. Ognuno pensa di essere meglio dell’altro e per sciocchi individualismi si creano conflitti e seguenti scissioni. In questo modo si perde di vista l’obiettivo comune e si soprattutto non sia ha la forza necessaria per combatterlo.
“El pueblo unido jamas serà vencido”. Sacrosanta verità. Io che per anni ho votato Rifondazione comunista non posso più dare fiducia a partiti che invece di unirsi nei loro punti in comune si dividono per frivole questioni personali o burocratiche. Non voterò più un partito di Sinistra finchè non si riuniranno in un unico partito.
Per me l’ideale è un Partito Comunista e un Partito Socialista… nel senso nobile del termine. Chiaramente con nessuno degli attuali dirigenti dei partiti…! Dopodichè per governare ci si può alleare con i cattolici di sinistra. Una sorta di riedizione del Compromesso storico di Berlinguer-Moro. La guerra fredda e le brigate rosse non ci sono più, in futuro potrebbe funzionare.
Un partito che faccia della questione morale e culturale un punto fermo, ma che a differenza dell’odierno Idv abbia anche concetti "rivoluzionari", per lepoca in cui viviamo in ambito sociale ed economico. Mi spiegherò meglio in post successivi. Un esempio potrebbe essere garantire sanità a tutti, nel modello di Obama negli USA. Soldi per ospedali e medici anzichè armi e soldati... Sacrilegio!!!

Sto sognando ad occhi aperti, lo so, oggi non siamo pronti a questi idealismi, sarebbe già tanto se si riuscisse a sconfiggere il berlusconismo dilagante, e la sua spalla neo-fascista della Lega Nord.
E per farlo, ripeto, è obbligatorio fissare 5-6 punti cardine in cui le forze democratiche si riconoscano:
Legalità, lotta alla mafia, solidarietà, lavoro, cultura, sanità.
Questi argomenti devono assolutamente essere rivalutati in modo nuovo ed efficiente, nel modo che la logica e buon senso ci suggerisce, non assecondando bassi istinti di sopravvivenza politica e varie logiche di potere.

Ok, concludo ringraziando ancora tutti i visitatori-lettori che mi incoraggiano pur non sapendolo, grazie!!

giovedì 17 settembre 2009

Radio Kabul

Certo, mi dispiace.
Sono morti 6 ragazzi vittima di un attentato kamikaze, non può non dispiacermi.
Si, sapevano che rischiavano, lo facevano per soldi, e mille altre critiche possibili.
Ma erano vite umane, giovani.
Magari credevano veramente di migliorare la vita al popolo afgano, e forse ci sono persino riusciti.

Ma non posso nascondere la rabbia e la tristezza per la situazione generale.
I grandi equivoci che non riusciamo a toglierci da dosso:
-missione di pace
-esportare la democrazia.

Almeno si dicano le cose come stanno: è una missione di guerra, magari non di conquista, ma sempre guerra è.

L'idea di esportare la democrazia è una grande scemenza: lo dimostra le elezioni-truffa che hanno riconfermato Karzai.
Il concetto di democrazia è una questione culturale, non puoi insegnarla a colpi di mitra, bombe e carri armati. Deve nascere dal basso, con comportamenti civili e rispettosi.
E soprattutto non puoi dire di esportare la democrazia se hai un passato di esportatore di dittatori(Usa) e un presente di regime mediatico che rievoca molto un certo ventennio...(Italia).

A ciò, inutile dirlo, si aggiunge il fatto che l'Afghanistan è il principale produttore di oppio, che fa gola ai mercati Occidentali.
Altrimenti non si spiegherebbe la nostra presenza in quello stato, e ci si dimentica dei numerovoli dittatori che comandano sovrani in svariate nazioni africane, commettendo persino genocidi come è successo in Rwanda.

Quindi io penso che sia una grande scusa, per nascondere affari illeciti tra le nazioni complici.
Il problema resta, certo, ma il compito di trovare soluzioni alternative a questa, che ha fallito ormai da tempo, è il lavoro dei politici.
Cos'è cambiato da Nassirya a oggi?
Quanti morti dovremo ancora sopportare, parafrasando Bob Dylan?
E non parlo solo dei nostri soldati italiani, ma anche delle vittime afgane, ancora bersaglio persino della Nato...
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/esteri/63120/afghanistan-esplodono-autocisterne-morti.htm

Ma di loro non si parla mai...sono vite di serie B.

martedì 15 settembre 2009

Nessuna novità: dice tutto la sentenza Dell'Utri

Mi permetto di riportare l'ultima parte del "Passaparola" di ieri.

Questo è.. immaginate se oggi qualcuno dicesse queste cose in un’intervista a un giornale: tutti direbbero “ eh, clamorose novità sul caso Dell’Utri /Berlusconi”, in realtà queste cose le hanno scritte i giudici del Tribunale di Palermo nella sentenza che motiva la condanna di Dell’Utri a nove anni, solo che voi non le avete mai lette da nessuna parte, salvo rare eccezioni e quindi oggi ci si immagina chissà cosa dalle novità in materia di mafia e politica, stragi e trattative e non si sa quello che, almeno il Tribunale di Palermo, dopo nove anni di processo, salvo che siano tutti impazziti, ha ritenuto accertato. Adesso, naturalmente, bisognerà vedere come andrà il processo d’appello, ma questo è quello che hanno scritto i giudici di primo grado e, quando leggete che Berlusconi è stato completamente scagionato dalle accuse di mafia, perché non stavano in piedi, non ci crediate perché non è vero niente! Non credeteci - ho detto un congiuntivo che non c’entrava niente, mi scuso - non credeteci, sappiate - qui il congiuntivo ci sta bene - che le sei indagini aperte dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco sono state archiviate non perché non ci fosse niente, anzi: si è stabilito semplicemente, con l’archiviazione, che quelle indagini dovevano essere chiuse perché erano scaduti i termini massimi per le indagini stesse e, in quei termini, non si erano trovati elementi sufficienti per portare Berlusconi a giudizio, non che non era emerso niente, erano emerse un sacco di cose terribili dal punto di vista morale e politico, non bastavano per arrivare a presumere una condanna in sede penale e conseguentemente si è deciso di archiviarle. Archiviare vuole dire mettiamo in freezer in attesa di novità: se arrivano novità scongeliamo, questa è l’archiviazione. Ecco perché Berlusconi ha paura: ha paura che, se arriva qualche novità, possano tirare fuori dal freezer qualcosa che è stato solo archiviato, ossia è lì congelato. Per quanto riguarda invece le indagini sui mandanti esterni, non è vero niente che Berlusconi e Dell’Utri furono archiviati a Firenze a Caltanissetta perché non era emerso nulla a loro carico: anzi, a Firenze, a proposito delle stragi del 93, c’è scritto - lo scrive il G.I.P. che archivia la posizione di Berlusconi e Dell’Utri - che “ i due hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali a cui è riferibile il programma stragista realizzato”, ovvero che avevano dei rapporti con quelli che avevano fatto le stragi. “ Esiste un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra, rispetto a alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione”, cioè di Forza Italia, “ articolo 41 bis, legge sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale, asseritamente trascurato nelle leggi dei primi anni 90” e poi, sempre il G.I.P., aggiunge che “ l’ipotesi iniziale, quella di un coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi del 93 a Milano, Firenze e Roma, ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”, ma è scaduto il termine massimo per indagare e quindi archiviazione. Lo stesso ha scritto il G.I.P. di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, quando ha archiviato la posizione di Dell’Utri e Berlusconi, che erano stati indagati come possibili mandanti esterni delle stragi di Capaci e Via d’Amelio e Tona ha detto “ gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra e esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati”, ossia dai due indagati Dell’Utri e Berlusconi. “Cioè è di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione - cioè della mafia - quali eventuali nuovi interlocutori”: anche qui non sono emersi elementi sufficienti per andare a giudizio e quindi congeliamo, archiviamo. Questo c’è scritto, il che non significa che sono stati loro, ma non significa neanche che, se qualcuno intende riprendere in mano quelle vicende e, al momento, non risulta che nessuno abbia chiesto di riaprire le indagini archiviate a carico di Berlusconi e Dell’Utri per strage, commetta una follia: semplicemente si inserirebbe su un supporto che è già stato ampiamente elaborato in quegli anni e, se oggi emergessero delle novità, come dice giustamente Gianfranco Fini, esse andrebbero coltivate, ma ho l’impressione che Berlusconi sia più preoccupato di quello che i fatti finora raccolti lo autorizzino a preoccuparsi; è chiaro che lui è preoccupato, perché probabilmente ne sa più di noi! La prossima settimana uscirà Il Fatto quotidiano, c’è ancora tempo per abbonarsi a prezzi scontati su antefatto.it e lunedì prossimo vi dirò un po’ di nomi di belle firme che abbiamo ingaggiato e che troverete dal 23 settembre su Il Fatto quotidiano. Passate parola!"