venerdì 28 marzo 2008

10 domande che non sentirete mai in TV

Sig. Berlusconi, nel processo Dell’Utri sono stati accertati rapporti tra Lei, Dell’Utri stesso e i capi mafia degli ultimi 30 anni del calibro di Stefano Bontate, Totò Riina e Bernardo Provenzano. La requisitoria parla anche di pagamenti in contanti versati per un ventennio a Bontate prima e Riina poi. Tutto ciò è testimoniato non solo da decine di pentiti, ma anche da documenti, testimoni oculari, intercettazioni telefoniche, ambientali e filmati della Dia.
Cosa ha da dire al riguardo?

Sig. Veltroni, sempre a proposito di mafia, Crisafulli è stato filmato mentre baciava e abbracciava un capo mafia, era necessario candidarlo dopo che ci si è riempiti la bocca parlando della legalità nel suo partito? E perché non Nando Dalla Chiesa al posto suo?

Sig. Veltroni, le sembra opportuno candidare D’Alema, Fassino e Latorre, coinvolti nel più grande scandalo finanziario degli ultimi anni, con la faccenda Unipol-Bnl, nel quale tali politici erano esplicitamente partecipi all’affare e non solo tifosi come sostenevano?

Sig. Berlusconi, è vero che c’era lei dietro la scalata di Ricucci e Fiorani alla Banca Antonveneta e soprattutto al Corriere della Sera? Così poteva realizzare un progetto in parte fallito ai tempi di Licio Gelli e la P2, di cui lei faceva parte. Quanto c’è andato vicino stavolta?

Sig. Berlusconi, è vero che ha scelto la politica perché altrimenti con i debiti che aveva poteva fallire da un momento all’altro e rischiava di finire in galera come colluso con la mafia, come disse Confalonieri a ‘La Repubblica’ ?

Sig. Veltroni, perché candidate la Binetti, espressione del bigottismo malato dell’Opus Dei? C’entra forse qulacosa il potere del Vaticano e la sua influenza nella politica?

Sig. Berlusconi, come riesce a dar d’intendere agli italiani che tutti i suoi processi sono finiti con l’assoluzione e non con la prescrizione del reato commesso, come recitano la maggior parte delle sentenze che la riguardano? Forse ha qualche televisione e giornalista a lei compiacente?

Sig. Veltroni, mi faccia una classifica dell’argomento più inutile tra: lotta alla mafia, conflitto d’interessi(tutti), tv e informazione, abolizione leggi vergogna, lavoro, scuola, sanità.
Anche se capisco che i temi più importaniti sono i sondaggi, il voto utile e le promesse di più soldi a tutti che tanto nessuno manterrà mai. Ma le sembra il modo di fare politica, questo?

Sig. Veltroni, ultima domanda. Perché è proibito parlare male di Berlusconi, in quanto più che un avversario politico è un ladro, colluso coi mafiosi, corruttore di giudici, e ha portato in guerra l’Italia, solo per dirne alcune. Come si può aver rispetto di uno così?

Sig. Berlusconi, Cos’è per lei la libertà? E, citando Enzo Biagi, cosa ha avuto dalla politica e cosa ne ha ottenuto in cambio?

giovedì 27 marzo 2008

Opus Dei - Il DOVERE della Mortificazione corporale-

La mortificazione corporale è una libera scelta o una costrizione?
L’Opus Dei, come vi ho raccontato, mi ha detto che POSSONO farlo.
Allora io ho capito subito che mentivano perché avevo già letto questa testimonianza.

Amina Mazzali – Firenze. Ora ha 36 anni. A 15 è entrata nell’Opus Dei (reclutano persino minorenni).

Mortificazione corporale: “ A diciassette anni ho iniziato la mortificazione corporale: dovevo portare il cilicio alla coscia e frustarmi con la disciplina, ovvero la frusta. Non è una scelta, o una cosa facoltativa: te la chiedono espressamente, la mortificazione corporale. Il cilicio e la disciplina li dovevo usare solo quando mi trovavo nei Centri dell’Opus Dei, perché all’epoca-durante il liceo- abitavo ancora con i miei e solo all’università mi trasferii in una residenza dell’Opera”.
Come avvenne l’avvicinamento alla mortificazione corporale?
“ La numeraria che mi aveva ‘trattato’-questo il termine che usano per indicare l’azione di seguire passo dopo passo un giovane per avvicinarlo all’Opera- iniziò a parlarmi di questa cosa, la mortificazione corporale. Disse che era per volere del Padre. Io, quando la numeraria più grande che si occupava di me mi ha parlato della mortificazione corporale, sono rimasta allibita, pensavo che mi prendesse in giro, che scherzasse. Ricordo che me ne parlò durante un tragitto in metropolitana, a Milano, un’ambientazione piuttosto strana per un discorso del genere. Quando le epressi tutto il mio stupore mi spiegò che era un modo per avvicinarsi a Cristo. Mi ricordò che avevo promesso di essere disposta a dare tutto. Se ti tiri indietro, ti dicono che sei una persona inaffidabile, che non sei degna della chiamata privilegiata di Dio, che sei una vigliacca”.
I meccanismi di manipolazione psicologica per costringere un’adolescente a simili passi sono sottili e implacabili.
“ Da qul momento in poi il mio rapporto con l’Opus Dei era basato tutto sul senso di colpa. Mi dissero: “Tu hai dato la vita a Dio una volta per sempre, ti sei impegnata, devi farlo”. Tutto era basato su quello. Dicevano: “ Se ti tiri indietro non sei una persona corretta, volti le spalle a Dio”. Pian piano sviluppi un senso di colpa che ti costringe a fare anche ciò che non vorresti; perché non è del tuo giudizio che ti devi fidare ma della voce di Dio che ti viene attraverso i direttori”.
La scena della “prima volta” di Amina è rimasta bene impressa nella sua mente.
“C’era una residenza di riferimento, dove abitavano le numerarie che si chiamava Alzaia. Ed è avvenuto lì, per me, l’inizio del cilicio e della disciplina.la numeraria che mi aveva seguito in tutto il percorso mi ha portato in camera sua, in bagno. Là c’erano degli armadietti, dove tenevano questi oggetti. Mi ha detto: “Le numerarie, per volere del Padre, devono compiere ogni giorno la mortificazione corporale”. Mi ha spiegato come indossare il cilicio e come usare la disciplina. Io la ascoltavo tra il divertito e lo sconvolto, ancora non potevo crederci. Mi disse che bisognava essere disposti a tutto, con tutti i corollari; disse che il cilicio si ispirava alla corona di spine di Gesù, si giustificò dicendo che sono cose che si sono sempre usate nella storia della Chiesa anche se adesso un po’ meno che in passato.Mi ha dato il cilicio e la disciplina, me li ha regalati. Forse ce li ho ancora, non so, o forse li ho buttati via, in un momento di rabbia. La disciplina è formata da una corda intrecciata e annodata, che forma un manico da cui si dipartono tre o quattro funi intrecciate con nodi. Tra noi numerarie si diceva che il Padre Josemaria(Escrivà de Baleguer, quello fatto santo) avesse inserito dei chiodi nella frusta, delle lamette da taglio per farsi più male(versione confermata dallo scrittore John Allen) in altri casi c’era chi inseriva, per farsi più male, delle palline di plastica”.
Il cilicio: “…Si può regolare e stringere come si vuole, dipende dalla ‘generosità della persona. A me sono rimaste le cicatrici. Adesso si vedono un pò meno, ma se vai a fare il bagno al mare si notano chiaramente. Noi numerarie, le rare volte che ci portavano al mare, dovevamo indossare un costume da bagno con la gonnellina, una cosa ottoccentesca, ridicola. L’assurdo è che all’Opus Dei ti senti ripetere: “Tu sei ugulae agli altri, sei normale, sei una donna in mezzo alle altre donne”. Però vivi queste cose che in realtà sono fuori dal mondo.Per Es. fino al 1997 vigeva l’obbligo di portare sempre la gonna perfino nelle escursioni in montagna. A nulla valse una mia richiesta alle direttrici di poter talvolta fare uno strappo alla regola. Tutto questo non è laico, è il contrario di quello che ti dicono loro, quando affermano che noi siamo i campioni della laicità”.

Capite ora perché nella e-mail dell'Opus Dei che mi hanno mandato come risposta hanno mentito?

Opus Dei - A Vatican Cult That Teaches SadoMasochism

Non ci sono video critici in italiano sull'Opus Dei. Ho scelto questo in inglese, giusto per dare un'idea più concreta su quanto detto nel post precedente.

mercoledì 26 marzo 2008

Opus Dei - Notizie e Testimonianza-

Prima di partire con la testimonianza, qualche notizia di carattere generale sull’Opus Dei.
Prendo spunto dal libro di Pinotti ‘Opus Dei segreta’.
Fondata dal sacerdote spagnolo Escrivà de Balaguer nel 1928(in seguito fatto santo) e diventata Prelatura personale nel 1983, concessagli da Papa Giovanni Paolo II.
La prelatura personale garantisce all’Opus Dei una forte autonomia, paragonabile a quella di una diocesi extraterritoriale.
Conta 85.000 membri in tutto il mondo. Entra, attraverso i suoi membri, nelle attività di banche, industrie, partiti politici( la Binetti), sebbene sia dedita a opere di carità.
L’Opus Dei ha una caratteristica contraddittoria, è di fatto segreta, in quanto i suoi membri non si conoscono, come una setta è misteriosa nei suoi rituali, ma è dotata di un sito internet, visitato nel 2005 da tre milioni di utenti. Ed entra sempre più nella società che conta in tutto il mondo.
La sua visione conservatrice del mondo sta influenzando la maggior parte dei cattolici. Negli ultimi anni ha avuto molto successo grazie a Papa Woytila e adesso Papa Ratzinger, diventando quasi una Chiesa nella Chiesa.
Infine, è stata criticata molto la scelta della santificazione del suo fondatore nel 2002, in quanto in passato aveva appoggiato la dittatura franchista. Ora è oggetto di un vero e proprio culto della personalità.

Giornata tipo di una numeraria( un membro semplice dell’Opus dei viene chiamato così)

Emanuela Provera – Milano.Entrata all’Opus Dei a 19 anni.
La giornata tipo di un numerario è definito rigidamente da una serie di norme e consuetudini codificate in diversi documenti a uso interno. Il più importante è il ‘Codex Iuris Particularis Operis Dei.’
“La mia giornata tipo era articolato secondo uno schema piuttosto rigido e soffocante. Tutto era regolato, quasi nulla era lasciato al caso e bisognava rendere conto di ogni cosa alla direttrice della residenza. Mi venivano consegnate delle schede in cui si indicava con una ‘x’ il compimento del piano di vita e degli incarichi apostolici.
Alle 6.10 del mattino sveglia. Baciavo il pavimento e a bassa voce pronunciavo la preghiera del mattino, dopo aver detto il 'Serviam'. Correvo in bagno e facevo una doccia gelata, mentre pregavo per le “intenzioni" indicateci dal Prelato. Alle 6.45 mezz’ora di preghiera in oratorio. 7.15 Messa quotidiana in latino. 7.45 colazione. Alle 8 era il momento di pulire le stanze, insieme alle altre numerarie e alle ausiliari. Le numerarie indossavano un' uniforme bianca. Le ausiliari una blu.
Alle 9 incontro con la diretrice, per concordare il programma della giornata. Discutevamo del piano per avvicinare ragazze all’Opus Dei, impegnandosi di farlo tramite formule precise tipo ‘Cercherò di persuaderla a recarsi da un nostro sacerdote per confessarsi’.
Alle 9.45 uscivo per raggiungere l’università, durante il tragitto leggevo un libro approvato dalla direzione spirituale( c’è un indice di libri proibiti). Non era abitudine consentita leggere nulla al di fuori di una lista suggerita dai direttori.
Dalle 10 alle 13 frequentavo i corsi di Giurisprudenza a Milano. Poi pranzavo con l’amica di turno per convincerla ad appartenere all’Opus Dei.”
Dopo pranzo ogni giorno si vive la norma della mortificazione corporale.
“Per due ore al giorno ero tenuta, come ogni numeraria, a indossare sulla coscia il cilicio(codificato dai paragrafi 83 - 84 del Codex Iuris Particularis Operis Dei): una catena formata da anelli di metallo sui quali sono infisse delle punte che penetrano nella carne. Una pratica dolorosa, alla quale, una volta alla settimana, viene affiancata quella della ‘disciplina’, la frusta con la quale si è tenuti a frustarsi le natiche o la schiena nuda”.
Dalle 15 alle 17 seguivo altri corsi universitari. Alle 18 facevo ritorno in residenza. Alle 18.30 mezz’ora di orazione, sempre sugli scritti del fondatore. Alle 20 la cena, poi mezz’ora di svago: le ‘tertulias’, chiacchiere e aneddoti sulla vita del Padre, sulle azioni apostoliche della giornata.
Alle 20.30 seguiva il rosario e la recita delle ‘preces’. Alle 22 l’esame di coscienza, popi inizia il ‘tempo notturno’ chi vuole rimanere alzata oltre quell’ora deve chiedere il permesso della direttrice. Dopo le 22 non è consentito parlare fino alla prima Messa del giorno dopo. Le luci vengono spente e ci si ritira. Ogni numeraria, in camera propria, si inginocchia davanti al letto e con le braccia distese a croce recita tre Ave Maria, spruzzando il letto di acqua benedetta. Tutti i gioni si dorme su una tavola di legno sistemata sopra una rete. Una volta alla settimana si riposa senza cuscino, per la cosiddetta ‘notte di guardia’, qualche volta si dorme per terra, per fortificare la capacità di sacrificio”.

Ecco, questo è solo l’inizio, la parte più “normale” dell’Opus Dei…

martedì 25 marzo 2008

Opus Dei

Verso la fine del 2006 è uscito un libro di Ferruccio Pinotti: “Opus Dei Segreta”
Il sottotitolo è : Frusta , cilicio e alta finanza. Per la prima volta parlano i testimoni.
L’ho comprato e l’ho letto, quasi tutto, non ho avuto la forza di finirlo dalla tristezza e rabbia che mi provocavano le testimonianze citate nel libro.Spinto dall’emotività la scorsa Pasqua avevo mandato una semplice e-mail all’Opus Dei. Eccola:

----- Original Message ----- From: rocco-79@libero.it
To: info@opusdei.it
Sent: Thursday, April 05, 2007 3:58
PMSubject: domanda>

E' vero che i numerari usano il cilicio per 2 ore al giorno tutti i
> giorni e una volta a settimana c'è la fustigazione?

Ed ecco la risposta:

Gentile signore,la mortificazione corporale, come qualsiasi altra pratica cristiana, non può essere imposta, trattandosi di una scelta personale, da inserire nel proprio rapporto con Dio. Pertanto, i Numerari, come qualsiasi altro cristiano, POSSONO fare quello che lei dice, se lo vogliono e se sono convinti di trarne frutti spirituali. Tant'è vero - lo chieda a qualche Numerario, se lo conosce - che nessuno li controlla se lo hanno fatto o meno.
Cordiali saluti e auguri di buona Pasqua.
dott. ALDO CAPUCCI
_____________________
Ufficio Informazioni della Prelatura dell'Opus Deiper l'Italia in Internet Milano
e-mail: info@opusdei.it
http://www.opusdei.it/

Ognuno può giudicare come vuole, ma le testimonianze affermano che la mortificazione corporale è obbligatoria. E questo è niente paragonato al clima di violenza psicologica di chi entra in quell’ambiente. Come ciliegina sulla torta, chi entra ha l’obbligo di effettuare il testamento, anche da giovane, a favore dell’Opus Dei.
Ecco, per me sono dei Ladri, Assassini e Torturatori. Ma capisco che non tutti la pensino come me, quindi parlerò solo dei fatti.

Voglio porre all’attenzione questo argomento perché da quando c’è questo Papa l’ingerenza della Chiesa sulla politica sta aumentando a livello esponenziale. E l’Opus Dei è parte integrante di quel mondo ‘cattolico’ che pensa alla religione come strumento per accrescere denaro e potere. È in pratica una setta segreta, ma riconosciuta dal Vaticano.

Nei prossimi giorni trascriverò parti di testimonianze di persone che sono riuscite a sopravvivere, nel senso reale del termine, a quel modo medievale e illegale di fare ‘religione’.
In Italia e nel mondo.
Amen.

lunedì 24 marzo 2008

RIGETTATO IL RICORSO DI MOGGI - IL TAR CONFERMA: LA "CUPOLA "C'ERA

Sospendo momentaneamente la storia di Calciopoli per un fatto di cronaca recente.

Tratto dalla Gazzetta dello Sport di giovedi 20 marzo. Articolo di Maurizio Galdi.

Trentatrè pagine di ordinanza, così la terza sezione del Tar del Lazio(presidente Italo Riggio) ha rigettato il rocorso di Luciano Moggi contro la squalifica sportiva per “Moggiopoli”.

LA CUPOLA C’E’: Dell’articolato provvedimento, comunque sono 19 righe a pagina 30 che fanno la differenza. Righe che parlano della “creazione di una struttura sapientemente articolata e fondata su interessati rapporti con i centri decisionali della Federazione e della classe arbitrale, la cui funzione non è certamente quella di assicurare ad una determinata società, all’interno del ‘sistema calcio’, un’immagine di strapotere sul piano organizzativo e funzionale, ma di ingenerare a suo favore una situazione di sudditanza psicologica” da parte degli arbitri e delle altre società.
Così scrivono i giudici amministrativi giustificando la sanzione inflitta a livello sportivo dalla Corte Federale.

CORRETTO OPERATO: Di fatto la sentenza ritiene corretto l’operato di tutti gli organi che si sono succeduti a giudicari(Caf,Corte Federale,Camera di conciliazione e arbitrato del Coni) ed è stato inoltre dichiarato “il difetto di legittimazione passiva” al Coni che, pertanto non doveva neanche essere chiamato in giudizio da Luciano Moggi.

DIFESE: L’impianto difensivo della Federcalcio( sostenuto dall’avvocato Medugno) e quello del Coni(avvocato Angeletti) ha retto anche se il Tar ha deciso di dover entrare nel merito e non ha dichiarato un difetto di giurisdizione. “Di questo siamo soddisfatti-dice Paolo Trofino, uno dei legali di Moggi, -. La Figc riteneva che il Tar non potesse avere giurisdizione e invece noi sostenevamo il contrario. Quello che non ci soddisfa in pieno è ancora una volta l’interpretazione dell’articolo 36 delle Noif e per questo abbiamo già deciso che presenteremo appello al Consiglio di Stato”.

LA NORMA: “Non possono essere nuovamente tesserati coloro che aabiano rinunziato ad un precedente tesseramento in pendenza di procedimento disciplinare a loro carico”, recita il comma 7 dell’articolo 36 delle Noif(Norme organizzative interne della Figc) e Moggi sosteneva che essendosi dimesso e non potendosi più tesserare non doveva subire il giudizio sportivo. “ Su questo-conclude Trofino- vorremmo avere una risposta chiara viste le diverse interpretazioni fatte dai vari organi federali e ora anche dal Tar”.

venerdì 21 marzo 2008

Forza Mafia -Parte II-

Nel 1991, quando finalmente Mangano salda il proprio debito con la giustizia e torna a vivere con la moglie e le tre figlie, il boss vorrebbe dunque riprendersi l’esclusiva del rapporto con Berlusconi e Dell’Utri.
Totò Riina però glielo impedisce. Per lui quel canale che potrebbe ancora portare fino a Bettino Craxi è troppo importante.
Mangano prova a protestare, ma è tutto inutile. Salvatore Cancemi, che è il suo capo diretto ed è anche il suo miglior amico, gli dice chiaro e tondo che Berlusconi e Dell’Utri li “ha nelle mani” Riina “per il bene di Cosa Nostra”.
Vittorio si ritira in buon ordine.
La situazione cambia all’improvviso nell’estate del 1993.
Cancemi, sospettato da Bernardo Provenzano e dagli altri boss di essere un confidente, viene invitato a un incontro durante il quale dovrà chiarire la sua posizione. Cancemi è un duro, quando si è trattato di rischiare la vita per il bene di Cosa Nostra non si è mai tirato indietro. Personalmente ha partecipato a decine di omicidi, quindi sa che da certe riunioni è facile uscirci cadavere. E, piuttosto che provare a giustificarsi, si consegna spontaneamente ai carabinieri. All’improvviso la famiglia mafiosa di Porta Nuova resta senza capo.
Vittorio Mangano fa carriera.
Viene nominato reggente della cosca, prima da solo, poi con Salvatore Cucuzza.
La forza di Mangano in quel periodo sta tutta nei buoni rapporti che ha con Dell’Utri. Del resto il futuro parlamentare, pubblicamente, non nasconderà mai la considerazione che prova per l’amico boss. Tanto che nel 1996 dirà in un’intervista televisiva: “Non vedo niente di strano nel fatto che io abbia frequentato il signor Mangano… lo frequenterei ancora adesso…”. E ai cronisti della carta stampata aggiunge: “ Se fosse fuori (Vittorio è stato riarrestato nel 1995) lo inviterei a prendere un caffè”.
Così, subito dopo le stragi, il braccio destro di Berlusconi accetta di vedere di nuovo Mangano. Per parlare di cosa però non lo dice. Davanti ai Pm, nel suo unico interrogatorio, Dell’Utri resta sul vago: “Mangano era solito ogni tanto venirmi a trovare, prospettandomi questioni di carattere personale, spesso attinenti a motivi di salute”.
Tanta reticenza, considerano i giudici, non è casuale. Quelle di Vittorio e Marcello non sono delle semplici rimpatriate. Sono qualcosa di molto simile a dei summit.
Lo spiega, una volta pentito, Salvatore Cucuzza, proprio il mafioso che con Mangano divideva la responsabilità di guidare la famiglia di Porta nuova. Cucuzza ricorda che sul finire del 1993, quando ormai Forza Italia sta per presentarsi ai nastri di partenza, Mangano fa visita a Dell’Utri “un paio di volte”. Negli incontri, che si protrarranno fino al 1995, Dell’Utri promette iniziative parlamentari favorevoli a Cosa Nostra, la modifica della legislazione del 41 bis e di altre norme, ma dice: “Dovete stare calmi, dovete stare calmi, basta col clamore, basta con la violenza. Ci vuole tranquillità per agire”.
I colloqui intavolati con il braccio destro di Berlusconi hanno una quasi immediata ripecussione sui vertici di Cosa Nostra.
Nino Giuffrè se ne accorge nelle riunioni alle quali partecipa con lo zio Binu. Gli uomini d’onore parlano sempre più spesso di politica perché da quello che accadrà a Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi dipende il futuro di tutti loro.
Giuffrè racconta: “Verso la fine del 1993 già si aveva sentore che si stesse muovendo qualcosa di importante nella politica nazionale. Si cominciava a parlare della discesa in campo di un personaggio molto importante: Berlusconi. All’interno di Cosa Nostra venivano portate queste notizie che per un certo periodo sono state al centro d’incontri, di dibattiti,di valutazioni molto, ma molto attente. Cioè tutte le persone che avevano sentore, notizie di questo movimento che stava per nascere, trasmettevano quello che sapevano a Cosa Nostra all’interno della quale noi, e in moodo particolare Provenzano, ne valutavamo l’affidabilità.[…]
Abbiamo degli incontri, riunioni, per valutare come ci dovevamo comportare, fino a quando il Provenzano stesso ci ha detto che eravamo in buone mani, che ci potevamo fidare. Per la prima volta Provenzano esce allo scoperto, assumendosi in prima persona delle responsabilità ben precise.
E nel momento in cui lui ci dà queste informazioni e queste sicurezze, ci mettiamo in cammino, per portare avanti, all’interno di Cosa Nostra e poi successivamente estrinsecarlo all’esterno, il discorso di Forza Italia”.
Binu il ragioniere, insomma decide con calma. Dopo che Riina aveva puntato sui cavalli sbagliati( i socialisti) sa di non poter commettere errori. Per diventare il capo dei capi deve dimostrare a tutti gli altri di essere in grado di far transitare l’organizzazione criminale fuori dalle secche in cui era finita dopo le stragi. Poi, quando i suoi più stretti consiglieri gli dicono che davvero di Dell’Utri ci si può fidare, dice: “Va bene, appoggiamo Forza Italia”.

Ricordo ancora: Tratto da “I Complici”-Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento-. Di Lirio Abbate e Peter Gomez.

Mi fermo qui, il capitolo continua spiegando sempre meglio come si è giunti a questo accordo, che non è così semplice e lineare, ma che ha diversi motivi, diverse sfumature, in cui entrano in gioco vari personaggi, famosi e non.

Comunque penso che ciò che ho riportato basti per farsi un’idea della vera storia della nascita di Forza Mafia…!

giovedì 20 marzo 2008

Forza Mafia

“Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia, perché questo è stato un disastro che abbiamo combinato insieme, in giro per il mondo. Dalla Piovra in giù. Noi ce ne siamo resi conto, ma tutto questo ha dato del nostro paese una immagine veramente negativa…
Si pensa all’Italia, e sapete cosa viene in mente…C’è chi dice che c’è anche la mafia, nella realtà italiana. Ebbene, non so fino a che punto, rispetto alla realtà vera e operosa d’Italia. Eppoi che cos’è la mafia? Un decimillesimo, un milionesimo. Quanto sono gli italiani mafiosi rispetto a 57 milioni di italiani? E noi non vogliamo che un centinaio di persone diano una immagine negativa in tutto il mondo…”

SILVIO BERLUSCONI,
Presidente del Consiglio, 15 ottobre 1994

Tratto da ‘I complici’ di Lirio Abbate e Peter Gomez. Cap. 9 “Forza mafia”. Introduzione.

Lirio Abbate è sotto scorta per aver descritto e fatto i nomi, in questo libro, di mafiosi, politici e imprenditori che hanno aiutato Bernardo Provenzano nella sua lunga latitanza durata 43 anni.

Trascrivo l’inizio di questo capitolo del libro.

Il 2 novembre 1993, ai paini alti di Publitalia, squilla il telefono della segretaria di Marcello Dell’Utri. Un signore, dal forte accento palermitano, chiede di parlare con il dottore. Ma il numero uno della concessionaria di pubblicità della Fininvest, in quei giorni impegnato anima e corpo nella creazione di Forza Italia, non c’è. La segretaria, gentilissima, gli domanda se vuole lasciare un messaggio: “Sì, sono Mangano, Vittorio Mangano, nei prossimi giorni sarò da quelle parti, vorrei vedere il dottore”.
“Per cosa, signor Mangano?”. “Niente, le dica che è una questione personale, le dica che mi farò vivo io”.
Due giorni dopo la scena si ripete: il signor Mangano, chiama di nuovo, e questa volta spiega che arriverà per fine mese.
A pagina 315 e 316 dei bloc-notes “Omnia Labor Vincit” sui quali le collaboratrici di Dell’Utri segnano le telefonate ricevute, finiscono così due annotazioni: Mangano Vittorio sarà a Milano per parlare problema personale” e ancora: “ Mangano verso 30-11”.
Vittorio Mangano in quel momento è uscito da poco di prigione ed è appena stato nominato reggente della famiglia mafiosa di Porta Nuova. Dopo quasi vent’anni di onorata carriera, undici dei quali trascorsi in carcere per traffico internazionale di stupefacenti tra italia e Stati Uniti, finalmente ce l’ha fatta: è divenuto un capomafia e ha il diritto di parlare a tu per tu con Provenzano e Luchino Bagarella.
Con Dell’Utri il boss ha un legame antico. Nato negli anni Sessanta a Palermo, ma diventato molto più forte in Lombardia dove, a partire dal 1974, Mangano è per quasi due anni il fattore della villa di Arcore di Silvio Berlusconi. Il futuro Cavaliere lo stipendia con cinquecentomila lire al mese(pari a circa cinquemila euro di oggi) e lui segue con Dell’Utri anche i lavori di ristrutturazione di Villa San Martino. Vittorio si occupa dei contadini, del bestiame, della sicurezza della tenuta e dei suoi ospiti; Marcello riordina la biblioteca, cura la pinacoteca, il restauro delle opere d’arte e si fa insegnare dal suo amico palermitano a montare a cavallo.
Le giornate corrono veloci e spesso, a sera, la famiglia di Mangano si trova a cenare a tavola con quella di Berlusconi, poi all’imbrunire Vittorio, vestito di tweed come un perfetto gentiluomo di campagna, fa il giro del parco portando con sé sei feroci mastini napoletani.
Sono gli anni dei sequestri di persona. L’Anonima, capitanata a Milano dal corleonese Luciano Liggio, mette a segno rapimenti su rapimenti. Avere in casa un uomo come Mangano, abile con il fucile e dalle conoscenze giuste, è per tutti una garanzia di sicurezza. Come ulteriore assicurazione Berlusconi fa consegnare periodicamente a Cosa Nostra anche delle somme di denaro. Soldi che, secondo il tribunale, mettono il gruppo imprenditoriale del futuro presidente del Consoglio al riparo dal rischio mafia.
I versamenti vanno avanti per quasi due decenni. Quando Mangano finisce in prigione il denaro passa per le mani di altri uomini d’onore: prima della famiglia di Villagrazia, quella a cui era affiliato Stefano Bontate, e poi di quella di Malaspina, il clan nel cuore di Provenzano. A fare da tramite, dice la sentenza, è quasi sempre Tanino Cinà, l’amico tintore di Dell’Utri.

La trafila dei soldi targati Biscione che, una volta arrivati nelle mani di Riina, sono divisi tra le varie cosche, non è ricostruita solo da una decina di pentiti. Di quel denaro parla anche un documento eccezionale: le agende sequestrate agli uomini d’onore del quartiere palermitano di San Lorenzo, in cui i mafiosi segnavano le entrate riguardanti la loro famiglia. In quelle pagine, in corrispondenza della voce “Can.5 n.8” si legge: “990 regalo 5.000”. Traduzione del collaboratore di giustizia Giovan Battista Ferrante: dalla Fininvest nel 1990 sono arrivati, non come tangente ma come “regalo”(questa dicitura compare solo per il gruppo Berlusconi, e non per le altre imprese citate negli appunti), cinque milioni di lire. A partire dal 1988, spiega Ferante, le banconote giungevano a Palermo ogni sei mesi(secondo i collaboratori di giustizia l’ammontare del “regalo” a Cosa Nostra che inizialmente era di 25 milioni di lire, poi saliti a 100 a fine anni Ottanta, aveva raggiunto 200 milioni di lire l’anno. Soldi versati ogni 6 mesi e poi divisi tra le varie famiglie. Per questo nel 1990 a quella di San Lorenzo sarebbero arrivati 5 milioni) e finivano anche nelle casse del clan di San Lorenzo perché in quel territorio sono collocate le antenne e la sede delle emittenti televisive del Cavaliere.

Continua…

mercoledì 19 marzo 2008

Quello che le TV non dicono...

Ascoltando i dibattiti politici in Tv mi viene il voltastomaco. Più che altro mi infastidisce il fatto che ogni dibattito viene proposto come una cosa seria.
Tutti, o quasi, sanno che i politici in Tv ci vanno per prendere voti, non per far capire alla gente il loro pensiero o, tantomeno, informare sulle novità del Paese.
Discutono spesso delle stesse tematiche, spesso con gli stessi argomenti da almeno 10 anni, cioè da quando ho memoria io, per chi è più grande di me forse ascolta le stesse frasi da una vita…
Tolti alcuni bei servizi, e qualche rara puntata( vedi processo Dell’Utri con la famosa telefonata del Cainano, processo Cuffaro, caso De Magistris-Forleo,e poche altre, tra l’altro tutte trasmissioni di Santoro), le altre puntate e le altre trasmissioni sono utili più per i politici che per gli ascoltatori, che subiscono una visione distorta della realtà.
Non si può prescindere dal fatto che alcune verità storiche possano essere messe in discussione.
Molti discorsi e teorie cadrebbero all’’istante.
Per Es.:
1)Non si può parlare di Chiesa e Vaticano, senza rinfacciarli Marcinkus, Calvi,Ior, Opus Dei e tutte le loro conquiste pecunarie come l’otto per mille e l’abolizione dell’ici, per non parlare dei rapporti con personaggi legati a mafia, massoneria deviata, servizi segreti e dittatori sudamericani.
2) Non si può parlare di Andreotti senza constatare che è stato riconosciuto mafioso fino al 1980.
Un fatto su tutti: sapeva che la mafia voleva uccidere Piersanti Mattarella, e lui non disse niente. Una volta ucciso, tornò a parlare con il capo-mafia per lamentarsi, ma continuò a tenere quel piccolo segreto per sé.
3)Non si può parlare di economia e banche senza far saper come si sono comportati in passato le grandi Banche d’Italia, dal fallimento dell’Ambrosiano, al riciclaggio di denaro sporco della banca Rasini, al comportamento di Fazio come governatore della Banca d’Italia, ai rapporti continui con ambienti mafiosi e massonici nel passato e nel presente, ecc. Chi è Geronzi? E Cuccia? Mah…!
4)Non si può parlare di certi politici italiani coinvolti in Tangentopoli, dandogli credito come se fossero dei novellini con idee fresche. Tantomeno riabilitare Craxi.
5) Non si può parlare di immigrazione, clandestini, ecc. se non si conoscono usi e costumi del loro paese di provenienza, la loro cultura, le loro leggi. Non si può giudicare la cultura di uno straniero avendo come punto di riferimento la tua cultura. La Generalizzazione è Nazista. Impariamo a distingure, conoscere,e poi eventualmente giudicare e decidere.
6)Non si può parlare di mafia, camorra, n’drangheta, senza parlare dei loro rapporti stretti con politici e imprenditori, cardinali e massoni. Facendo i nomi di tutti. Passato e presente. Vivi e morti. Pezzi grossi e non.Riina e Berlusconi. Provenzano e Dell’Utri. Craxi e Riina. Andreotti e Badalamenti. Bontate e Andreotti. Bontate e Berlusconi. Cuffaro e Provenzano. Bassolino e la camorra. D’Alema e la Sacra Corona Unita. I comunisti siciliani e Provenzano. Ecc…
7) Non si può parlare di Berlusconi senza raccontare che ha preso soldi dalla mafia, dal Vaticano tramite Calvi, avuto favori dalla mafia di Bontate, Riina,Provenzano, compreso i voti, naturalmente.
Comprato la sentenza che gli ha dato la Mondadori, corrotto Craxi(che sforzo!) per avere diritti televisi ed eludere le leggi, cambiato le leggi per non finire condannato nei suoi infiniti processi.
Non considerarlo vittima perché perseguitato, ma ladro perché ha rubato. Far cadere i luoghi comuni: Fininvest stava fallendo, non era ricco. Non si è fatto da solo, i soldi non erano suoi come ho detto prima, ecc. E’ stato piduista con Licio Gelli. Non ha mantenuto le promesse elettorali, ci ha riportato in guerra.

Potrei continuare, ma mi fermo qui, un riassunto ci stava.
Tutto questo deve essere messo alla base di ogni discussione politica. So che ci sono altri temi importanti come scuola, sanità, trasporti, ecc. ma, apparte che non se ne parla quasi mai( chi si ricorda una discussione sui problemi della scuola?),il discorso è sempre quello: ogni aspetto va discusso e valutato partendo dalla sua storia, e la storia di ogni situazione italiana è legata a intrecci tra politica, mafia, banche, Vaticano, massoneria, servizi segreti, ecc., chi più, chi meno.
Non a tutto si è arrivati alla verità, ma alcune cose sono sicure.
I 7 punti di prima sono verità certificate, che tutti devono sapere, nessuno può dubitarne.
Inoltre non ho detto nemmeno tutto…

Anche se un fatto penalizza un politico piuttosto che un altro, ciò non significa che sia una opinione politica. Un fatto è tale perché incontestabile, chi lo trasforma in opinione è un alchimista, non un politico o giornalista, quindi deve scomparire dai dibattiti politici.
Se tutti i partecipanti ad un dibattito politico non accettano la verità accertata dal corso della storia, tale dibattito, qualunque sia il tema, non ha senso.

martedì 18 marzo 2008

Novità al processo Dell'Utri.

Per chi sa che c'è il processo Dell'Utri, ho trovato queste informazioni sul perchè del ritardo dell'appello. Non sono buone news per Marcello e il caro Silvio...
Se qualcuno ne avesse parlato sarebbe scoppiato il caos, essendo notizie gravissime, ma per fortuna in Italia sappiamo tenere bene l'ordine...Buona lettura!

Domenico Gozzo e Antonio Ingroia, hanno presentato motivi d'appello segnalando tre nuovi capitoli che aggiungono elementi d'accusa contro Dell'Utri: i rapporti con il sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino; la scoperta di una Fininvest Gran Cayman, emersa nell'inchiesta romana sulla morte del banchiere Roberto Calvi; i contatti tra casa Dell'Utri e Vito Roberto Palazzolo, boss latitante in Sudafrica.

L'assegno di Ciancimino. Un'inchiesta su Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, ha permesso di raccogliere una nuova prova sui rapporti tra Ciancimino padre e l'allora nascente Fininvest, di cui Dell'Utri era l'ambasciatore in Sicilia. In una telefonata intercettata il 5 marzo 2004 tra i fratelli Massimo e Luciana Ciancimino, la seconda riferisce di essere stata chiamata da un certo «Gianfranco» (Miccichè?), legato a Silvio Berlusconi, che l'aveva invitata alla manifestazione a Palermo per i dieci anni di Forza Italia.
Era l'occasione buona, aveva detto «Gianfranco», per farle conoscere Berlusconi. A questo punto Massimo Ciancimino interviene dicendo che in quell'incontro avrebbe potuto finalmente restituire a Berlusconi un assegno di 35 milioni consegnato anni prima al padre e conservato per tutto questo tempo «nella sua carpetta». Oggi Gozzo e Ingroia si chiedono (e vorrebbero chiedere aDell'Utri): quando e perché quell'assegno passò dalla Fininvest a Ciancimino?

La Fininvest Gran Cayman. Da un'altra inchiesta, quella romana sulla morte di Calvi - a cui ha collaborato come consulente della procura Francesco Giuffrida, già consulente a Palermo per il processo Dell'Utri - è emerso un antico rapporto societario tra Berlusconi e il banco Ambrosiano. Robinson Geoffrey Wroughton, che per la società di revisione Touche ha condotto accertamenti su richiesta della Liquidazione del Banco Ambrosiano Holding di Lussemburgo, ha confermato che questa holding lussemburghese controllata da Calvi ha compiuto nei primi anni Settanta investimenti in società ricollegabili alla Fininvest. E ha indicato il report Lovelock come luogo dove sarebbe conservata traccia di quelle operazioni finanziarie: Lovelock era una Anstalt del Liechtenstein che negli anni Settanta fondò la Banca del Gottardo. Giuffrida segnala gli esborsi di Capitalfin International Ltd, società della cosiddetta «costellazione estera» dell'Ambrosiano, verso la Fininvest Limited-Gran Cayman, società riconducibile a Berlusconi.
Gozzo e Ingroia a questo proposito chiedono che siano sentiti come testi Wroughton, Giuffrida e Carlo Calvi, figlio del banchiere dell'Ambrosiano, che ha già accennato a rapporti tra il padre e Berlusconi. Entrambi erano iscritti alla P2, come pure i funzionari della Bnl che agivano nelle fiduciarie Capitalfin (galassia Ambrosiano) e Servizio Italia (galassia Fininvest). Calvi fu in quegli anni «beneficiario di ingenti finanziamenti da parte di ambienti mafiosi». Quegli stessi ambienti presso cui Dell'Utri svolgeva la sua funzione di mediazione, per conto della Fininvest e di Berlusconi, «vittima consapevole» (come hanno scritto i pm) del rapporto che il suo collaboratore aveva stretto con gli uomini di Cosa nostra.

Palazzolo e l'affare africano. La terza richiesta di Gozzo e Ingroia riguarda i rapporti tra Marcello Dell'Utri e Vito Roberto Palazzolo, nato a Palermo ma riparato in Sudafrica, dove è conosciuto anche come Robert von Palace Kolbatschenko. Grande riciclatore dei narcodollari della Pizza connection, Palazzolo è considerato uomo d'onore della famiglia di Partinico, legata all'ala corleonese di Cosa nostra. Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, Palazzolo è sempre stato vicino all'ultimo grande capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, di cui ha curato alcuni interessi economici in varie parti del mondo. Negli anni, von Palace è diventato potente e ricchissimo, proprio grazie alla sua attività di riciclaggio di denaro di provenienza illecita e agli investimenti «dei ricavati di sua pertinenza nelle attività oggi a lui facenti capo».
Ebbene, è proprio questo Palazzolo dall'altissimo profilo finanziario (e criminale) che ha contatti con Dell'Utri e la sua famiglia. La sorella, Sara Palazzolo, che gestisce gli interessi in Italia di Vito Roberto, è più volte entrata in contatto con il manager di Berlusconi e i suoi familiari. Preoccupato per le rogatorie chieste dalla procura di Palermo e temendo che queste potessero sfociare in una richiesta d'estradizione, Palazzolo spinge la sorella a premere su Dell'Utri perché si attivi contro questa eventualità, perché intervenga a risolvere i problemi giudiziari e «ministeriali» (come bloccare, appunto, l'eventuale richiesta d'estradizione). In effetti, le cose per Palazzolo finirono bene. I contatti sono provati da alcune telefonate intercettate nel 2003, che i due pm ritengono «assolutamente necessarie» per la decisione del processo d'appello, perché dimostrano che «Dell'Utri accetta di incontrarsi con Palazzolo, uomo d'onore di Partinico, per il tramite della sorella (anch'essa imputata di associazione mafiosa)». E offre in cambio soci e capitali per investimenti in Angola, un «affare africano» per cui viene chiesto anche il sostegno di Berlusconi.
In una delle telefonate intercettate, registrata il 26 giugno 2003, Palazzolo dice alla sorella: «Non devi convertirlo, è già convertito...». Intendendo, secondo i magistrati, che Dell'Utri ha rapporti d'antica data con Cosa nostra e quindi è già disponibile. Per questo, scrivono Gozzo e Ingroia, «si fa istanza che la corte d'appello voglia richiedere al Senato della Repubblica l'autorizzazione alla utilizzazione» delle telefonate di Dell'Utri, protette e inutilizzabili perchè intercettate a un senatore.