venerdì 7 novembre 2008

Il comico, l'abbronzato e gli imbecilli

La gaffe del Presidente del Consiglio è sulla bocca di tutti, molti si sono vergognati, giustamente, e offesi in quanto considerati imbecilli. Giusto.
Bisognerebbe ricordargli che non può parlare come se fosse al bar o al Bagaglino...!
Mi piacerebbe che questa indignazione generale ci fosse stata anche quando ha approvato le mille leggi ad personam, Lodo Alfano e depenalizzazione falso in bilancio, o quando spacciava per eroe Mangano.
Comunque, oggi volevo parlare di Obama, dato che non l'ha fatto nessuno...!!
Tutti a magnificare la sua elezione.
A complimentarsi coi discorsi di cambiamento.
E io gli credo. Per me è sincero.
Ma, forse a causa del mio pessimismo, non credo riesca in questa impresa di ribaltare come un calzino gli USA, con tutte le sue regole finanziarie, economiche, le lobby, multinazionali, gli appoggi arabi, i signori della guerra, ecc. Figure che spesso si intersecano tra loro e a volte coincidono.
Per me sarà dura anche ritirare le truppe dall'Iraq, e ancora di più dall'Afghanistan.
E poi con L'Iran?Cosa si farà?
E Israele e Palestina?
Per adesso sono argomenti passati in secondo piano causa la grande crisi, ma prima o poi riemergeranno, colmi di sangue di vite civili.
Ciò che voglio dire è che comunque sia Obama si deve inserire in un contesto nel quale è difficile muoversi, anche all'interno del suo partito ci sono moderati potenti che ostacoleranno i suoi sogni di equità sociale.
Gli Usa non sono mai stati socialisti, basterà Obama e la crisi finanziaria per riequilibrare la forte diseguaglianza sociale vigente quest'oggi negli States?
Io non sono un politologo o esperto in questioni d'oltreoceano, chiaramente, faccio le mie considerazioni in base alla mia logica.
E avverto un ottimismo non basato su fatti ma su emozioni.
Spero di sbagliarmi, buon futuro a tutti!!

mercoledì 5 novembre 2008

Antifascismo Obsoleto

Mentre negli Stati Uniti hanno eletto un presidente nero in nome di un reale cambiamento, qua in Italia siamo alle prese con dichiarazioni allucinanti del braccio destro del nostro(sigh) Presidente del Consiglio: Marcello Dell'Utri.

Ecco il link:http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2008/11/05/947758-dell_utri_antifascismo_concetto_obsoleto.shtml

lunedì 3 novembre 2008

Gran Maestro Unico

Ho ascoltato l'intervento di Travaglio, bravissimo come al solito.
Lui dice di essere d'accordo di trasmettere Gelli in Tv così serve a rinfrescare la memoria agli italiani. E sotto questo punto di vista sono d'accordo.
Però non posso nascondere la mia indignazione nel fatto che un personaggio che dovrebbe stare a marcire in galera, in quanto è fuori perchè ha 89 anni, possa andare in Tv a diffondere il suo verbo fascista-piduista.
Avrei preferito che un giornalista, alla Travaglio, dedicasse una serie di puntate tv su Licio Gelli ponendogli domande a 360°.
No Licio Gelli che intervista Dell'Utri e Andreotti.
Io non l'accetto.
Chiaramente non accetto nemmeno che un suo seguace come Berlusconi sia Presidente del Consiglio.
Il discorso di Travaglio è forse rivolto più alla classe politica che alla gente comune.
E se Gelli da Odeon Tv si trasferisse, per esempio, a Rete 4? Non sarebbe grave?
Se i suoi discorsi fossero seguiti da milioni di spettatori, non darebbe ulteriore linfa alla rivalutazione del fascismo e all'adorazione per il nostro Cainano?
Si sa che gli italiani sono succubi della Tv, quindi io preferirei che certi personaggi non avessero il potere di gestire un programma tv, per piccolo che sia, e se si vuole rinfrescare la memoria agli Italiani, bè che siano storici e giornalisti preparati a fare luce sugli episodi oscuri della vita del nostro Paese.
Per esempio leggendo i libri si Ferruccio Pinotti "Poteri Forti" e "Fratelli d'Italia".
Che si facciano trasmissioni su quei libri con Gelli come ospite, se proprio deve andare in Tv...

Parafrasando Travaglio...No al Gran Maestro Unico!

martedì 28 ottobre 2008

La Banda Parmalat - Berlusconi, Forza Latte - Parte I -

"Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Berlusconi e l'ho incontrato ad Arcore. Berlusconi mi chiese se volessi entrare nel gruppo dei suoi sostenitori. Aggiunse che l'impresa che voleva portare avanti con la creazione del nuovo partito era piuttosto onerosa. E mi chiese se il mio gruppo poteva aiutarlo sia dal punto di vista finanziario che organizzativo. Io gli risposi che non era mia intenzione schierarmi con lui ufficialmente, ma che ero comunque disponibile a contribuire finanziariamente al progetto Forza Italia. Insieme concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare occultamente il nuovo partito".

Tanzi continua a raccontare: " In buona sostanza trasferimmo quote di pubblicità Rai a Publitalia. Di questo particolare non sono sicurissimo. Certamente però l'accordo con Berlusconi prevedeva che le tariffe degli spot non godessero di particolari sconti e/o promozioni, così come un'azienda come la nostra, che aveva un budget pubblicitario così rilevante, era in grado di ottenere".
La pratica dei mancati sconti, secondo Tanzi, è andata avanti per questi dieci anni, durante i quali Parmalat ha sopportato "un maggior costo della pubblicità
pari a circa il 5% di quanto ci ha complessivamente fatturato il gruppo Mediaset. L'accordo originale non è mai stato modificato tranne negli ultimi due anni quando, avendo aumentato il budget della pubblicità, pensavamo di aver diritto a qualche sconto.

Secca la smentita di Mediaset: "Tanzi ha ricevuto un trattamento analogo a quello riservato agli altri grandi inserzionisti". Ma, di fronte alla richiesta di quantificare il taglio dei prezzi, il gruppo Berlusconi si trincera dietro il segreto: "Si tratta di un dato riservato".
Qualcosa però lo ha capito la Guardia di Finanza, che nei suoi rapporti evidenzia non solo come gli sconti concessi alla Sipra(la concessionaria della Rai) siano stati molto più alti rispetto a quelli di Publitalia, ma anche con Parmalat abbia progressivamente preferito Mediaset alla Rai.
Della faccenda, che se vera ha permesso a Forza Italia di incassare almeno 4 milioni di euro in dieci anni, secondo Tanzi si occuparono Marcello Dell'Utri e il direttore commerciale di Parmalat Renato Barili in un incontro avvenuto nel 1993.
Ma Barili, si legge nella richiesta di archiviazione della Procura di Parma, ha
"negato ogni favoritismo nei confronti di Publitalia. Pur ammettendo di aver avuto rapporti con Publitalia e Dell'Utri, afferma di non ricordare l'episodio di cui parla Tanzi. Nella veste di direttore commerciale della Parmalat, egli era certamente responsabile del budget pubblicitario. La spiegazione che dà dello squilibrio nella ripartizione dell'investimento pubblicitario tra Rai e Mediaset, squilibrio registrato da rilevazioni inoppugnabili, è diversa da quella fornita da Tanzi; egli fornisce giustificazioni di carattere esclusivamente commerciale.
Non esclude che vi sia stata una sollecitazione a favorire Mediaset e rricostruisce le rilevanti differenze riscontrate negli sconti praticati da Publitalia rispetto a quelli praticati da Sipra in termini non molto chiari".

Barili insomma non spiega. Anzi, con tutta probabilità mente.
E infatti davanti ai magistrati dichiara: "Che io non ricordi il discorso fattomi da Tanzi di favorire Mediaset non deve meravigliare perchè oltre il tempo trascorso si trattava di indicazioni che in azienda erano ricorrenti...Prendo atto che Tanzi ha dichiarato di aver incontrato Berlusconi ad Arcore quando fu fondata Forza Italia e di aver concordato con lo stesso di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare occultamente il nuovo partito... Escludo che Tanzi mi abbia raccontato in dettaglio il suo incontro con Berlusconi e degli accordi presi in quella sede".

venerdì 24 ottobre 2008

Il crollo del capitalismo

Ma che strano, il capitalismo sta crollando…!
Non dovevamo vivere tutti meglio, nel nome del progresso?
Non dovevamo essere più ricchi, una volta sconfitto il comunismo?
E la libertà, l’uguaglianza, la meritocrazia, che fine hanno fatto?
Non erano le nostre grandi opportunità di vita dopo il crollo del Muro di Berlino?
Cosa non ha funzionato?
Forse la mancanza di regole di mercato?
Il fatto che si sono create oligarchie economiche?
Imprenditori che si mettono d’accordo con atri imprenditori, politici, mafiosi, massoni, cardinali, in un incrociarsi infinito di fitti rapporti a 360 gradi, tutte, ovviamente, all’oscuro di tutto e tutti?
E la trasparenza dei mercati, delle regole?
Solo inutili fogli di carta, da smentire prontamente grazie a cavilli giuridici una volta che le cose vanno male?
I grandi finanziamenti alle “guerre giuste”, traffico di armi, di droghe varie, spese folli o necessarie?
E l’enterteiment politico-imprenditoriale, formato da serate con puttane e droghe, discoteche, gite in barche lussuose, pernottamenti in alberghi a 5 stelle, tutto a spese del contribuente o consumatore, è giusto che i nostri soldi finiscano nelle pance e stomachi di lorsignori, nei nasi di lorsignori, o nei corpi uccisi di civili, uomini, donne ,bambini?
I grandi Finanzieri che ci hanno promesso l’eterno benessere sempre presenti nel proporti l’affare, ora in fuga in cerca di una rifugio per nascondersi dall’ira della gente truffata, faceva parte del grande progetto capitalista?
I grandi affari ottenuti con l’indebitamento, era davvero così solido?
I bilanci truccati, le false fatturazioni, le migliaia di società offf-shore, consolidano il mercato?
Le milionarie buonuscite di manager fallimentari aiutano il risanamento della società fallita?
Le speculazioni, truffe, raggiri, estorsioni, ricatti, hanno aiutato la nostra economia?
È questo il vero volto del capitalismo, o è il suo lato oscuro?
Non è forse necessario corrompere e rubare per ottenere fama successo denaro e potere?
Era inevitabile che il sistema del capitalismo crollasse, o è colpa dell’uomo, della sua mancanza di etica?

venerdì 17 ottobre 2008

Qualcosa è cambiato

La Chiesa valdese è stata chiara: no, grazie. E dire di no è difficile, soprattutto quando si tratta di soldi, tanti soldi. Non siamo abituati a chi dice di no ai soldi regalati. Ma i valdesi sono stati fermissimi e lo restano: che siano versati solo i contributi dell'otto per mille di chi ha effettivamente espresso la propria scelta in favore della Chiesa Valdese; gli altri, quei fondi che vengono assegnati in maniera "proporzionale", secondo una delle leggi tutte "all'italiana", non li vogliono. No, decisamente a questo non siamo abituati. Così come non siamo abituati al fatto che tutti, ma proprio tutti, i soldi incassati dall'otto per mille dalla Chiesa valdese, siano destinati ad interventi caritatevoli. Non un centesimo a sostentamento del clero, non un centesimo alle esigenze di culto (sto ancora cercando di capire quali siano), non un centesimo per l'edilizia religiosa. I valdesi si pagano da soli i loro sacerdoti, le loro chiese e le candele sull'altare. I soldi delle donazioni li spendono per i bisognosi, e lo fanno davvero. Senza troppo scalpore, senza pubblicità: "non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra"(Matteo, 6, 2-4).E' inevitabile il paragone con la Chiesa cattolica. Prima di tutto per lo strombazzamento di "ciò che fa la mano destra" negli spot televisivi in cui si chiede di devolvere l'otto per mille alla Chiesa cattolica. Costo delle iniziative di pubblicità e comunicazione? Appena 5 milioni di euro. A guardare questi spot sembra che tutti i soldi incassati con l'otto per mille dalla Chiesa cattolica siano devoluti in aiuti umanitari, beneficenze, interventi nel Terzo Mondo. Io, almeno, pensavo così. E pensavo male, malissimo. Perchè andando a dare un'occhiata ai conti, mi sono accorta che non è proprio così. Anzi, non è per niente così.

Vediamo quindi di capire bene come funziona l'otto per mille, come viene assegnato e come viene speso. Non è troppo complicato, basta fare il conto della serva.Dunque, vediamo intanto chi sono i possibili beneficiari dell'otto per mille:- Stato- Chiesa cattolica- Chiesa cristiana avventista del settimo giorno- Assemblee di Dio in Italia- Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi- Chiesa Evangelica Luterana in Italia- Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Ma quanti sono i contribuenti che firmano per l'otto per mille e quanti quelli che invece non firmano affatto? Su 40 milioni di contribuenti, solo poco più di 17 milioni firmano per devolvere l'otto per mille ad una confessione religiosa o allo Stato. Di questi, 15 milioni firmano a favore della Chiesa cattolica. Ma come vengono poi ripartiti i soldi? Anche qui, lo schema è "all'italiana" (Articolo 47, comma 3, legge 222/1985): lo Stato calcola l'importo totale delle entrate dovute all'IRPEF e da questo importo totale scorpora l'otto per mille; poi calcola il numero totale di firme e le percentuali di queste firme attribuite ai vari enti; infine ripartisce l'otto per mille tra gli enti in base alle percentuali delle firme espresse. In questo modo le firme di tutti i contribuenti hanno lo stesso peso, indipendentemente dal loro reddito (Wikipedia). Facciamo un esempio semplice, tanto per capire meglio: chiedo a 10 persone di regalare quanto hanno in tasca e, se vogliono, possono decidere a chi regalarlo. Di queste dieci persone, cinque hanno in tasca 100 euro, tre hanno in tasca 50 euro, due hanno in tasca 10 euro. Una delle persone con 100 euro e due di quelle con 10 euro decidono di donarle a Tizio; una delle persone con in tasca 50 euro decide di donarle a Caio. Gli altri non esprimono alcuna decisione.Conto della serva:100+10+10= 120
A tizio vanno 120 euro
50/1=50 A Caio vanno 50 euro
Conto dello stato:100x5+50x3+10x2=670
Percentuali a favore di Tizio 30%
Percentuali a favore di Caio 10%
670x30%=201
A tizio vanno 201 euro
670x10%=67
A Caio vanno 67 euro
Una notevole e consistente differenza, a mio parere. Ma dei soldi che restano, che ne fanno? Semplice, li ripartiscono secondo la stessa percentuale. Nel nostro esempio, restano 402 euro. Che si spartiscono così:
Preferenze in favore di Tizio in percentuale 75% 402x75%=301,50 euro
Preferenze in favore di Caio in percentuale 25% 402x25%=100,50 euro
Un sistema comodissimo, che fa felici tutti. Tizio, invece dei suoi 120 euro, quelli che gli spettavano, incassa 502,50 euro; e Caio ne incassa, invece di 50 euro, 167,50. E sono tutti contenti.

Ma poi, quand'è che lo Stato versa questi soldi alle confessioni religiose? E ci sono delle limitazioni a come spenderli? Insomma, questi soldi che fine fanno? Anche qui, non mancano le disparità, i famosi "figli e figliastri". Sì, perchè lo Stato si impegna a versare i soldi incassati entro tre anni, e ovviamente aspetta sempre l'ultimo giorno. Tranne che per la Chiesa cattolica, che ogni anno riceve un anticipo pari alle firme espresse (i 201 euro dati a Tizio, nel nostro esempio). Le altre confessioni religiose aspetteranno.E riguardo a come spendere questi soldi? Anche qui, figli e figliastri: alcuni li possono spendere praticamente come vogliono, altri hanno dei limiti ristrettissimi. La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata "per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo". La somma ricevuta dalla Chiesa valdese può essere usata esclusivamente per progetti sociali, assistenziali e culturali. La Chiesa Evangelica Luterana può spendere i fondi oltre che per il sostentamento dei ministri di culto e per specifiche esigenze di culto e di evangelizzazione, anche per gli interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, e ciò sia direttamente, sia attraverso le Comunità ad essa collegate. L'Unione delle Comunità Ebraiche può spenderli per attività legate alla cultura ebraica, alla conservazione del patrimonio artistico e ad iniziative assistenziali. La somma ricevuta dall'Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno deve essere impiegata per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, sia direttamente sia attraverso un ente all'uopo costituito. I fondi destinati alle Assemblee di Dio devono essere impiegati esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà in Italia e all'estero. In pratica, solo la Chiesa cattolica e la Chiesa Luterana possono utilizzare i fondi dell'otto per mille per pagare lo stipendi ai propri sacerdoti, gli altri culti possono utilizzare i fondi solo per scopi caritativi o culturali.

Però, negli ultimi due anni, qualcosa è cambiato. Qualcosa che ha immediatamente messo in allarme la Chiesa cattolica. Tanto è vero che alla 58° conferenza episcopale della CEI, svoltasi alla fine di maggio scorso, si è molto parlato del problema e di come risolverlo. Ma cos'è cambiato? La percentuale di quanti non esprimevano la loro preferenza. Sì, perchè il 3% di coloro che "non firmavano" per l'otto per mille, ha cambiato idea. E a cominciato a firmare. In favore dello Stato. Tutto questo allarme per il solo 3%?
E sì, perchè quel piccolo 3% equivale a 35 milioni di euro, più o meno quello che la CEI spende per il "Fondo per la catechesi e l'educazione cristiana" o per le "esigenze caritative di rilievo nazionale". Non sono pochi. E i vescovi si sono preparati a partire al contrattacco, con una letterina a tutti i fedeli, con la quali, tra paroloni e frasi ad effetto incomprensibili alla media, fanno quello che gli riesce meglio: chiedono soldi. "A uno sguardo attento, emergono però nuovi timori, figli in gran parte della tentazione dell¹assuefazione. Nulla, in realtà, è definitivamente acquisito e sarebbe un grave errore affievolire la tensione propositiva, rinunciando a educare al dovere del sovvenire e alla promozione di una mentalità ecclesiale di partecipazione e corresponsabilità" che "investe ogni dimensione della vita cristiana, compreso il reperimento dei beni materiali necessari per vivere". "Partecipare alla vita della Chiesa vuol dire perciò condividere anche i beni materiali e il denaro". Sono queste alcune delle frasi contenute nella lettera, anticipata da Adista. E come non menzionare le tre raccomandazioni finali dell'epistola? La prima, ai laici, di continuare a finanziare la Chiesa cattolica, sia con la devoluzione dell'otto per mille, sia con donazioni e offerte; la seconda, ai seminaristi, di studiare un po' di più e un po' meglio i meccanismi del sostegno economico della Chiesa e del clero (che sappiano bene da dove vengono i soldi e come fare per non far seccare il rubinetto!); la terza, ai sacerdoti, perchè non abbiano pudore nel continuare a chiedere, chiedere, chiedere.Nel frattempo è al vaglio anche un incremento della campagna di informazione e pubblicità a sostegno della destinazione dell'otto per mille alla Chiesa cattolica.Certo, gli spot sono belli. Ma sono sinceri? Perchè, a guardarli, viene davvero la tentazione di credere che questi fondi siano tutti impiegati per la beneficenza e per gli aiuti ai bisognosi.
E invece, ecco come vengono spesi i fondi dell'otto per mille destinati alla Chiesa cattolica:
424 milioni di euro per "esigenze di culto"
- 160 milioni alle diocesi "per culto e pastorale"
- 185 per l'edilizia
- 32 al Fondo per la catechesi e l'educazione cristiana
- 38 per iniziative religiose di rilievo nazionale
- 9 ai Tribunali ecclesiastici regionali
373 milioni di euro destinati all'Istituto centrale per il sostentamento del clero
205 milioni di euro per "interventi caritativi"
90 milioni alle parrocchie per iniziative di carità
85 milioni destinati ad interventi nei Paesi del Terzo mondo
30 milioni per esigenze caritative di rilievo nazionale.

Totale? 1002 milioni di euro, poco più di un miliardo, di cui circa il 20% destinato agli interventi caritativi. Rendiconti? Generici, quanto meno, senza specifiche. Non si sa quali siano effettivamente gli interventi caritativi, e a favore di chi, per esempio. E intanto lo spot continua a martellare, da Pasqua a fine maggio. Uno spot in cui i bambini denutriti, le popolazioni affamate, i bisognosi, gli ammalati, gli anziani, i poveri, vengono mercificati esattamente come un detersivo, una marca di bibite o un paio di scarpe. Io ne sono rimasta ingannata. E come me, temo, molti altri. Molti altri che, come me, non sapevano. O che ancora non sanno, nè sapranno. Ma se il Garante multa la San Carlo (sì, quella delle patatine) per pubblicità ingannevole, considerando i numerosi esposti arrivati all'Authority nei confronti degli spot della Chiesa cattolica, perchè non si prendono provvedimenti? Questi spot sono al limite della legalità o vanno oltre? Fa così tanta paura anche solo l'idea di aprire un'indagine sulla pubblicità della Chiesa cattolica?E, tanto per sapere, alla CEI non se lo ricorda proprio nessuno che, tra i comandamenti, c'è anche quello di non dire falsa testimonianza?

(Da http://viaggionelsilenzio.ilcannocchiale.it/).

giovedì 16 ottobre 2008

La Banda Parmalat

In questi giorni si sata svolgendo il Processo Parmalat.
Cosa sappiamo dalle Tv? Che Parmalat è fallita, perchè Tanzi e le banche che l'appoggiavano hanno rubato circa 15 miliardi di euro, rovinando così migliaia di cittadini.
E basta.
E la Politica? non sapeva niente, è innocente stavolta?Mistero.
Mi sembra giusto cominciare a parlare del crack Parmalt con notizie più complete.
Estrarrò dal libro "Onorevoli Wanted" di Gomez e Travaglio, alcuni passi riguardanti il Processo Parmalat.

...Secondo la Procura di Parma, è sicuro che Callisto Tanzi a partire dal 1993 abbia fatto uscire dalle esangui casse del gruppo Parmalat almeno 12 milioni di euro per finanziare illecitamente "membri del Parlamento nazionale, consiglieri regionali, provinciali e comunali, presidenti, segretari e direttori politici e amministrativi dei partiti". Collecchio foraggiava la politica per avere a disposizone le persone giuste a cui rivolgersi nel momento del bisogno.
Cioè sempre, visto che già nel 1990 il gruppo era tecnicamente fallito.
Le banche italiane ed estere lo finanziarono fino a fargli toccare la quota record di 14 milardi di euro, per poi provare a scaricare il debito sui risparmiatori, convinti di acquistare i bond di un'azienda sana.
Nel novembre 2003 anche gli amici più potenti non potevano più nulla.
Il "sistema di protezione" creato da Tanzi elargendo denaro a destra e a manca o regalando "viaggi omaggio a uomini politici, funzionari di banche, e di società finanziare", non poteva più funzionare.
Nello scandalo potevano rimanere invischiati Tanzi, qualche banca, molte società di revisione, ma non la politica. e così è stato.
Per tutti i politici tirati in ballo da Tanzi nei suoi verbali non c'è stato neppure bisogno di archiviazioni. Tutti, tranne Alemanno e La Loggia, sono entrati e usciti da semplici testimoni. E, soprattutto, senza che nessuno dicesse una parola.

Strana bestia la televisione italiana. L'immagine di Igor MArini, il calunniatore che accusava Prodi, Dini e Fassino di essersi spartito le inesistenti tangenti di Telekom Serbia, ha perversato per mesi su tutti i tg.
Quella di Callisto Tanzi no.
O meglio, le tv e buuona parte dei giornali hanno finto di ignorare che il Gran Lattaio, nei primi interrogatori a Milano subito dopo il suo arresto, non puntava l'indice solo contro le banche, ma anche contro la politica.
Come Marini, Tanzi diceva: "Ho pagato Romano Prodi". Ma poi aggiungeva: "Ho finanziato anche Berlusconi, Fini, Casini, ALemanno, La Loggia, Castagnetti, e altri venti personaggi della politica e del giornalismo. Ho aiutato destra e sinistra, prima e seconda Repubblica".
Reazioni? neanche un plissè. Dibattiti? Zero.
I media si girano dall'altra parte.
Le balle di MArini lanciate da "Il Giornale" della famiglia Berlusconi, finivano dritte nel tubo catodico, a reti unificate. Le parole di Tanzi, tutte da verificare, ma sicuramente provenienti da una fonte autorevole, non hanno mai bucato il video.
Tanzi fa i nomi, ma nessuno lo sente.
Così, quando le indagini si concludono nel 2005 senza che gli investigatori siano riusciti ad accertare un bel niente, o quasi, nessun commentatore prova a domandare: ma se Tanzi mentiva, perchè i politici che ha tirato in ballo non l'hanno denunciato per calunnia? E il silenzio dei Tg, diretti da giornalisti di nomina politica, c'entra per caso col fatto che Tanzi ha accusato quasi tutti i partiti?
La Procura di Parma avanza un'ipotesi: "è plausibile che Tanzi, nel momento della sua caduta e del crollo del suo impero industriale, da sempre fondato anche sul favore politico, abbia voluto lanciare un messaggio ai suoi protettori, peraltro mascherando la loro identità all'interno di un eleco nutrito di nomi, compresivo anche di coloro che avevano ricevuto modesti finanziamenti e di episodi risalenti nel tempo."
Insomma, su molte delle prime dichiarazioni di Tanzi, aleggia l'ombra di un grande ricatto al Parlamento.

martedì 14 ottobre 2008

Comunismo batte Capitalismo 700 milardi di euro a zero

Allora, come siamo siamo messi economicamente?
La settimana scorsa eravamo tutti falliti, questa settimana siamo tutti più ricchi e tranquilli, la prossima... chissà.
Una banca, la Lehmann Brothers, è fallita e per una settimana ha scosso il mondo. Sarà l'unica a fallire, o ce ne saranno altre? e in quel caso ritorneremo tutti poveri e disperati di colpo?
Ora i grandi capitalisti e finanzieri, dai governatori ai manager industriali, devono ringraziare l'aiuto degli Stati che metteranno un fondo di miliardi di dollari e euro per non farli fallire.

I Capitalisti fanno i danni e un provvedimento comunista li salva, potremmo dire.
Ma che non si sparga troppo la voce.
Grazie Marx! non lo ha detto nessuno, lo faccio io per loro.
Prima grandi battaglie per il libero mercato contrapposto allo statalismo, poi quando tutto va puttane, si torna da Mamma Marx, Eh!?!
Questi capitalisti senza capitali, che infrangono regole da loro stessi create, debellando la concorrenza, base necessaria per un libero mercato, dovrebbero nascondere la testa sotto la sabbia per sempre dalla vergogna! Invece, spavaldi, vanno in tv a rivendicare il successo delle loro decisioni!
Per non parlare di chi ruba o ha rubato, ma questa gente è libera e attiva solo in Italia per note ragioni, all'estero bene o male c'è rispetto della giustizia uguale per tutti.
Comunque sia, la globalizzazione ha mostrato finalmente i suoi lati deboli, le avvertenze lanciate da no-global e economisti seri, tacciati sempre di antiamericanismo, sono state fatte proprie dai loro più grandi accusatori, in nome della moralità ed etica nella finanza, e certezza di rispetto delle regole finanziarie.
Io, sinceramente, aspetto con ansia l'implosione del capitalismo, unica possibilità per la nascita di una società socialista guidata dal proletariato.
W MARX!!

P.S. (Il primo sogno non si scorda mai, e a volte ritorna...)

giovedì 9 ottobre 2008

LA LEGGE SALVA GERONZI; TANZI, CRAGNOTTI!!

Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento.
Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report

Il governo salva Geronzi, Tanzi e Cragnotti
di LIANA MILELLA

ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia.
Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942.
L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento. Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così.
I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita. Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket.
Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva". Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl.
Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento". Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese. Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".
La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo.
Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento. Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo.
Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
(9 ottobre 2008)

mercoledì 8 ottobre 2008

PERMESSO DI SOGGIORNO A PUNTI.

E' sfuggita a molti questa grande idea della Lega che merita uno spazio maggiore di quello riservato finora dai media italiani...: i soliti incompetenti...!
La genialità della proposta è palese. Ecco la notizia su http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/07/123613-proposta_della_lega_nord.shtml che io riporto anche nel mio blog.

IMMIGRAZIONE

La proposta della Lega Nord"Permesso di soggiorno a punti"
Emendamenti al ddl sicurezza: agli immigrati che vogliono conservare il permesso di soggiorno viene chiesto il rispetto delle leggi, la conoscenza della lingua e un buon livello di integrazione.



Roma, 7 ottobre 2008 - Come per la patente, la Lega propone il permesso di soggiorno a punti per gli immigrati, con revoca in caso di violazioni della legge. E inoltre gli emendamenti del Carroccio al ddl sicurezza, assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato, prevedono la possibilità di referendum locali per l'apertura di campi nomadi, di moschee e luoghi di culto di altre religioni che non hanno stipulato intese con lo Stato.

In una conferenza stampa a palazzo Madama, presenti tra gli altri il capogruppo leghista Federico Bricolo e la vice presidente del Senato Rosi Mauro, la Lega riporta l'attenzione sul ddl, bloccato in estate per dare priorità al Lodo Alfano, e lancia una serie di proposte emendative che "dovranno essere discusse con il governo e il Pdl, ma che crediamo - assicura Bricolo - saranno in gran parte accolte". Il principio ispiratore è che "chi entra in casa nostra, finchè non ha la cittadinanza è un ospite, e come tale deve rispettare le nostre regole. Non c'è posto per chi non si integra, per chi vive nell'illegalità e per chi vuole imporci le sue regole".

Si parte dunque con il permesso a punti. All'immigrato che vuole conservare o ottenere il permesso di soggiorno viene chiesto il rispetto delle leggi, la conoscenza della lingua e in generale un buon livello di integrazione. Chi ha i requisiti ottiene il 'permesso a punti', con una dotazione iniziale di dieci punti, che possono essere decurtati fino alla revoca del permesso stesso in caso di violazioni, ma anche integrati se si dimostra di procedere sulla strada dell'integrazione. Proprio come per la patente di guida.

Altro emendamento rilevante, la previsione di referendum comunali per la realizzazione di nuovi campi nomadi e di nuovi edifici di culto per confessioni religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato, e dunque anche per nuove moschee. Un'altra proposta prevede invece l'obbligo per i medici di segnalare all'autorità gli immigrati irregolari che accedono ai servizi sanitari: "Tutti continueranno ad essere curati - spiega Bricolo - ma i medici dovranno segnalare i clandestini, come succede ad esempio in Francia". Esteso dunque l'obbligo di esibire il permesso soggiorno anche per gli atti di stato civile e per l'accesso ai servizi pubblici per i quali attualmente non è previsto. Restrizioni anche per i ricongiungimenti familiari e per i matrimoni con extracomunitari: si dovrà esibire un titolo di soggiorno valido.

Infine, un altro pacchetto di emendamenti viene riassunto con lo slogan "sicuri in casa nostra, aiutiamoli a casa loro". Vengono inaspriti il minimo e il massimo della pena per i reati di violazione di domicilio, furto e rapina, prevedendo l'aggravante non solo in caso di violenza su persone o cose, ma anche per le minacce. Al tempo stesso con una quota dei versamenti per le domande di cittadinanza e di permesso di soggiorno, viene istituito presso la Farnesina un "Fondo per la prevenzione dei flussi migratori". Spiega Rosi Mauro: "La cosa più antidemocratica è costringere un cittadino a chiedersi, la sera prima di andare a dormire, se il giorno dopo sarà ancora vivo. Io me lo chiedo prima di andare a letto, perchè ormai non ci si sente più sicuri in casa. Vanno inasprite le pene, e vanno ridotti i flussi migratori: aiutarli in casa loro per essere sicuri in casa nostra".

Bene, ora a voi l'iniziativa per quanti punti togliere a chi scippa una borsetta o non sa l'italiano...